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25 novembre: Gli uomini isolino e condannino i maschi violenti in pace e in guerra

cgil violenzadonne striscione 350 mindi Angelino Loffredi - Jean Cristophe Notin, storico francese ed esperto in arti militari, in una sua pubblicazione scritta nel 2002 dal titolo “La campagna d’Italia. Le vittorie dimenticate”, a proposito delle violenze subite dalle donne ciociare da parte dei militari del CEF, scrive che la vera causa delle violenze sarebbe stata “la degradazione morale della popolazione civile, la cui componente femminile era volontariamente dedita alla prostituzione e sessualmente attratta dalla prorompente virilità degli uomini di colore, in virtù del loro esotismo“, mi limito solamente a rilevare a quale punto si può arrivare quando la ricerca storica sceglie non la verità ma sposa la causa del nazionalismo.

Qualche ora dopo aver letto questo insulto con Lucia stavamo all’ASFr alla ricerca di dati riguardanti le violentate. Abbiamo trovato un faldone che riguardava Castro dei Volsci e nell’interno dello stesso abbiamo rilevato 115 casi di stupro, gran parte dei quali avviene in località Grotte, ma il dato più raccapricciante è che 40 dei 115 casi riguarda bambine ed adolescenti fra 8 e 17 anni. Potete immaginare nel raccogliere questi dati la rabbia e lo sdegno, considerando quanto affermato dal Notin.
Questi dati provenivano dall’Intendenza di Finanza di Frosinone che nel periodo fra il 1970 e il 1974 liquidava alle violentate quello che veniva chiamato Sussidio Straordinario, modulato secondo l’età: 250.000 lire a chi aveva fra 8 e 18 anni, 200.000 fra 19 e 25 anni, 100.000 fino a 40 anni, 50.000 oltre i 40.

Ricercare, raccogliere testimonianze e metterle a confronto. Ci abbiamo provato con il libro “Il dolore della memoria“ ma c’è ancora tanto da conoscere e verificare. Per esempio, attorno alla tolleranza e complicità verso tali crimini da parte degli ufficiali francesi e da parte dei soldati statunitensi. Non dimentichiamo, infatti, che soldati del CEF e statunitensi facevano parte della V Armata e combattevano sempre in modo coordinato.
La tolleranza e la complicità da quello che abbiamo rilevato furono prevalenti e le motivazioni potrebbero essere state diverse: la vendetta francese per “la pugnalata alle spalle“ del giugno 1940 e le violenze italiane in Costa Azzurra, ma anche per debolezze e mancanza di determinazione nel fermare soldati che stavano mettendo in fuga i nazisti e stavano pagando nello stesso tempo un alto tributo di sangue. Esiste infine un dato spesso rilevato ma sottovalutato, gli ufficiali francesi spiegano lo stupro con un “ C’est la guerre” Questa fatalistica, apparentemente ovvia considerazione credo possa essere collegata con quello che poco fa ha spiegato Lucia.

Nello stesso tempo abbiamo trovato e raccolto sia episodi di reazione armata di civili italiani che reagiscono e uccidono soldati del CEF, che di reazioni dei soldati americani che uccidono marocchini (Lenola) o di soldati americani che difendono donne (Giuliano di Roma) oppure di soldati del CEF che a Giuliano di Roma compostamente accompagnano, a partire dalla Valle di Monte Acuto, una lunga fila di cittadini a rientrare nel paese. A Ceccano abbiamo raccolto testimonianze ove risulta che un ufficiale francese abbia ucciso un marocchino, identificato come un violentatore, con un colpo di pistola alla testa. Sempre a Ceccano abbiamo ricevuto testimonianze che ufficiali americani hanno tollerato (giustificato) che cittadini ceccanesi uccidessero marocchini per difendersi da violenze.

Un sacerdote di Vallecorsa, don Alfredo Salutini, nel suo libro ”Le mie memorie in tempo di guerra“ riporta di essere stato per diversi giorni collaboratore dei Francesi, di essersi opposto alla consegna delle armi appartenenti ai suoi concittadini perché dovevano servire a difendersi dai violentatori, di essere stato in grado di far arrestare alcuni stupratori ma il giorno del processo alcune violentate “si rifiutarono di venire a testimoniare. Erano trascorsi una decina di giorni ( dicevano) e volevano dimenticare”.

Anche il racconto di Antonio Grazio Ferraro, già presidente dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone e per cinque volte sindaco di Cassino è poco conosciuto. Egli, figlio di un ferroviere, alla fine del mese di maggio, con i suoi genitori è ospitato da una famiglia di ferrovieri presso il casello Ferroviario 93 a ridosso della riva destra del Sacco, a confine tra Pofi e Castro dei Volsci . Ferraro ricorda di aver assistito sulla riva sinistra del Sacco pertinenza dei canadesi, nel territorio di Pofi, ad uno stupro di una adolescente. Ne rimase sconvolto ed allora “Andai a denunciare l’accaduto presso il Comando canadese che si trovava nel centro di Pofi. Ricordo bene una targhetta su una scrivania, capt. Scotti. Subito il capitano, di chiara origine italiana, si dimostrò disponibile ad accertare la vicenda. Egli ci mise in guardia sul fatto che i Marocchini sarebbero potuti tornare il giorno dopo e decise di far posizionare dei suoi uomini con delle mitragliatrici sulla sponda del fiume.. Il giorno dopo essi scesero di nuovo dalla montagna su cui è adagiata Castro. Il ponte della Madonna del Piano era danneggiato. Essi preferirono guadare il fiume. I canadesi mitragliarono prontamente i marocchini che avanzavano e alcuni di loro rimasero a terra. L’acqua del fiume Sacco si colorò di rosso e i corpi dei militari uccisi non furono mai recuperati ma abbandonati alla corrente che li trascinò via. Non credo che vi siano state rappresaglie sulla riva opposta”.

Altra questione che merita di essere affrontata riguarda il numero delle violentata. E’ una questione che risulta difficile da definire in modo esaustivo e per alcuni motivi. Riteniamo utile far conoscere le difficoltà e motivi che insorgono immediatamente, subito dopo l’arrivo degli alleati. Sin dal 10 agosto 1944 il Questore di Latina denuncia al governo militare alleato 241 casi di violenza ma precisa che essi rappresentano solo un terzo di quelli reali, perché “per questioni di onore la maggioranza si è astenuta dal presentare le denuncie del caso“.
Tre anni dopo il 18 febbraio 1947 una nota dei Carabinieri di Giuliano di Roma inviata al Comando generale dell’arma afferma che “sono molto comuni i casi che la nominata in oggetto ha dichiarato di non volere essere più risarcita su quanto prima richiesto per celare il fatto per pudore“.

Nel balletto di cifre che in tutti questi anni è apparso forse è opportuno non avventurarsi. Nella nostra percezione,comunque, avvertiamo che i dati credibili siano quelli che i parroci inviano ai vescovi e che i vescovi inviano al Papa. Pertanto riportiamo solo quelli da noi rilevati e che riguardano la Diocesi di Ferentino: Ceccano 60, Patrica 68, Giuliano di Roma 60, Amaseno 60, Villa Santo Stefano 150.
Non va dimenticato che da parte delle donne e delle famiglie ci fu un atteggiamento di discrezione e riserbo, spesso inteso anche come forma di protezione verso la donna violata. Questo sentimento permise a chi non aveva subito violenza di chiedere l’indennizzo. Questa è l’altra faccia della medaglia: da una parte il pudore delle violentate, da un’altra quello della sfrontatezza e dell’inganno delle non violentate. Ci furono infatti uomini senza scrupolo che raccolsero domande, fecero sottoscrivere deleghe a riscuotere relativi compensi che si aggirarono attorno al 10%. Ad Amaseno, queste procedure che avevano anche sostegni ministeriali portarono al rimborso di 802 persone. Una cifra altissima rispetto al totale della popolazione. Per una lettura più precisa sul tema si può leggere l’interessantissimo libro di Alberico Magni dal titolo “Amaseno 1944“ edito dal comune.

In generale si può dire che dal 1952 il Movimento delle violentate sostenuto in Ciociaria dall’Unione Donne Italiane rifluisce. Il tema viene riproposto con l’uscita del libro di Moravia “La Ciociara“ ma credo sia necessario mettere in evidenza come alla vigilia della pubblicazione del libro la cultura sessuofobica non era dissolta. L’11 settembre 1957, infatti il Vescovo di Veroli e 6 parroci sollecitano, attraverso un testo di 5 pagine, al Prefetto di Frosinone, al Procuratore della Repubblica affinchè “vogliano attentamente considerare se essi ravvisano- come noi ravvisiamo- nel romanzo di Moravia elementi tali da incorrere nella censura, come opera contenente pornografia“.

Fortunatamente il libro venne pubblicato, qualche anno dopo attraverso il film con lo stesso titolo, Sophia Loren riceve l’Oscar ed il tema viene conosciuto anche fuori dal nostro territorio. Non si può concludere senza ricordare che le prime istituzioni che rompono il muro del silenzio sono l’Amministrazione Comunale di Castro dei Volsci, sindaco Berardi, e l’amministrazione provinciale di Frosinone, presidente Lisi. Il 3 giugno 1964 dopo un intervento di Giacinto Minnocci, sulla rocca di Castro dei Vosci, viene innalzato il Monumento alla Mamma Ciociaria.

Una comunità dunque non sente più vergogna, con coraggio esce dal cono d’ombra e dice al mondo, proprio attraverso il Monumento, che tante donne del paese sono state violentate. In ogni parte del mondo fanno sapere che la vergogna non deve essere di chi ha subito la violenza ma dei violentatori.

Frosinone 25 novembre 2019

 

 

 

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