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Guerre: Stupri, furti, razzie e omicidi

  • Scritto da  Roberto Salvatori

stupridiguerra 1 mindi Roberto Salvatori - Le prime truppe coloniali francesi giunsero in Italia al seguito degli americani sbarcati in Sicilia il 10 luglio 1943, ed erano 980 goumiers¹ marocchini del 4° tabor, i quali cominciarono già ad esternare la loro indole violenta nei confronti della popolazione. Il grosso del Corps Expéditionnaire Française (CEF) costituito dalla 2a divisione di fanteria marocchina e dalla 3a divisione di fanteria algerina, giunse in Italia alla fine del ’43 al comando del generale Alphonse Juin. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Parte 1
  2. Parte 2

 Gli schieramenti

A queste due grandi unità furono aggregati rispettivamente il 4° e il 3° groupement de tabor marocains. Posizionati all’inizio sulla Winter Line, sul fianco destro della V armata americana, con lo stabilizzarsi del fronte a Cassino e in previsione dell’operazione Diadem, furono schierate sulla linea Gustav altre due divisioni del CEF, giunte in Italia alla fine di marzo del ’44: la 4a marocchina da montagna e la 1a divisione di fanteria motorizzata.
Le truppe coloniali erano costituite, oltreché da marocchini e algerini, da tunisini e da senegalesi, quest’ultimi tradizionalmente ostili ai marocchini, con cui gareggiavano in crudeltà nei confronti dei prigionieri nemici. Fin da quando il primo contingente del CEF sbarcò a Napoli, le autorità alleate avevano dovuto adottare una serie di provvedimenti per garantire la sicurezza pubblica, già in fibrillazione sia per i trascorsi siciliani dei magrebini che per i disordini provocati. Ma una volta schierato in linea, il CEF diede prove di efficienza e coraggio, andando a snidare e sloggiare i tedeschi sulle montagne dove gli americani non erano riusciti a sfondare. E quando questi validi, ma crudeli combattenti, tornavano negli accampamenti, portavano con loro le teste mozze (e anche qualche altra cosa) come macabri trofei di guerra.
Fu proprio nella zona di competenza americana – dov’era assegnato il CEF – che furono commessi i primi atti di violenza sulle donne ciociare: monte Pantano, laStupridiguerra Marocchinate 350 260 min frazione di Mastrogiovanni e nelle zone dove più aspri furono i combattimenti: Casalcassinese, Acquafondata, monte Monna Casale, Santa Croce, Vallerotonda, Sant’Elia ecc. Nel corso del loro impiego, goumiers e algerini perpetrarono inaudite efferatezze a danno di civili e sfollati, a volte fortunatamente limitate per la presenza dei soldati americani. Dopodiché, a Viticuso e Vallerotonda ancora una sequenza di stupri, furti, razzie e omicidi, un percorso neanche troppo contrastato dai comandanti di reparto francesi. Passati sui monti Ausoni e sugli Aurunci, i coloniali raggiunsero Esperia, Ausonia, Vallecorsa, Pastena, Lenola e Campodimele, dove violentarono centinaia di donne di tutte le età: solo ad Esperia si parlò di circa 700 donne. Sul monte Polleca e nelle aree di Arve, Fraile, Serra del Lago, Madonna della Valle, Galluccio e sotto monte Camino si sentivano da lontano le urla delle donne. A Castro de’ Volsci i medici curarono 300 vittime di stupro.
L’incarico di inseguire i tedeschi sui Lepini fu assegnato ai goumiers della 4a divisione da montagna e della 2a divisione di fanteria. Quest’ultima occupò Morolo il 1° giugno ‘44, ma dovette arrestarsi davanti a Sgurgola perché i tedeschi opponevano una strenua resistenza. Tutte le violenze commesse sui civili italiani nella porzione di territorio compreso tra i Lepini e la vallata del fiume Sacco fino alla confluenza con il Liri, sono da addebitarsi alle truppe di queste due unità, molte volte spalleggiate dagli ufficiali francesi. Violenze sulle donne, ma anche sugli uomini, furono perpetrate a Pofi, Isoletta, Morolo, Patrica e Carpineto Romano. Nei comuni di Ceccano, Supino e Sgurgola furono violentate diciotto donne tra i 12 e i 66 anni e furono commessi ventinove omicidi e più di cinquecento rapine e furti². Dal diario di guerra di Norman Lewis, ufficiale britannico assegnato alla 312th Field Security Section, si evince che i vertici militari alleati sapevano delle violenze dei soldati del CEF: il 28 maggio a Ceccano gli inglesi avevano dovuto rastrellare e chiudere i nordafricani in appositi recinti per difendere le donne del luogo dalle aggressioni³. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

A 60 km da Roma

Giunti a circa 60 km. da Roma divenne necessario per gli Alleati avvicendare sia i canadesi, inviati in riserva, che la 3a divisione di fanteria americana, incaricata da Mark Clark di «correre» alla conquista della capitale. Venne quindi dato al generale Juin il permesso di oltrepassare a nord la zona di competenza del CEF, dopodiché questi ordinò alla 3a divisione algerina di raggiungere i Lepini, occupare Carpineto, Montelanico, Segni e scendere a Colleferro per ricongiungersi con la FSSF (le forze speciali USA-Canada) e avanzare sulla Casilina, mentre alla 2a divisione di fanteria di oltrepassare il Sacco e dirigersi verso Tivoli via Paliano, Genazzano, Cave e Palestrina⁴. Nella marcia di avvicinamento da Colleferro a Paliano, i goumiers raggiunsero la cresta di San Procolo, contrada a sud del paese, immettendosi sull’unica carrozzabile che da questa conduce a Paliano. Qui i marocchini attraversarono via Suburbana, una strada che correva al di sotto delle antiche mura castellane, per poi proseguire verso la valle di Fosso Palomba e da qui imboccare la via Prenestina in località Ponte Orsini. Dopo le brutalità perpetrate nella valle del Sacco e le ultime a Morolo e Sgurgola, nel loro cammino verso Genazzano, i coloniali furono prudentemente «scortati» dalla Polizia militare francese e da ufficiali americani. E proprio per questo motivo, l’accantonamento non previsto e anche perché tutta la popolazione era sfollata, nessuna violenza fu commessa a Paliano. laciociara 350 260
Queste, e i furti, ripresero però a Genazzano e a Cave. In quest’ultimo paese, dove si erano acquartierati, i marocchini sparsero il terrore per quattro giorni, razziando, bruciando case e assassinando tre persone, lasciando completamente indifferente il comandante francese. Dopo aver ricevuto l’ordine di sgombero e il trasferimento a Palestrina, nelle sue campagne i goumiers diedero sfogo all’ennesima violenza: un contadino di 43 anni venne duramente malmenato, mentre in contrada Moletta, nei pressi di Gallicano, un ragazzo di Palestrina venne aggredito e violentato.
Nel corso dell’operazione Diadem, il CEF perse all’incirca 11.000 uomini, risultando in percentuale la forza armata alleata più colpita. Scrive Costantino Jadecola che dopo il passaggio di questa orda famelica e crudele, il dottor Alfredo Bucciante sottopose a visita medica 800 donne «marocchinate» dell’area sud della provincia di Frosinone, rilevando che in 52 casi le vittime avevano un’età compresa tra i 12 e i 16 anni; in 80 casi avevano un’età compresa tra i 17 e i 20; in 250 casi un’età compresa tra i 21 e i 30; in 199 casi un’età compresa tra i 31 e i 40; in 141 tra i 41 e i 50; in 52 casi tra i 51 e i 60 e in 26 casi un’età compresa tra i 61 e gli 80. Nella quasi totalità dei casi esaminati si era avuto contagio venereo; il 2% di gravidanze e nel 3% dei casi la vittima si era uccisa per l’insopportabile stress emotivo⁵.

Note e Bibliografia

1 - Di etnia berbera e originari delle montagne dell’Atlante, erano detti goumiers perché appartenenti ad un goum (derivato dall’arabo «qum») che stava ad indicare un gruppo di persone, di famiglie o di villaggi. Un goum corrispondeva ad una compagnia, più goum formavano un tabor (battaglione), un gruppo di tabor formava una brigata. Il tabor era composto da 65 tra ufficiali e sottufficiali francesi e da 860 coloniali tra graduati e soldati.

2 - G. CHIANESE, «Quando uscimmo dai rifugi». Il Mezzogiorno tra guerra e dopoguerra (1943-46). Roma 2004, p. 124.

3 - N. LEWIS, Napoli ’44. Milano 1993, p. 171.

 4 - Dopo lo sfondamento della Gustav e l’avanzata verso Roma, gli Alleati avevano concordato tre direttrici di marcia con le rispettive aree di operazioni: il XIII Corpo d’armata britannico sugli Ernici, via Prenestina e a sinistra del fiume Sacco, il CEF sui Lepini e sulla destra del Sacco, il II Corpo USA nel settore tirrenico a ricongiungersi col VI Corpo del generale Truscott.

5 - C. JADECOLA, Linea Gustav. Sora 1994, pp. 448-449.

Bibliografia

T. BARIS, Tra due fuochi. Esperienze e memoria della guerra lungo la linea Gustav. Roma-Bari 2003
L. CAVALLARO, Cassino. Le battaglie per la Linea Gustav, 12 gennaio-18 maggio 1944. Milano 2004
B. D’EPIRO, Linea Dora. La battaglia di Esperia, 15-16-17 maggio 1944. Esperia 1994
P. GAUJAC, L’Armée de la Victoire. De Naples a l’Ile d’Elbe, 1943-44. Paris 1985
P. GAUJAC, Le Corps Expéditionnaire Française en Italie. Paris 2003
G. GRIBAUDI, Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale, 1940-44. Torino 2005
C. JADECOLA, Mal’aria. Il secondo dopoguerra in provincia di Frosinone. Sora 1998
A. LISETTI, Martiri ed eroi di guerra tra pastori aurunci (1940-1945). Campodimele 2005
M. LUCIOLI, D. SABATINI, La Ciociara e le altre. Il Corpo di spedizione francese in Italia, 1943-1944. Roma 1998
L. MANFELLOTTO, Acquafondata nell’ultimo conflitto mondiale. Cassino 2003
A. NEIER, La legge della guerra. Brutalità, genocidio, terrore e lotta per la giustizia. Milano 2000
J. C. NOTIN, La Campagne d’Italie (1943-1945). Les victoires oubliées de la France. Paris 2002
E. PISTILLI, Acquafondata e Casalcassinese. Acquafondata 2004
P. G. SOTTORIVA. Cronache da due fronti. Gli avvenimenti bellici del 1943-1944 sul Garigliano e nell’area Pontina. Latina 2004
G. VIGARELLO, Storia della violenza sessuale. Venezia 2001


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