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Rai Storia e dintorni

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raistoria 350di Aldo Pirone - La politica di “sicurezza collettiva” dell’Urss. L’appeasement di Chamberlain, Alifax e Daladier con la Germania nazista; Monaco e il patto Hitler-Stalin. Alcune conseguenze.

Venerdì scorso su Rai Storia è andata in onda una trasmissione intitolata “Il patto Hitler Stalin”. Non so se sia stata una coincidenza voluta, ma la mente non poteva non riandare alla recente risoluzione dell’europarlamento che, nel quadro d' una fallace equiparazione storica fra nazismo e comunismo, dice che quel patto, siglato il 23 agosto del ’39, “ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale”.

La trasmissione ha ricostruito rigorosamente il tentativo dell’Urss di Stalin, protrattosi per più anni dopo l’ascesa di Hitler in Germania, di fare un accordo con Francia e Gran Bretagna, nel solco di una politica di “sicurezza collettiva”, per sbarrare la strada in Europa alle voglie guerrafondaie nazifasciste. Una correzione di politica estera sovietica profonda, che fece uscire l’Urss dall’isolamento e dall’autoisolamento portandola ad aderire perfino alla poco efficace se non imbelle Società delle Nazioni. Un cambiamento che influenzò anche l’Internazionale comunista (Komintern) che rovesciò la sua politica passando dal “socialfascimo” alla “promozione dei fronti popolari” per difendere la “democrazia borghese” là dove era minacciata dalla marea montante del fascismo in Europa. I sovietici avevano letto il Mein kampf di Hitler e conoscevano le sue intenzioni strategiche: sterminare gli ebrei e gli slavi sulle cui terre, considerate “spazio vitale” per i tedeschi, avrebbero dovuto insediarsi i germanici. Non a caso la guerra contro l’Urss fu poi di sterminio e costò ai sovietici tra i 25 e i 26 milioni di morti.

Due furono i diplomatici sovietici incaricati di raggiungere quest'obiettivo: Ivan Maijski ambasciatore a Londra e Anatoly Litvinov ministro degli esteri sovietico. Nonostante la loro bravura non ci riuscirono. Si scontrarono con il conservatorismo britannico cui si adeguò anche la Francia dopo l’assassinio del suo ministro degli esteri Louis Barthou il 9 ottobre del 1934. Le cose peggiorarono con l’arrivo di Chamberlain a premier britannico e di lord Halifax a ministro degli esteri in sostituzione di Anthony Eden che dette le dimissioni proprio perché non condivideva la politica di appeasement con Hitler. Con lui non la condivideva Churchill che guidò la pattuglia di conservatori ribelli a quella politica di cedimenti, perorando, al contrario, l’alleanza con l’Urss di Stalin.

La puntata di Rai Storia non è arrivata al capitolo del patto di Monaco considerato il vero momento in cui Hitler verificò l’impotenza della politica anglo francese interpretandola come il permesso a proseguire la sua azione revancista e aggressiva verso est. Dopo la Cecoslovacchia fu la Polonia e con essa la guerra mondiale. Chamberlain tornò da Monaco sventolando il foglio firmato con Hitler dicendo che quel patto sciagurato significava “la pace per il nostro tempo”.

Quando quell’accordo fu discusso alla Camera dei comuni, Churchill fece un discorso memorabile. Indicò puntigliosamente tutti i fatti che costituivano “un disastro di prima grandezza che si è abbattuto sulla Gran Bretagna e la Francia […] Il sistema di alleanze in Europa centrale, cui la Francia aveva affidato la sua sicurezza è stato smantellato. E’ stata spianata la strada [a Hitler] che porta lungo il Danubio al Mar Nero, alle risorse di grano e di petrolio, la strada che arriva fino alla Turchia. […] vedrete giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, l’espropriazione di quelle regioni. Molti di quei paesi, temendo l’ascesa del potere nazista, hanno già scelto politici, ministri, governi filotedeschi, ma c’è sempre stato in Polonia, Romania, Bulgaria e Jugoslavia un vastissimo movimento popolare che guardava alle democrazie occidentali, aborriva l’idea di vedersi imporre il dominio arbitrario del sistema totalitario e sperava che gli si sarebbe opposta resistenza. Ora tutto è perduto”. Poi, rivolgendosi a Chamberlain gli disse: “Potevate scegliere fra il disonore e la guerra, avete scelto il disonore e avrete la guerra”.

Il ministro sovietico Litvinov, il 21 settembre, pochi giorni prima di Monaco, aveva dichiarato alla Società delle Nazioni che l’Urss era pronta a intervenire a difesa della Cecoslovacchia. A Monaco la Russia non fu invitata e pure i cecoslovacchi furono tenuti fuori della porta. Il tentativo di creare un fronte antinazista con Gran Bretagna e Francia si trascinò ancora per qualche mese. Poiché Hitler non era affatto placato dal sacrificio della Cecoslovacchia e che ora voleva Danzica e la Polonia, Chamberlain e Daladier cercarono, nel giugno ’39, di riallacciare i rapporti con Stalin. Ma lo fecero svogliatamente, mandando a Mosca uno sconosciuto funzionario, Strang, preferito a Eden che si era offerto e che godeva di molto più credito. Ad agosto i sovietici chiesero di portare i colloqui sul piano militare. La Gran Bretagna mandò l’ammiraglio Dax privo, però, dei poteri necessari, e la Francia il generale Doumenc che non aveva deleghe per concludere alcunché. Li fecero viaggiare per cinque giorni su un cargo mercantile con l’indicazione, per Dax da parte di Halifax, di tirare le cose per le lunghe. A quel punto Stalin prese atto che gli anglo francesi non facevano sul serio e accettò l’offerta tedesca di avviare negoziati per un patto di non aggressione. Ne approfittò per inglobare gli stati baltici e spostare più a ovest le frontiere dell’Urss a spese della Polonia che, inoltre, si era rifiutata di far passare l’Armata rossa sul suo territorio per un eventuale soccorso alla Cecoslovacchia; mentre, insieme all’Ungheria, aveva richiesto la sua libra di carne ceka al momento della dissoluzione di quello stato.

La scelta di Stalin era anche la conseguenza del fatto che in Oriente l’Armata rossa stava fronteggiando il Giappone che aveva invaso la Manciuria e premeva alle frontiere sovietiche. La sindrome dell’accerchiamento non era solo una paranoia del dittatore sovietico.

Errori e crimini di Stalin

Se il “patto” con Hitler fu considerato, anche da Stalin, uno stato di necessità, dopo Monaco e le prove di fellonia susseguenti d'inglesi e francesi, quali furono gli errori e i crimini compiuti dal dittatore sovietico in seguito? Furono diversi. Il primo fu di piegare il Komintern alle scelte statali sovietiche spiazzando i comunisti europei costretti da un giorno all’altro a non considerare più il nazifascismo come il nemico principale, rinnegando d’ambleé tutta la politica scaturita dal VII Congresso del Komintern e dei “fronti popolari”. Pochi giorni dopo il patto con Hitler, lo scoppio della guerra fu giudicato uno scontro fra “briganti imperialisti”, riecheggiando il giudizio di Lenin sulla prima guerra mondiale che era del tutto fuorviante se applicato allo scontro con i nazifascisti. Stalin non colse, l’anno dopo, il mutamento avvenuto in Gran Bretagna con l’avvento di Churchill a primo ministro e la sua determinazione a non cedere a Hitler e al sopraggiunto Mussolini anche nell’ “ora più buia” del giugno del ’40, dopo la disfatta della Francia. Tutto ciò avrebbe dovuto indurre Stalin a uscire, magari gradualmente, dall’iniziale “stato di necessità” che, invece, per lui era diventato virtù.

Inoltre, c’è da rilevare che la più grande contraddizione con la politica estera staliniana della sicurezza collettiva, consistette proprio nelle “purghe” che il dittatore georgiano aveva avviato in quegli anni in Urss, tra il ’36 e il ‘38. Quella politica criminale, oltre a indebolire fortemente il Pcus e la stessa società sovietica, si era abbattuta, decapitandolo, proprio sullo strumento militare principe: l’Armata rossa. Furono eliminati 3 marescialli su 5, 8 ammiragli su 8, i 9 decimi dei comandanti di corpo d'armata e 35.000 ufficiali su 144.300; tra cui il mitico maresciallo Tuchačevskij.

Il sospetto e la diffidenza congeniti di Stalin non salvarono l’Urss dall’aggressione hitleriana. Anzi, il dittatore fu sorpreso e fece trovare il paese dei soviet impreparato e indebolito dalle sue “purghe”. Sospetti e diffidenze staliniani, stranamente, non riguardarono Hitler. Inossidabile rimase la fede del capo comunista nel patto stretto con il furher. Sospetti e diffidenze si riversarono, invece, su chi andava informando il dittatore russo dell’imminente attacco nazista; per altro più che evidente visto l’ammassamento di truppe tedesche ai confini dell’Urss in corso da molti mesi. Ciò causò i disastri iniziali, le distruzioni, le stragi e i molti milioni di morti e prigionieri, civili e militari, subìti dall’Unione sovietica nei primi sei mesi dell’aggressione.

Poi, la guerra vittoriosa nella grande alleanza antinazista e la mano ferma con cui Stalin condusse la guerra, relegò sullo sfondo i suoi crimini ed errori; che però ci furono, comportando prezzi dolorosi e tragici che si potevano e dovevano evitare.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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