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Chi erano gli IMI e l’importanza del loro coraggio politico

Il Giorno della Memoria

L’esperienza degli IMI, la loro audacia e intrepidezza manifestò un’autentica presa di coscienza

di Roberto de Rosa
internati militari italiani 370 minIl 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche scoprirono a poca distanza da Cracovia, una città polacca, il campo di concentramento di Auschwitz, liberando coloro che erano riusciti a sopravvivere. La stessa scoperta del campo, ma soprattutto i racconti e le testimonianze dei prigionieri donarono per la prima volta al mondo un’idea della terribile atrocità del genocidio nazifascista.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2005 dichiarò ufficialmente il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. Probabilmente una delle pagine più buie della storia dell’umanità di cui il ricordo è ancora oggigiorno di estrema importanza non solo per il rispetto nei confronti delle vittime, ma anche per trarne significativi insegnamenti rivolti maggiormente ai più giovani.

Tra il 1933 e il 1945 la Germania nazista fece largo uso dei lager, termine tedesco che indica i campi di concentramento divenuti successivamente campi di sterminio in cui ebrei, zingari e dissidenti politici venivano sistematicamente uccisi. A seguito dell’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, con il quale l’Italia firmò la resa incondizionata agli Alleati e allo stesso tempo il disimpegno dall’alleanza con la Germania nazista dando inizio alla campagna d’Italia e della Resistenza nella guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo, molti furono i soldati italiani ad essere deportati nei raccapriccianti campi di sterminio.

Gli IMI, gli internati militari italiani, così vennero denominati dalle autorità tedesche, furono i soldati italiani che vennero catturati e deportati subito dopo la proclamazione dell’armistizio che sancì sostanzialmente la fine dell’alleanza tra l’Italia e la Germania nazista. I tedeschi imprigionarono migliaia e migliaia di militari italiani che ormai dopo la rottura dell’alleanza vennero considerati dei veri e propri traditori. Nei lager le condizioni di vita e di lavoro erano durissime, gli internati venivano sottoposti a estenuanti orari di lavoro che mettevano a dura prova la resistenza fisica dei prigionieri a cui a fronte di un così intenso impegno lavorativo non corrispondeva affatto un’alimentazione adeguata. La vita quotidiana di coloro che erano rinchiusi all’interno dei campi di concentramento era scandita da continue ispezioni e punizioni di carattere corporale che spesso provocavano lesioni mortali.

Nessun trattamento speciale venne riservato agli IMI, i soldati italiani subirono le stesse atrocità riservate al resto dei deportati, poiché se dapprima vennero considerati come prigionieri di guerra, fu Hitler stesso a intervenire affinché lo stato giuridico dei militari italiani passasse ad essere quello di veri e propri internati.

Nel momento in cui i soldati e ufficiali italiani venivano catturati, venivano posti davanti a una scelta: continuare a combattere tra le file dell’esercito tedesco oppure essere inviatiBundesarchiv Bild 183 J30385 Italienische Kriegsinternierte werden Zivilarbeiter 350b min nei campi di detenzione nazisti. Soltanto alcuni, spinti dalla disperazione e dalla fame, decisero di accettare l’offerta mentre la maggior parte scelsero coraggiosamente la strada che avrebbe spalancato loro le porte dei lager.

Il rifiuto e la resistenza alla guerra bramata dai tedeschi e dai fascisti non si esplicò dunque unicamente in quella che noi conosciamo essere la storia della lotta armata partigiana, ma al tempo si appurò anche attraverso un’altra forma di resistenza, passiva, ideologica che concorreva con altrettanta efficienza all’indebolimento della presa nazifascista. Fu un momento in cui il prigioniero affermava paradossalmente la sua superiorità, seppure morale, una situazione unica nel panorama politico italiano.

L’esperienza degli IMI, la loro audacia e intrepidezza manifestò un’autentica presa di coscienza, dettata non solo da un’evidente sconfitta militare, ma soprattutto dalla volontà di riappropriarsi del proprio destino e rifiutare il sistema di valori nazista e fascista. La riscoperta di una moralità individuale e collettiva degli IMI, il loro sacrificio, contribuì concretamente al successo della guerra di liberazione e alla politicizzazione delle bande partigiane.

 

 

 

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