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Tania Castelli intervista Antonella Caraceni, artista e gallerista

Arte e Artisti

Una piacevole chiacchierata davanti ad una buona tazza di tè.

di Tania Castelli

antonella caraceni390 minPotrei scrivere in una presentazione di questa particolare artista romana prima di riportare l'intervista che mi ha gentilmente concesso. Ma lascio a lei la parola perché possiate scoprirla, o riscoprirla, voi stessi immaginando di fare con lei una piacevole chiacchierata davanti ad una buona tazza di tè.

Tu sei pittrice e gallerista. Cosa ti ha spinto ad esplorare anche questo aspetto del vivere l'arte e di arte?
«L’arte è uno dei valori fondanti della mia vita, per me è un bene fondamentale di cui non potrei fare a meno. Ho lavorato tanti anni come costumista in ambito televisivo e pubblicitario ed esposto per un certo periodo con altre realtà. Poi, in un momento particolare della mia vita mi sono fermata ed ho deciso per un netto cambiamento seguendo le mie passioni. Così ho creato un luogo in cui unire ciò che amo, che mi fa stare bene e che sia altrettanto piacevole per gli altri.
Poiché mi piace molto il tè ho voluto uno spazio caffetteria. Il “momento del tè”, quella breve pausa in mezzo ai ritmi stressanti di oggi ci consente di riprendere fiato, stare con noi stessi, pensare e perché no, fare quei piccoli bilanci esistenziali che aiutano sicuramente a riflettere su ciò che realmente conta (le relazioni umane innanzitutto).
Inizialmente avevo predisposto anche un’area comune aperta ai dilettanti e in generale a chiunque volesse coltivare la propria creatività e socializzare. Una sorta di “palestra d’arte” dove ci si potesse confrontare e scambiare tecniche e consigli, da mettere in pratica poi nei propri lavori senza sostenere il costo di uno studio o dover ricavare uno spazio adatto in casa. Poi nel tempo le persone hanno rinunciato, così ho utilizzato anche quello spazio come espositivo visto che nel tempo la galleria invece sta lavorando molto bene e stiamo crescendo.»

Gli uccelli cantano e ci ricordano che abbiamo un'anima Daria Palotti 350 minL'omologazione dei canoni estetici, ormai plastificati e indotti artificialmente possono essere "liberati e disintossicati" dall'arte?
«Oggi vi è una ossessiva ricerca della forma esteriore “perfetta”, acquisita persino chirurgicamente purché sia, e viene ormai considerata al pari di una conquista sociale persino nelle giovani generazioni. In realtà si tratta di uno scollamento identitario, di una rinuncia a se stessi che estrania l’individuo spingendolo a bisogni sempre meno esistenziali e sempre più materiali ed utilitaristici, dettati da una società votata al consumismo.
La bellezza, nella unicità anche dell’imperfezione, ormai è stata soppiantata dal marketing ed i suoi canoni vengono diffusi subdolamente dagli orientamenti imposti dagli influencer, dagli sponsor e dalla pubblicità generando i fenomeni di emulazione di massa.
L’arte è un valore fondante dell’individuo che deve riappropriarsi del sentimento artistico, ricominciare a generare bellezza piuttosto che vivere nelle nevrosi che lo spingono anche alla violenza. La bellezza non risiede nella simmetria, nella perfezione stereotipata artificialmente. L’essere umano è composto da tante “essenze diverse” e raccontare una storia mediante l’arte significa affrontarne i vari aspetti, le sfumature che compongono la sua natura, le sue ambiguità, le sfaccettature che non definiscano in modo netto e cristallino.
Non è un compito ma è innato nell’arte dare messaggi anche di rottura, che esprimano libertà e opposizione dal sistema di massa e di mercato. Però non tutti gli artisti sono disposti a non lasciarsi irretire dal desiderio di popolarità senza trasformarsi in un prodotto di massa. Vedi ad esempio lo scultore Jago che effettivamente fa delle cose straordinariamente interessanti e molto belle ma non ho amato la vendita di quote delle sue opere.
C’è però un vasto panorama di artisti e di tipologie di arte che, se avessero più attenzione, potrebbero essere fruibili in modo molto più diffuso a costi comunque contenuti nonostante l’unicità dell’opera d’arte che già di per se ne definisce un valore. Si avrebbe molta più arte a costi differenti ben diversi ad esempio da un artista molto affermato, di cui un originale ha quotazioni talmente alte che la riproduzione su stampa viene venduta a $6.000.
Purtroppo il mondo della finanza è entrato in contatto con l’arte facendo gravi danni e modificando il mercato dell’arte.
A me piace la piccola isola felice nella mia galleria che rappresenta un mercato di nicchia, dove le persone sanno che la selezione è di qualità e non si sta truffando nessuno.
Penso ad esempio a Koons, ma anche allo squalo in formaldeide di Damien Hirst che col tempo si è putrefatto malgrado il costo di 12 milioni di dollari. La cosa incredibile è che lo squalo sia stato sostituito. Non è più la stessa opera d’arte!»

"La bellezza ci salverà" concetto di Dostoevskijana memoria, trova spazio nel momento storico che stiamo vivendo?
«Il concetto è verissimo ed attualissimo. Angel Tributo a Keith Haring Stefano Bolcato 350 min
Il punto è quanto siamo ancora capaci di riconoscere la bellezza, quanta consapevolezza ne abbiamo.
Sono convinta che nelle scuole debbano essere introdotti corsi istituzionali che rendano lo studente in grado di scovare la vera bellezza ma anche la menzogna e tutto ciò che oggi definiamo fake con logica, capacità critica e analitica.
Abbiamo a disposizione uno strumento di divulgazione potentissimo, internet, ma deleterio al tempo stesso se non si è in grado di distinguere con senso critico la veridicità delle informazioni che riceviamo. L’appiattimento culturale e l’omologazione attuale rende difficile scorgere la bellezza, l’artisticità e goderne anche culturalmente, oltre averci fatto perdere la capacità di distinguere persino il concetto di qualità.
La bellezza, di conseguenza anche l’arte, dovrebbe rientrare nuovamente di diritto anche nella costruzione delle nostre città, degli ambienti in cui viviamo perché anche questo influisce sullo sviluppo sociale e culturale della collettività e dell’individuo.
In realtà la tecnologia ha abbattuto le distanze, le differenze, ma bisogna essere adeguati agli strumenti che abbiamo a disposizione in termini di consapevolezza».

L'arte come strumento di recupero e reinserimento sociale in Italia è ancora a livello quasi sperimentalA few ways to fly Antonella Caraceni 350 mine. Perché? L’arte e l’artigianato sono sicuramente utili in questo. Mediante tali strumenti si riconquista il tempo di utilità, ottieni la tangibilità e la gratificazione del risultato finale, del testimone che “resta”.
«L’arte e l’opera artigianale possono essere un ottimo metodo di recupero poiché impongono dei tempi e dei passaggi logici. Per arrivare ad un determinato risultato devi immaginarlo, progettarlo, devi effettuare determinate operazioni, prenderti del tempo per pensare. Sviluppare senso logico, critico, artistico e analitico. E devi incanalare le energie per arrivare al risultato prefigurato. (Penso soprattutto ai giovani, spesso immersi in un mondo virtuale dove tutto sembra possibile, dove non ci sono ostacoli perché non c’è fisicità in esso, che non hanno più la consapevolezza e la capacità di risolvere dei problemi - nel mondo virtuale basta selezionare un pulsante - né percezione concreta di ciò che li circonda. Molti hanno perso queste importanti capacità.)
Sicuramente l’arte può aiutare e far star bene persone in difficoltà, con dei disagi, o che devono affrontare determinati percorsi, ma ho personalmente il dubbio che vi siano educatori e docenti realmente in grado di svolgere in modo efficace un lavoro così delicato e importante. Il problema forse consiste proprio nella difficoltà di reperire le risorse umane e professionali adeguate. Il fattore umano, poi, in questo ambito è fondamentale.»

Spesso vediamo Nazioni ad economia depressa usare l'arte e la cultura come volano economico e sociale. Perché in Italia questo non avviene?
«Se si considera che il comparto turistico italiano dipende soprattutto dal patrimonio artistico sembra terribile anche soloWaiting for Giovanna Noia 350 min pensare che non venga considerato in tal senso.
Ciò che in questo ambito abbiamo ereditato ha generato anche una forma di “sudditanza artistica” che non consente poi all’arte contemporanea di emergere più di tanto. Anche gli stessi appassionati di arte hanno una sorta di preferenza retrospettiva piuttosto che rivolgersi all’arte contemporanea. Una sorta di ipertrofia che dal passato artistico incombe su quello presente. Assorbe molte attenzioni a discapito di quella contemporanea.
Un mio amico battutista una volta ha detto "in Italia, se c’è la fila, o è gratis o è Caravaggio".
Vero è, però, che nel nostro Paese abbiamo un patrimonio talmente importante e così vasto che non è possibile “sfruttarlo” tutto. Abbiamo i caveau di molti musei, vedi quello della Galleria degli Uffizi, colmo di opere che non è materialmente possibile esporre anche per mancanza degli spazi adatti. Ed il nostro panorama artistico è talmente vasto che presuppone costi di manutenzione, sicurezza, gestione enormi. Sostanzialmente non ce lo possiamo permettere. Vedi gli scavi archeologici che consentono importanti ritrovamenti ma che vengono ricoperti perché è più sicuro e facile tenerli sottoterra. Si sceglie quindi di metterne a frutto poco. Andrebbe rivista la logica con cui tratteniamo così tanto materiale piuttosto che, ad esempio, venderne una parte, gestirne un’altra mandandola in esposizione all’estero e quindi riuscire a gestire bene e con profitto il resto. Domanda: abbiamo amministratori capaci e competenti in tal senso in italia?
Potremmo fare molto di più ma si entra in un ambito politico a livello decisionale. Di contro in Italia gestiamo determinati aspetti del settore artistico e dell’attività galleristica in modo totalmente illogico e penalizzante per chi volesse far conoscere la propria o l'altrui arte all’estero. L'iter burocratico ed il dialogo con l'Ufficio Esportazione Belle Arti e con la Dogana rendono l'esposizione all'estero dir poco rocambolesco per autori contemporanei. Questo rappresenta un grosso ostacolo ed un danno per gli artisti e i galleristi che non possono affermarsi nei mercati esteri ed anche una umiliazione.
In altre Nazioni tutto ciò non accade».

(Ndr: di seguito i siti ufficiali delMiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e della Soprintendenza Speciale, Servizi Ufficio Esportazione oggetti d'antichità e d'arte)
http://sabap_ssnu.beniculturali.it/it/604/ufficio-esportazione-arte-contemporanea
https://www.soprintendenzaspecialeroma.it/schede/ufficio-esportazione-oggetti-d-antichita-e-d-arte_3177/

tre quattordici omino71 350 minRoma è "città aperta" per gli artisti o c'è ancora da fare qualcosa e cosa? Quali sono in Italia le criticità per gli spazi espositivi indipendenti e quali per gli artisti?
«Più che città aperta, Roma ultimamente sembra addormentata. Quasi che quello spirito un poco fatalistico, dai ritmi lenti e sornioni tipici romani, si stia trasformando nell’immobilismo più totale, in una forma di rinuncia a priori di qualsiasi iniziativa.
E questa è una situazione che ho toccato con mano.
E’ una città complicata anche per quanto riguarda importanti realtà, grandi spazi espositivi ed organizzazioni pubbliche di mostre ed eventi di questo tipo.
A me personalmente è successo di preparare delle mostre su proposta di organizzatori di alto livello e poi vederle rimandare più volte l’iniziativa fino a svanire del tutto, perché il Comune di Roma aveva deciso di riprendersi lo spazio espositivo facendo saltare la mostra senza porsi alcun problema.
Come gallerista, io stessa ad esempio in questo periodo sono stata costretta dagli avvenimenti relativi alla pandemia, a dover operare dei cambiamenti di calendario e rimandare dei progetti. Eppure sono la prima a sentirmi in imbarazzo e ad essere dispiaciuta, perché so gli artisti hanno lavorato per preparare una mostra.
A Roma è difficile anche muoversi in questo ambiente, riuscire a comprendere dove e come reperire le informazioni necessarie per proporre dei progetti artistici, quali siano gli spazi espositivi pubblici e a quali interlocutori rivolgersi.
Senza contare che può capitare persino di sentirsi chiedere di esporre gratuitamente oppure di donare la propria opera. Come se il lavoro dell’artista non presupponga impegno, studio, lavoro. Nel rispetto del lavoro dell’artista, così come del gallerista, rientra anche il giusto compenso per un’opera artigianale, oltre che artistica, che prevede anche dei costi sia per i materiali che di gestione dello spazio espositivo.
Nelle strutture private, più piccole ma gestite diversamente, si dà molto più supporto all’arte ed agli artisti in questa città che non mediante le strutture e le iniziative pubbliche. A esempio ospitando le opere a condizioni economiche vantaggiose più per gli autori che per i galleristi pur di tenere vivo un settore che di per sé non è semplice. Potrei fare vari esempi, uno su tanti la Dorothy Circus Gallery che ha sostenuto molti artisti.
Nelle gallerie private a Roma ci si “spende” per il lavoro degli artisti e per il proprio lavoro che è quello di promuovere l’arte per poi di vendere le sue realizzazioni.
E il rapporto di fiducia e di collaborazione reciproca va costruito nel tempo.
In questo sono fortunata perché nella mia galleria si è creata una bellissima atmosfera, con una forma di cooperazione e di grande affetto e di grande rispetto reciproco personale e artistico. E la dimostrazione l’abbiamo avuta con una mostra dal titolo “Le idee degli altri” dove ogni autore doveva affidare ad un altro un proprio progetto artistico. Gli abbinamenti sono stati estratti a sorte e l’esperimento è stato veramente molto bello e ben riuscito perché c’è stata una completa collaborazione tra artisti, una bellissima unione in senso artistico. Se il concept inizialmente era dell’uno e la forma espressiva dell’altro lavorando insieme ognuno è riuscito a portare l’altro nel proprio mondo.
Personalmente amo molto affrontare determinati temi nei progetti che curo ed espongo, come il concetto del plagio, del diritto d’autore, del copyright. Per me le idee dovrebbero essere di tutti, libere e pubbliche. Esattamente come il progresso scientifico e tecnologico stanno indicando fin dal tempo di Sabin che rese libero il vaccino contro la poliomielite.
E spesso le idee nascono in più luoghi contemporaneamente non per plagio ma perché evidentemente il mondo è pronto a quel nuovo concetto.
L’idea sostanzialmente è di tutti, dell’umanità, mentre la forma invece è individuale e può essere protetta, è frutto di studio, e di osservazione di ciò che ci circonda, della sensibilità e della capacità dell’artista di comprendere il mondo ed il tempo in cui vive.»

 

Le programmazioni di Antonella Caraceni, così come le sue opere, sono sempre particolari, innovative, scaturiscono da concept mai banali, che presuppongono una attenta osservazione del suo tempo e da una particolare sensibilità con la quale sa capovolgere paradigmi o lanciare messaggi di particolare profondità come nel caso della mostra verrà inaugurata il 18 settembre 2020 presso Afnakafna, la sua galleria d’arte di Roma dal titolo “Uccellini e altri fantastici oggetti volanti” col quale Antonella e gli artisti che esporranno con lei vogliono «Scrollarsi di dosso la pesantezza, risollevarsi con l’impeto fiero e leggero di un armonioso battito d’ali e ricominciare finalmente a volare».
Gli uccelli cantano e ci ricordano che abbiamo unanima Daria Palotti 350 min

Antonella caraceni è una apprezzata esponente del movimento pop surrealista.
Nasce come costumista televisiva e pubblicitaria ma nel 2009 scoppia l'amore per la pittura. Entra a fare parte dello studio Alessandri a Via Margutta, Roma ed espone con Mondo Bizzarro Gallery per un lungo periodo.
I suoi personaggi richiamano il fumetti ma denotano maturità e ricerca. I suoi soggetti hanno occhi e sguardi che sembrano instaurare un dialogo privato ed esclusivo con chi li osserva.
L'innato talento, oltre che artistico, anche nel curare le esposizioni la vede partecipare a molti progetti, in entrambe le vesti, lungo un percorso che la porta nel 2018 ad aprire la propria galleria a Roma: Afnakafna.
In soli due anni la galleria inaugura molte mostre collettive e personali.
Nella primavera 2020 la galleria affronta la pandemia con la collettiva online ‘Tea Time’.
La creatività degli artisti in mostra presso il suo spazio espositivo e la progettualità continua di Antonella Caraceni ne consentono notevoli programmazioni.
Il 18 settembre inaugura una collettiva dedicata al concetto di leggerezza, volo, libertà dal titolo “Uccellini e altri fantastici oggetti volanti”.

 

http://www.antonellacaraceni.eu
www.afnakafna.com
https://www.artsy.net/afnakafna
https://www.facebook.com/afnakafna/

 

 

 

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