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Tentativi abusivi sulle opere di Cataldi

VILLAGGIO OLIMPICO PUGILATO 350 mindi Michele Santulli - “Tentata ‘rapina’ alle opere di Cataldi al Villaggio olimpico”
E’ questo il titolo di una cronaca apparsa sul Fatto Quotidiano dell’11 scorso dove si legge che nei giorni precedenti una squadra di operai munita di tutti gli attrezzi e mezzi necessari si è riversata nel Villaggio Olimpico di Roma dove dislocate nell’ambiente si levano quattro sculture maestose di Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, ciociaro di Castrocielo, che illustrano le varie specialità ginniche; la lotta, la corsa, il pugilato, il calcio. Ogni scultura in bronzo consta di due atleti, alti circa 3 metri e più, su basamenti alti in media metri 1,60, quindi una visione imponente. Tali sculture furono collocate nel 1927 per incarico di un celebre architetto dell’epoca, sulla sommità della facciata dello stadio Nazionale (oggi Flaminio) a quattordici metri da terra, su dei piedistalli, liberi nell’aria dunque, in modo da essere visibili dal di fuori e dal di dentro. La documentazione cinematografica dell’epoca illustra tale spettacolare e impressionante visione. Due anni dopo il Duce in persona inaugurò lo stadio.

In occasione dei giuochi olimpici del 1960, lo stadio fu abbattuto e sostituto da quello esistente, il Flaminio, a cura di altro celebre architetto e allo stesso tempo fu realizzato il Villaggio Olimpico per ospitare gli atleti da tutto il mondo e il personale: i quattro gruppi giganteschi non ricevettero l’attenzione di cui erano degni -si trattava di opere fasciste!!!- e furono buttati giù in malo modo e poi dispersi nei depositi del Comune di Roma.

Nel corso degli anni, le abitazioni assegnate a nuovi titolari aventi diritto, iniziò a sorgere la esigenza di addobbare in qualche modo gli spazi e per iniziativa di qualche benpensante si addivenne alla decisone di rintracciare i gruppi di atleti del Cataldi. Dopo non pochi anni finalmente il Comune di Roma e la Sovrintendenza trovarono tempi e fondi per sistemare i quattro gruppi in quattro differenti vie del Villaggio Olimpico su basamenti appositamente realizzati. Una signora del Nord che era solita frequentare il villaggio olimpico in quanto vi abitava un suo congiunto, prese ad ammirare e ad amare quelle gigantesche figure librate in aria ancora sporche e ricoperte della patina del verderame e se ne fece promotrice della ripulitura e restauro e così avvenne. E esattamente dieci anni fa la signora poté assistere all’inizio del restauro del primo gruppo di atleti, quello dei lottatori a Via Unione Sovietica. La morte involò la gentile signora e l’opera di salvaguardia degli altri tre gruppi rimase incompiuta. Per fortuna il marito, senatore della Repubblica, in omaggio e ossequio alla memoria e volontà della defunta congiunta, riprese l’opera e diede incarico alla Sovrintendenza di procedere al restauro degli altri tre gruppi a proprie spese che, mi riferì, ammontarono a circa quarantacinquemila Euro.

Le sculture gigantesche del Villaggio Olimpico fanno immaginare effettivamente una personalità ed uno stile atipici dell’artista Cataldi: era il nuovo mondo e le nuove ideologie che bisognava ricreare e cioè i sentimenti di grandezza, di potenza, di ricchezza, anche di ostentazione e Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, assolse pienamente a tale incombenza, come avvenne anche col grandioso monumento davanti al Comando Generale della Guardia di Finanza da lui realizzato, inaugurato l’anno dopo, nel 1930, dal Re in persona.

E per riprendere la cronaca del Fatto Quotidiano tre giorni fa il CONI, in vista delle gare internazionali di tennis da tenere al Foro Italico la prossima estate e allo scopo di arricchire e rendere imponente ancora di più il contesto, aveva pensato bene di ricorrere alla maestosità degli atleti del Villagio Olimpico e così arbitrariamente e illecitamente, senza autorizzazioni né del Comune né della Sovrintendenza, aveva inviato questa squadra di operatori a semplicemente prelevare, indebitamente, quindi a ‘rapinare’, le maestose sculture del Villaggio Olimpico! Un gruppo di cittadini -in mezzo alla morta gora vi è sempre fortunatamente quello sensibile e attento- ha approfondito il tema e costatato l’arbitrio e la insolenza e la cattiva volontà, sono corsi ai ripari e evitato l’arbitrio e la manfrina.

 

 

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