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«Antonio Gramsci e la Rivoluzione d'Ottobre»

AntonioGramsci 9dic2017 350 260di Ivano Alteri - Giovedì 7 dicembre '17, si è tenuto a Ceccano un interessantissimo convegno su “Antonio Gramsci e la Rivoluzione d'Ottobre”, organizzato dalla sezione Anpi cittadina in collaborazione con l'Anpi Provinciale, durante il quale sono stati analizzati e commentati gli scritti del 1917-18 del grande pensatore marxista del Novecento. Vi hanno partecipato sorprendentemente diverse decine di persone, tra cui i consiglieri Maliziola e Conti, di Ceccano, e Vitali, di Frosinone; il presidente dell'Anpi di Frosinone, Simone Campioni, e il presidente dell'Anpi Provinciale, Giovanni Morsillo; oltre a delegazioni di Frosinone, Giuliano di Roma e Amaseno. I lavori sono stati avviati e coordinati da Angelino Loffredi. Le relazioni introduttive dell'avvocata Lucia Pizzuti e del costituzionalista e marxista Simone Oggionni, nonostante la complessità degli argomenti, hanno saputo mantenere alta l'attenzione degli astanti e rendere persino piacevole l'ascolto, riuscendo a non trasformarlo, una volta tanto, in uno stoico esercizio di volontà (tutto gramsciano, avremmo detto) dei convenuti.

Come emerso dal convegno, i temi che Gramsci affronta nei suoi scritti di quel periodo (e oltre) offrono una lettura originale degli eventi legati all'Ottobre, tale che molti osservatori, non senza malizia, hanno inteso definire “eretica” la sua lettura di quella realtà storica, intendendo con ciò sottolineare un suo presunto allontanamento dalla “ortodossia” marxista. In realtà, Gramsci ha sempre inteso il marxismo come analisi perennemente in divenire, mai dogmatica, sempre attenta a eventuali nuovi elementi sopravvenuti. Così, nella sua definizione della Rivoluzione d'Ottobre quale “Rivoluzione contro il Capitale” di Marx (cioè in presunto contrasto con lo scritto marxiano) non s'intravvede un allontanamento da questi o una sua smentita, bensì la coerente evoluzione dell'analisi nella storia in atto, che gli consente di cogliere l'esatto contesto storico in cui quei fatti e quegli atti si sono compiuti. Al contrario, con l'avvento dello stalinismo, e la proditoria fossilizzazione del marxismo-leninismo in una dottrina dogmatica e immodificabile, avverrà la vera “eresia”; quella che costringerà ad una lettura statica della realtà, quindi all'interruzione del processo rivoluzionario, quindi al progressivo affievolimento della spinta propulsiva.

Nel corso della discussione, tra gli stimoli delle relazioni introduttive e gli interventi che si sono succeduti, tutti perfettamente integrati nella trama del convegno, sono emersi alcuni principi gramsciani tutt'altro che obsoleti; utili, invece, ad una lettura più attenta e meno superficiale della storia e della realtà odierna.

Tra questi, decisamente, il monito di Gramsci sul pericolo costante che, nell'azione politica, i singoli problemi contingenti possano oscurare la prospettiva di lungo respiro; ossia, che la tattica soverchi la strategia. Particolarmente pregnante appare oggi questo suo monito, per noi che assistiamo attoniti ai continui riposizionamenti della “politique politicienne”, senza mai riuscire a scorgervi un brandello di visione strategica purchessia. A ciò si aggiunge l'assoluta, odierna, marginalizzazione della battaglia culturale nell'ambito della lotta politica, che è giunta a ridurre quest'ultima a mera conquista del potere statuale. Ma Gramsci, al contrario, fa della battaglia culturale la premessa necessaria della battaglia politica; anzi, meglio, l'essenza stessa di una battaglia politica finalizzata alla creazione di una nuova forma di società. E la battaglia culturale avviene attraverso la conquista di quelle “casematte”, quei luoghi di formazione morale, culturale e politica, che consentono ad un'idea, concepita dall'élite, di fare progressivamente ingresso nel “senso comune”, per la conquista preventiva dell'egemonia culturale. Senza tale preventivo processo, ogni potere, sia esso conquistato per via rivoluzionaria e violenta sia per via democratica, apparirà arbitrario al senso comune e in questo susciterà repulsione e rigetto.

Anche la lettura che Gramsci fa dell'individualismo offre prospettive nuove all'attualità, ora che di fronte ad esso la sinistra, anche quella tendente al superamento sistemico delle contraddizioni capitalistiche e non soltanto alla loro gestione, sembra quasi arrendersi, annichilita dall'apparente fatalità della deriva individualistica. Al contrario, Gramsci intende l'individualismo come “fanciullezza” dell'umanità, fase necessaria di crescita individuale, caratterizzata da libertà e responsabilità individuali destinate a raggiungere la “maturità” in una “libertà organizzata”, collettiva, per tutti e non solo per alcuni; in cui sia esclusa la coercizione, e in cui, soprattutto, la volontà sopravanzi il dovere. L'individualismo, quindi, inteso non come ultimo stadio, connaturato e insuperabile, dell'umanità; ma come momento di maturazione, che conduce l'umanità all'età adulta e alla consapevolezza di sé.

Ancor più nello specifico del tema del convegno, rilevante è apparso il giudizio di Gramsci sulla rivoluzione russa quale “rivoluzione proletaria”. Essa è tale, dice il nostro, non in quanto fatta da proletari (anche le guerre imperialiste sono fatte da proletari, ma non per questo sono proletarie), ma in quanto cambia profondamente lo spirito proletario. E un esempio luminoso di ciò, Gramsci lo fornisce ricordando i fatti di Odessa, in particolare del carcere di Odessa, in cui i detenuti comuni, pur liberati dal governo rivoluzionario assieme ai reclusi politici, preferiscono usare quella libertà insperata scegliendo autonomamente di continuare ad espiare sino in fondo la pena, sentendosi già nuovi membri di una nuova società. Il “fatto” rivoluzionario che aveva sovvertito le istituzioni dell'impero zarista era divenuto un “atto” rivoluzionario perfino nella coscienza della parte più abietta della vecchia società. La Rivoluzione aveva rivoluzionato, con le cose, anche e soprattutto lo spirito e gli spiriti; ed anzi erano lo spirito e gli spiriti che ora stavano vivificando la natura stessa della Rivoluzione. La Rivoluzione stava già partorendo l'uomo nuovo...

Insomma, una miniera di elementi di analisi, di strumenti di analisi, si sono riversati sui presenti al convegno dell'Anpi di Ceccano, probabilmente rivoluzionandone, in qualche caso, visioni e convinzioni. Così per noi, che eravamo andati soltanto per ascoltare, forse intervenire; ma trascinati dal piacere dell'ascolto, e dalla consecutio stringente dell'argomentare, siamo stati, con piacere, indotti a scriverne.

Frosinone 9 dicembre 2017

PS. Per chi volesse approfondire, di seguito alcuni scritti di Gramsci posti in discussione, in file pdf pronti anche per essere scaricati pdf 1 Note sulla rivoluzione russa 29 aprile 1917 (259 KB)   pdf 2 La rivoluzione contro il capitale 24 novembre 1917 (397 KB)   pdf 3 Costituzione e Soviet 26 gennaio 1918 (174 KB)   pdf 4 Organizzazione economica e socialismo 9 febbraio 1918 (176 KB)   pdf 5 Wilson e i massimalisti russi 2 marzo 1918 (186 KB)   pdf 6 Individualismo e collettivismo 9 marzo 1918 (180 KB)    pdf 7 Un anno di storia 16 marzo 1918    (187 KB) pdf 8 I massimalisti russi 17 luglio 1928 (176 KB)

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