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La Battaglia di Ceccano. 2° giorno

29 maggio 1944 - I tre giorni della Battaglia di Ceccano

Verso Ceccano 1944

Secondo giorno di combattimento e distruzione della parte moderna di Ceccano. L’attacco francese riprende il giorno successivo. Lungo l’asse di via Gaeta, l’attività prevalente è ancora quella dello sminamento. Al maresciallo Richard viene dato l’ordine di andare a vedere se il ponte sul Sacco è ancora in piedi ma, nel momento in cui si avvicina, il ponte salta perché minato dai genieri tedeschi, e contemporaneamente anche la stazione ferroviaria, il ponte sulla ferrovia, il palazzo Berardi e tante abitazioni poste lungo via Principe Umberto, viale del Littorio ( ora viale della Libertà ), via Porta Abbasso.

Dopo mesi di continui bombardamenti, sofferenze, dolore e tanto sangue versato, in pochi attimi un Ponte viene distrutto, viene distrutta la parte più moderna e sicuramente di maggior valore della città, quella realizzata dal marchese Filippo Berardi. Un disastro parzialmente contenuto su via Principe Umberto e Viale Littorio, a opera del fornaio Angelo Giovannone e della giovane Vittoria Mattone che, durante la notte, con coraggio e temerarietà, riescono a disinnescare la miccia esplosiva a una decina di case minate, mentre come ricorda il ricercatore storico 333 Tommaso Bartoli, in via Porta Abbasso, Francesco Santursi, pagando alcuni genieri tedeschi, riesce a salvare la sua casa dalla distruzione.

Va precisato che nella residenza dei Berardi, nell’ultimo periodo, era stato attivo un comando tedesco diretto dal colonnello Wolf Ewert, lo stesso che, il 14 luglio 1944, nel comune di S. Polo di Arezzo, attraverso una rappresaglia, sarà responsabile della morte di 64 civili. Lo sminamento rimane l’attività prevalente da parte degli alleati, ed è nel corso dello stesso che vengono feriti i cacciatori Simon, Roudil e Colsan. Lo scontro fra le parti diventa sempre più cruento. Il brigadiere Chevalier, a un certo momento, viene a trovarsi in una posizione troppo avanzata da non poter ripiegare. Qualcosa di simile capita al cacciatore Gachen, che rimasto solo con la sua mitragliatrice, non si fa prendere dal panico, e con dei tiri precisi, tiene a bada i tedeschi e permette ad altri pionieri di ricongiungersi a lui. Il tenente El Glaoni, figlio del pascià di Marrakesh, appartenente al 3° RSM, volendo recuperare un carro americano abbandonato dal suo equipaggio, è mortalmente ferito da due colpi alla schiena.

Il Maresciallo Muller con un atto coraggioso, pur sotto il tiro tedesco, riesce a raggiungerlo e a portarlo in salvo, ma il giorno successivo il tenente El Glaoni spirerà. La situazione per i soldati francesi è tanto grave e insostenibile che i comandi superiori dopo mezzogiorno ordinano al tenente Periquet di ripiegare verso il luogo dove ha trascorso la notte.

Oggi, a tanti anni di distanza, conoscendo il territorio ceccanese si può affermare che l’operazione tentata dall’ufficiale francese di entrare a Ceccano attraverso la parte inferiore per risalire la città, in quel momento, era una operazione impossibile non solo per la precisione del fuoco germanico, ma per la impraticabilità delle strade e per le case abbattute che ostruivano il passaggio. Particolare menzione merita il tentativo portato avanti dal raggruppamento franco-marocchino, sempre durante la giornata del 29 maggio, che si muove attraverso la contrada Maiura e a ridosso della pedemontana del monte Siserno.

Sin dalle 6,10 della mattina, infatti, dopo una preparazione di fuoco di artiglieria, il plotone Malavoy si muove all’attacco dei soldati tedeschi dall’ovest. Ancora una volta tale tentativo fallisce. Le mine poste sul terreno fanno saltare per aria 12 jeep. Il maresciallo maggiore Fresse e il brigadiere Maitta, anche se feriti, riescono a ripiegare, mentre il brigadiere Ben Sekta resta sul terreno. Nelle vicinanze il cacciatore Duriex è ferito ma riesce a mettersi al riparo in un fossato. Intanto il cacciatore Baudet ripiega dopo aver localizzato esattamente la posizione del campo minato. Il cacciatore Vial viene ucciso da una palla in fronte mentre cerca di portare aiuto ai suoi compagni. 114 Jaeger Division 350 260

Per gli alleati è un disastro. La situazione appare compromessa. I tedeschi, anche in questa parte di territorio, hanno efficienti tiratori scelti, ma il plotone francese, pur con tante perdite, mantiene il contatto stretto e riesce a istallare un posto di osservazione avanzato in una casa isolata. Il cacciatore Durieux, pur ferito e nascosto in un fosso, riesce ancora a muoversi fino a quando non arriva il maresciallo Lignon che lo porta al posto di osservazione. Il cacciatore Abrham con la sua jeep passa attraverso il fuoco nemico per andare a cercarli. La condizione delle avanguardie sembra essere migliorata in quanto il maresciallo Lignon, dalla casa isolata dove è istallato il punto di osservazione, è nelle condizioni di definire con esattezza la forza tedesca che consiste in poche unità combattenti che hanno a disposizione quattro fucili mitragliatori, due mitragliatrici pesanti e un mortaio. Sta per svilupparsi la battaglia del Boschetto, a quota 235, località situata 335 in prossimità di Colle Campanaro, dove oggi esistono impianti sportivi, presso via Aia del Tufo.

I francesi dovranno impiegare più assalti e, come da testimonianze orali ricevute, potrebbero essere stati più di tre. Il tenente Malavoy, verso la fine della giornata, abbatte la resistenza, conquista la cresta e tiene la linea per tutta la notte. Il Diario dei cacciatori e il libro di Gautard “Dans la campagne d’Italie” non riportano le perdite avute dalle truppe francesi, mentre le perdite tedesche vengono valutate in maniera completamente diversa: il primo riporta sette prigionieri, mentre l’altro riporta la morte di quaranta tedeschi 303 . Nel frattempo, già alla fine della giornata: “alla Badia si è stabilito un piccolo quartiere generale dell’ufficialità francese e un piccolo posto di pronto soccorso.

Questo costituisce la salvezza di fratel Andrea (Salvati) il cui braccio stroncato qualche giorno prima minacciava di incancrenire pel mancato intervento chirurgico. Medicato sommariamente nel pronto soccorso veniva subito inviato ad un ospedaletto da campo; ma per salvarlo bisognò amputargli il braccio quasi all’altezza della spalla. Intanto una teoria interminabile d’automezzi giungeva alla Badia per una strada improvvisata alle falde del Siserno dall’esercito avanzante. Giunge anche l’ospedale da campo che si alloga negli stessi locali occupati già dai tedeschi. Personale deferente, cordiale“.

 

 

 

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