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A Gigi, il Gigi nostro

  • Scritto da  Serena Galella e Tania Castell

Non dimenticare 

Due donne ricordano Gigi Proietti, in prosa e in versi

di Serena Galella e Tania Castelli
01 tris Gigi 390 minLa notizia improvvisa quanto inaspettata ci ha lasciati increduli, come quando devi strizzare gli occhi per vedere meglio o allungare il collo per ascoltare.

Come? Gigi Proietti?
Sgomento come per la perdita di un amico, di uno di famiglia, perché Gigi arrivava a tutti e questa è la capacità di un vero attore.

Un omone grande e grosso, con quella faccia dai lineamenti ben definiti che si trasformavano ad ogni interpretazione. Indimenticabile il suo spettacolo che negli anni ’70 lo fece scoprire e arrivare al successo “A me gli occhi, please”. Fantastico il suo grammelot, tra romano e qualsiasi altra lingua o dialetto e di gomma il suo volto prestato a personaggi di ogni tipo, da quelli drammatici ai più irriverenti. Prestanza fisica naturalmente teatrale, voce possente ed eleganza innata, una musicalità e un ritmo nei suoi monologhi, che gli permetteva anche di raccontare barzellette, cosa non semplice.
Tutto questo ha fatto di Gigi Proietti uno degli attori più amati dagli italiani.

A Roma, poi… Gigi e Roma, una cosa sola.
E una cosa sola è stato lui. Coerente. Una parola che ha perso di significato per i più e che è propria delle persone serie, quelle fedeli a se stessi. E pochi sanno quanto sia serio un comico, un uomo che ha deciso di farti ridere e di farlo per mestiere.
Io l’ho incontrato una sola volta Gigi, da Renato Zero, è stato uno dei tanti ospiti e tra tutti quelli passati solo due di loro ci avevano degnati di uno sguardo, una parola… lui e Massimo Ranieri.

Un gigante pieno di talenti, e generosità. Altra qualità di un attore e di un maestro.
E lui ne ha sfornati di attori talentuosi in questi ultimi decenni. La sua scuola è stata un punto fermo in città e tanti si sono misurati fino a diventare colleghi, amici, fratelli. E come fratelli lo hanno salutato, i suoi allievi, oggi attori affermati.
Siamo rimasti senza uno di noi. Tanti hanno scritto, raccontato, salutato e abbiamo rivisto le sue apparizioni televisive, i suoi personaggi più popolari, l’indimenticabile Gastone di Petrolini. Tanti volti di uno stesso artista.

Quanto ha dato Gigi? E alla sua città? Un teatro … anzi due… è noto a tutti “er fattaccio” del Brancaccio, risorto grazie a lui e … puf! Scippato. 02 Gigi Roma 390 min
Si sa, chi si prodiga raccoglie sassate.
Ma il “Gigi nostro” non si è lasciato abbattere, anzi ha rilanciato … a Villa Borghese il teatro shakespeariano, nel cuore della sua Roma, il Globe Theatre, come a Londra.
Roma ti saluterà, come potrà.
La tua bella faccia e il tuo sorriso sono stampati sul Colosseo e pure al Campidoglio, ci ha pensato la sindaca, non se lo poteva fa' sfuggi'.
Gigi caro, è un arrivederci, si sa!
E’ il nostro abbraccio, tutti stretti intorno a te, quell’omone bello (diciamolo!) e di cuore che proprio il cuore ci ha portato via.

Mi piace salutare un “romano de Roma” con dei versi in romanesco della mia amica Tania Castelli.

Quanno passa 'A Storia

C'era 'na vorta un ragazzetto pieno d'ogni bona dote
co un contrabbasso in spalla e le saccocce vote.
De fisico era secco, corvino de capello
però era piacionico, sippure affatto bello.

Studiava pe' fa artro ne' la vita: er professionista
ma poi scoprì de vole' fa' solo che l'artista.
Sto smirzo, faccia da schiaffi e soriso ammaliatore
sentiva 'n petto er friccico de diventa' n'attore.

Ma mica uno quarsiasi, uno che poi te scordi
lui guardava a Petrolini oppuro Alberto Sordi!
Ma nun sapeva de ave' talento a iosa, poveraccio
de sape' tene' er proscenio e parlà pe' ore a braccio …

Sicché se mise subbito a studia' de buzzo bono
pe cortiva' er talento de cui c'aveva er dono.
Studiava, se dannava a fa le prove in carzamaja
co' teschio, spada, piume o 'na finta mannaja ...

E giù de tormento e de interpretazione
daje de patos, immedesimazione!
E nun je mancava manco er fiato in petto
pe' cantà in finto francese o romanaccio stretto.

A forza de sacrifici, 'n'po' de fame e turnée scavallamonti
co' quer talento cominciò a magnà e a paga' li conti.
Viaggiava, cantava, recitava e je diceva bene
de Shakespeare sapeva fa' tutte le mejo scene.

Se fece grande su quer palco, come nessuno mai
da Brecht, ar Varietà ai firm de mamma Rai.
E nun c'aveva limiti sto grande artista vero
da le tragedie greche ar Cavaliere Nero.

De Tosca in dialetto spiegò er tormento
de San Filippo Neri 'a fede e'r pentimento ...
Co' Cirano c'ha fatto innammora' de quer nasone
e co Mandrake c'ha fregate tutte belle e bone.

Co' Rascel er musical italiano s'è inventato
cor Maresciallo Rocca c'ha incantato.
L'Italia ha conquistato co' l'occhi e barzellette
co' 'na camicia bianca e tutte que'e mossette.

Ha messo su na scola pe' l'attori,
pe' falli diventà dei mattatori.
Ha avuto tutto insieme a la cariera
Li premi e li pienoni di ogni sera.

Ma drento ar core lui c'aveva Roma, quella che fu
annaveno a braccetto e se daveno der tu.
E Roma, oggi, come 'na madre che cerca er fijo sparito
chiede "'Ndo sta' Gigi? Indove se n'è ito"?

Eccolo, sta' a recità er copione più complicato
quello de chi c'è, pure si se n'è annato.
O spettacolo continua e lui è passato in Gloria,
ma fate largo, gente, ché sta' a passà 'A Storia!
Ciao Gigi!

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell'arte
Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di quella di UNOeTRE.it

 

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