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Guido Rossa

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guidorossa 350 260 mindi Aldo Pirone - Operaio comunista e antifascista, sindacalista e alpinista, Guido Rossa morì all'alba del 24 gennaio di quarant’anni fa, assassinato davanti casa da un commando delle “Brigate rosse”. Lo dovevano solo gambizzare e così fecero. Ma un componente della banda, Riccardo Dura, tornò indietro e lo finì con due colpi di pistola perché, disse, le spie devono morire. Rossa fu assassinato perché aveva voluto difendere la Repubblica dall'attacco terroristico al movimento operaio e alla democrazia. Aveva denunciato un fiancheggiatore delle BR, Francesco Berardi, che in fabbrica, all’Italsider di Cornigliano, metteva, di nascosto, i volantini brigatisti in giro per lo stabilimento. L’attacco terroristico alla democrazia repubblicana e antifascista ebbe, come è noto, molte complicità ai piani alti del potere statale e anche nei servizi segreti domestici e stranieri. Singolare fu la preoccupazione dell’ambasciatore americano Gardner sul vantaggio politico che da quell’esecuzione brigatista avrebbe potuto ricavarne il PCI che, costretto dall’involuzione politica della DC e dei suoi alleati, era in via di uscita dalla maggioranza di governo. Il governo guidato da Andreotti si dimise, infatti, alla fine del mese.

 

Al termine degli "anni di piombo" molti hanno detto che quell'attacco fu respinto, che la democrazia vinse. E' vero solo in parte, forse in piccola parte. Perché quei "compagni che non sbagliavano" furono il braccio armato eterodiretto da forze reazionarie e conservatrici di vario grado e colore che colpì al cuore il tentativo di rinnovamento politico e progressista che - con tutti i suoi limiti e ingenuità, contraddizioni ed errori - fu messo in moto dall'iniziativa politica di Berlinguer con il "compromesso storico" e che aveva nel Presidente della DC Moro il suo interlocutore privilegiato. Non a caso Moro fu rapito e assassinato pochi mesi prima di Guido Rossa. Il declino e il degrado del sistema politico democratico fondato sui partiti e la partecipazione popolare iniziò allora, in modo ancora impercettibile ai contemporanei che certo non immaginavano i fasti di cialtroneria che la politica avrebbe partorito in seguito e i vertici raggiunti oggi. Con il fattivo contributo di tanti leader politici, purtroppo anche di sinistra, succedutesi in questo quarantennio.

 

Insieme al "terrorismo rosso" operò in quegli anni quello stragista "nero". Di cui oggi si tende a sottovalutare, e quasi dimenticare, che iniziò la sua opera infame ben prima di quell'altro. Di ambedue i terrorismi alcuni, troppi, agenti e protagonisti sono sfuggiti alla giustizia e vivono all'estero. Hanno goduto, dopo aver compiuto il loro sporco lavoro, di una sorta di nuova "rat line" simile a quella di cui beneficiarono i nazisti sfuggiti alla giustizia nel secondo dopoguerra e che si nascosero in America latina.

 

I "brigatisti rossi" solevano apostrofare i militanti del Pci come "comunisti berlingueriani"; c’era una certa assonanza con quel "comunisti-badogliani" con cui i nazisti definivano gli uomini e le donne della Resistenza. Ai camalli di Genova - i portuali allora considerati all’avanguardia del movimento operaio genovese - glielo spiegò succintamente il socialista e partigiano Pertini, appena eletto Presidente della Repubblica, chi e cosa erano le BR. Disse che lui le “brigate rosse” le aveva conosciute bene. Erano quelle partigiane che attaccavano i nazifascisti e non gli operai e i servitori dello Stato repubblicano sorto dalla Resistenza. Concluse il concetto con una sola parola: “vergogna”. E dopo un momento di incertezza venne l’applauso corale e liberatorio dei lavoratori.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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