fbpx
Menu
A+ A A-

I ragazzi di Salò

  • Scritto da 

25 APRILE 2021

I ragazzi veri capirono che la patria “stava dall’altra parte”

di Aldo Pirone
partigiani sfilano per le strade di milano 390Oggi è il 25 aprile, voglio ricordarlo per demistificare la vulgata fascista sui “ragazzi di Salò”. Con il richiamo a questi giovani e giovanissimi che indossarono la divisa repubblichina si è sempre cercato, da parte fascista, di presentare in una luce patriottica di fedeltà e onore chi combatté per la Rsi di Mussolini al servizio dei nazisti invasori dell’Italia. Di qui, come continuano a strepitare i vari La Russa, la necessità di una “pacificazione”.

La storia ci dice che in quella massa di soldati repubblichini le stratificazioni e le motivazioni del loro arruolamento e gli esiti finali furono assai diversi. Vi fu una parte, grande, che rispose ai bandi di leva dell’esercito di Graziani per paura. Chi non si presentava era passibile di morte e i suoi familiari, soprattutto i padri, rischiavano di essere imprigionati. Tale fu l’esperienza di un mio zio, Romeo, fratello di mia madre, che rispose al bando di leva Graziani per non far imprigionare mio nonno. I fascisti gli dissero esplicitamente: “o tu o lui”. Appena arrivato in Piemonte nei pressi di Carmagnola, non esitò a passare con i partigiani giellisti. Poi vi fu chi si arruolò per fame: tre pasti al giorno di quei tempi e il caldo delle caserme durante due inverni freddissimi, erano un’attrazione fatale. Qualcuno, fra gli internati militari italiani in Germania (i prigionieri dell’8 settembre) si arruolò – i cosiddetti “volontari della fame” - pur di tornare in Italia e sottrarsi alla fame, alle malattie, alle botte e alle vessazioni delle guardie tedesche nei lager. E questa fu l’esperienza di un altro mio zio, Mario, fratello di mio padre, che, dislocato in Toscana nei pressi di Carrara, passò subito con armi e bagagli, era magazziniere, con i partigiani garibaldini in Garfagnana.

La maggioranza delle varie milizie repubblichine erano fascisti, vecchi e nuovi, convinti e rancorosi. Chi si arruolò per paura o per fame, ben presto disertò, si nascose o passò, come gli alpini del reggimento “Vestone” della divisione “Monterosa”, con i partigiani. Rimasero fra i repubblichini i fascisti incalliti e quella parte di giovani che si era arruolata perché credette in buona fede di servire la patria tenendo fede alla parola data all’alleata Germania, disgustata dalle modalità in cui avvenne l’armistizio dell’8 settembre e dalla fuga del re e di Badoglio. Questi furono “I ragazzi di Salò”.

Una parte non esigua di un tutto, il fascismo repubblichino, che fu al servizio non della patria ma di Hitler e dei nazisti. Questi “ragazzi”, quando erano in buona fede, capirono in seguito di essersi schierati dalla parte sbagliata. Con i nazisti di Hitler, infatti, che occupavano le nostre contrade, assassinavano i civili, deportavano gli italiani di religione ebraica per sterminarli nelle camere a gas, non c’era onore ma solo orrore. Giuliano Montaldo, un grande regista - suoi i film “Sacco e Vanzetti” e “L’Agnese va a morire” - aveva partecipato quindicenne alla liberazione di Genova. Esordì con un film nel 1961: “Tiro al piccione”, fra gli interpreti Jacques Charrier, Sergio Fantoni, Eleonora Rossi Drago e Gastone Moschin.

Raccontava la storia di Marco, uno di questi “ragazzi di Salò” in buona fede, e del suo costatare giorno per giorno che le cose che lo avevano spinto ad arruolarsi volontario erano illusioni infondate mentre la realtà era del tutto opposta. Alla fine comprende drammaticamente che la patria sta dall’altra parte quella dei partigiani e della Resistenza. Presentato a Venezia, ottenne un buon successo di critica e di pubblico, mentre nel paese, come ha raccontato Montaldo, destra (missina e neofascista) e sinistra (comunisti e socialisti) criticarono aspramente, per motivi opposti, la pellicola. Io vidi il film qualche anno dopo e, nonostante la mia militanza orgogliosamente comunista o forse proprio per questa, mi piacque. Poi lessi di Togliatti che subito dopo la Liberazione aveva parlato di questi giovani irretiti dalle parole “onore e fedeltà” dall’ultimo feroce fascismo, definendoli vittime di un “grande equivoco” e con i quali, disse, bisognava dialogare perché, consapevoli del loro errore, sostenessero il nuove regime democratico e repubblicano.

Nel dopoguerra i fascisti, vecchi e nuovi, hanno cercato di coprire le loro ignominie con la buona fede di questi ragazzi e di nascondere il proprio tradimento della patria italiana coprendosi dietro la loro ingenuità. Il fatto è che mentre Marco capisce, anche se tardi e ancora confusamente, il suo sbaglio, i fascisti non l’hanno mai ammesso. Hanno preteso che, passando sopra i loro delitti – collaborarono attivamente nelle stragi e rappresaglie compiute dai tedeschi contro i civili italiani - gli si riconoscesse di aver combattuto per la patria. Si sono autodefiniti, con la compiacenza di qualcuno confuso di mente, i “ragazzi di Salò” ma i ragazzi veri furono quelli che capirono che la patria, come dice Montaldo, “stava dall’altra parte” e aderendo alla democrazia repubblicana non hanno coltivato nostalgie ma solo il rimpianto di non averlo compreso subito.

Con questi la pacificazione non ci fu bisogno di farla perché c’era già stata.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in 1900 italiano e altro
Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici