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Totò laureato

Totòdi Elia Fiorillo - A cinquant’anni dalla sua morte Antonio De Curtis, in arte Totò, è stato ricordato come un grande attore, non un guitto che faceva inorridire i critici dei suoi tempi. Non solo “Il principe della risata”, ma anche un interprete drammatico nonché poeta, paroliere, cantante, drammaturgo. Un personaggio che ha dato tanto alla cultura italiana ma non tenuto in alcuna considerazione dalle élite del suo tempo. Perché, in un conformismo tutto italiano, un comico, un artista, anche se fine compositore, non può essere preso in considerazione: una cosa è la drammaturgia, un’altra è il far ridere.

“In Italia bisogna morire per essere apprezzati. Vedrai, quando sarò morto capiranno. Anche i registi di fama che oggi mi evitano, si pentiranno di non aver lavorato con me”. Questa considerazione l‘asseriva Totò alla sua compagna Franca Faldini. Ma per certi versi si sbagliava. Perché ci sono voluti cinquant’anni dal suo decesso perché gli fosse riconosciuto dalla critica quel ruolo di “principe” non solo della risata che il pubblico, i suoi affezionati spettatori, gli hanno sempre attribuito. A toccar questo tasto, per lui molto sensibile, lo si può immaginare in una grottesca alzata di spalle, con gli occhi spiritati, mentre pronuncia una delle sue frasi epiche: “Io sono nato col destino di essere forte, ma la mia è la forza del destino”.

Dopo mezzo secolo dalla sua scomparsa, avvenuta il 15 aprile del 67, e dopo tanti falsi allarmi, finalmente a Napoli aprirà il Museo Totò in Palazzo dello Spagnuolo che è ubicato nel centro storico, in via dei Vergini nel rione Sanità. C’è l’accordo dei condomini per l’installazione di un ascensore e si aspetta che la Sovraintendenza dia l’ok in quanto il palazzo è sotto il suo vincolo. Si riuscirà ad aprire il museo entro il mese di Maggio di quest’anno? Sarebbe proprio un bel regalo al principe De Curtis, anche perché quest’anno il Maggio dei Monumenti è dedicato proprio a Totò. Lui, il principe, probabilmente non ci sperava più perché è da tanto tempo che si parla dell’apertura. Sembra sentirlo ripetere: “Ogni limite ha una pazienza!”. E, per quanto riguarda il museo, il limite della pazienza è proprio superato.

La laurea honoris causa

L’Università degli Studi Federico II di Napoli, su proposta di Renzo Arbore, gli ha conferito alla memoria una laurea honoris causa in discipline dello spettacolo. Per Arbore Totò la laurea l’ha meritata perché "ha cavalcato tutte le sfaccettature della recitazione e dell'umorismo". Come avrebbe preso la notizia don Antonio? Con la sua solita ironia. Umidendosi le dita sulle labbra e poi lisciandosi le sopracciglia in segno di modestia. Forse avrebbe commentato l’evento con la frase pronunciata in “Totò, Peppino e la malafemmina”: “Perché il giovanotto è studente che studia, che si deve prendere una 'Laura'”. Lui i suoi personaggi li studiava nel profondo e proprio per questo riusciva ad improvvisare sul set. Aveva anche una grande capacità d’osservazione e da questa gli venivano i suoi esilaranti sketch, frutto spesso di esasperazioni ironiche di momenti di vita.

Mezzo secolo è passato dalla sua morte e il mondo è proprio cambiato. Certe sue frasi scherzose però sono di grande attualità. “A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame”. E, quindi, spesso il bisogno diventa condizionante di là di tutti i bei principi che vorresti perseguire.

Il principe De Curtis di politica ha molto parlato con riflessioni esilaranti ma purtroppo vere. “Siccome sono democratico, comando io”, basta girarsi intorno, non solo in Italia, per constatare quant’è abusata la parola democrazia che viene usata spesso anche a copertura di regimi dittatoriali. Ed, ancora, sempre sulla democrazia: “Democrazia significa che ognuno può dire tutte le fesserie che vuole” .

Sulle elezioni e sui politici le battute forse più dure di Totò: “Gli elettori, ingenui fessacchiotti, creduloni. Pensate un po' che votano i candidati nella speranza che quelli, una volta arrivati a Montecitorio, facciano il loro dovere”. E, ancora: “Sai quanto gliene frega alla politica del popolo!”. 0ppure: “Parola d'onore d'onorevole?” e, inoltre: “In politica un impegno ci vuole. Uno prima s'impegna, poi si spegna: sarebbe troppo comodo”. E, in fine: “A proposito di politica... non ci sarebbe qualcosa da mangiare?”. Che grande il principe di Bisanzio dott. Antonio Griffo Focas Flavio... De Curtis, in arte Totò.

 
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