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Rossanda nelle parole di Luciano Duro

  • Scritto da  Luciano Duro Nadeia De Gasperis

 Memoria

“LUIGI … LUCIO … VALENTINO … ROSSANA" sono andati via uno alla volta

Luciano duro è stato sindaco di isola del Liri, intuitore, tra le tante manifestazioni musicali a cui ha dato i natali, di uno dei festival di Blues più importanti al mondo, il Liri Blues Festival. Duro è stato, ed è ancora, riferimento musicale ma anche politico per molti ragazzi (e non) di quegli anni in cui Valentino Parlato frequentava Isola del Liri, quelle fumose sezioni del Manifesto, dove Parlato preferiva conferire a una ristretta cerchia di ragazzi, piuttosto che fare comizi in piazza.
Io, piccola, non ho respirato solo il fumo delle sezioni, ho vissuto sulla mia pelle quella passione che ancora oggi mi spinge a credere che qualcosa possa ancora volgere in bene, da un momento all’altro, quel momento che chiamiamo storia universale ma è anche memoria personale. Ho ereditato da quei militanti “il pessimismo dell’intelligenza, l’ottimismo della volontà” e l’ottimismo ha sempre vinto sulla ragione se ancora oggi ci si può “riconoscere”. Rossana RossandaUn ricordo di Luciano Duro di Rossana Rossanda, che avevo piacere di condividere con i lettori del giornale unoetre.it. Nadeia De Gasperis

“LUIGI … LUCIO … VALENTINO … ROSSANA"

Sono andati via uno alla volta e con loro l'utopia di una rivoluzione incompiuta, erano una parte della mia storia e di tutti coloro che frequentavano quella piccolissima sezione del Manifesto, così affollata che non c'era posto per tenervi le sedie. Si stava rannicchiati per terra in spazi miseri, tra bandiere, striscioni e manifesti, chi arrivava prima poteva accomodarsi sulle panche che rasentavano i muri, formate da blocchi di cemento a sostenere lunghe e robuste tavole.
Luigi Pintor … Lucio Magri … Valentino Parlato … Rossana Rossanda, li chiamavamo tutti per nome, Luigi e Rossana li potevi incontrare a Roma nella redazione del giornale in Via Tomacelli 146, ad un passo dall'università. Più spesso venivano da noi Luciana e Famiano, Valentino, Tommaso e talvolta Lucio nei periodi elettorali.
Erano per noi tutti i compagni che guidavano il nostro agire attraverso i discorsi, le riunioni e i loro articoli che erano momenti di riflessione politica collettiva ma erano motivo di crescita anche i racconti di vita vissuta, intrisi di tristezza e poesia.

LUIGI … LUCIO … VALENTINO … ROSSANA la nostra storia, quella di una generazione ... voci, luoghi, parole; il dovere dell'impegno e la passione che ardeva dentro come un fuoco vivo.
LUIGI … le sue storie le aveva scritte sul volto come una carta topografica che ne indicava i percorsi.
LUCIO ... Per gli amici e compagni lasciò una lettera: “... Mi sono convinto di non avere ormai nè l’età, nè l’intelligenza, nè il prestigio per dire o per fare qualcosa di veramente utile a sostegno delle idee e delle speranze che avevano dato un senso alla mia vita. Intendiamoci, non escludo affatto che quelle idee e quelle speranze, riformulate, non si ripresentino nella storia a venire ma in tempi lunghi e senza sapere come e dove. Comunque fuori dalla mia portata.”

VALENTINO … L’umorismo e la provocazione che transitavano tra una nube di fumo, sigarette ”Pueblo”, una dopo l'altra, per finire sulle pagine del giornale.

ROSSANA ieri ha concluso il cammino terreno, nel suo incedere, non ha cercato scorciatoie, aveva 96 anni e si definiva nella biografia "La ragazza del secolo scorso". Una vita intensa vissuta senza compromessi e senza risparmiarsi : partigiana a 19 anni, responsabile della politica culturale del PCI ed eletta alla Camera, critica nei confronti del socialismo reale dell'Unione Sovietica, voce dissenziente, radiata dal partito, poi "il manifesto”, la rivista che diverrà in seguito quotidiano e formazione politica autonoma.

Grande donna, lucida nelle sue analisi, come poteva essere una intellettuale del “secolo scorso", mai ha piegato la testa e sempre mettendo se stessa in discussione.
“Non sono mai stata populista: non lo può essere chi è venuto alla politica dal rifiuto del fascismo. Avevo visto il poveraccio fascista, quello che si era messo nelle milizie nel 1944 perché non sapeva dove andare. Conoscevo al sud chi si faceva carabiniere o seminarista per necessità ma diventava poi molto carabiniere e molto seminarista. Le scelte prima le facciamo poi ci fanno.”

 

 

 

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