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Vissuto sociale e politico come testimone personale

d.galeone microfono 350 minl'intervista rilasciata al giornale on line www.unoetre.it diretto da Ignazio Mazzoli

D: A oltre 10 anni dal 2000 e guardando al futuro del nostro Paese, del basso Lazio e della provincia di Frosinone quale la tua riflessione sia nella dimensione nazionale e laziale che nel contesto europeo?

R: La mia riflessione, penso, spazia oltre i rapporti politici intercorsi e rilevati nelle scelte più vere - discutibili e critiche - tra i maggiori partiti e sindacati e sulle aggregazioni sociali che certamente sono gli essenziali strumenti basilari di democrazia attiva e non solo formale.

D: Ti riferisci ai ruoli avuti delle imprese nello sviluppo territoriale ?

R: Se vogliamo parlare di uno sviluppo vero non possiamo non riferirci, innanzitutto, alle insufficienze esistenti e persistenti nelle capacità produttive che si compongono di lavoro, di capitali e di tecnologie,ovvero, di imprenditorialità che organizza la produzione e delle banche che la finanziano. Importante l'esperienza delle e nelle istituzioni che dovrebbero fornire “servizi efficienti” per raggiungere mercati globali sregolati e difficilmente accessibili e raggiungibili dalle piccole e medie imprese.

D: Nel concreto, guardando al secolo scorso che succede oggi?

R: Penso, per comprendere il presente e il capitalismo finanziario rispetto al socialismo reale, che dovremmo convenire sul “conoscere” - confrontandoci – sul “come e perché” il sistema produttivo tanto in Italia quanto nell'area laziale meridionale ha avuto, in assenza di una programmata politica industriale una prima forte espansione, poi inceppatasi con la crisi energetica degli anni'73, fino all'impennata inflazionistica vissuta verso la metà degli anni'80.

D: E oltre gli anni '80?

R: Abbiamo rilevato, dal 1992, il crollo dei nostri conti con l'estero; quello della lira e della crescita del debito pubblico che, già nel corso dell'ultimo decennio del secolo scorso e con fatica, l'Italia cercò di avvicinarsi all'Unione Europea e alla moneta unica, con prelievi straordinari e chiusura di imprese decotte, ripeto spesso, dal “mordi e fuggi”. E all'inizio del nuovo millennio, per competere con l'avvio dell'euro – tra la caduta del 2001 e la crisi del 2008 – il sistema produttivo non cresce più, esporta poco e investe pochissimo.

D: In questo scenario richiamato possono collocarsi i nuovi insediamenti e rilanciare i vecchi opifici produttivi, prevalentemente lungo l'asse autostradale Roma-Napoli e verso le aree tradizionali manifatturiere interne di Sora -Isola del Liri, mirate al superamento del disagio sociale di famiglie, senza lavoro, coinvolte nelle crisi aziendali di quegli anni?

R: In quegli anni - direttamente coinvolto quale responsabile della CISL di Frosinone e del Lazio - l'estendersi e l'acuirsi delle crescenti crisi aziendali, già nei primi anni del 1975 – ricordo benissimo e richiamo spesso – la stessa Chiesa diocesana di Frosinone-Veroli approvava alla unanimità la promozione, nella seconda settimana di Quaresima, di una colletta da devolvere ai disoccupati, quale segno di solidarietà umana e di sostegno del lavoro anche con l'azione sindacale unitaria dei lavoratori.

D: Un segno di umana solidarietà avuta soltanto dalla Chiesa locale?

R: Si, pur inserita - oltre la solidarietà umana - con una forte sollecitazione del Vescovo Mons. Federici verso momenti di confronto - sia istituzionali che tra parti sociali e politiche - mirati all'impegno di superare il crescente disagio delle comunità del Lazio meridionale. La Camera di Commercio, nell'autunno'75, accolse l'iniziativa di un confronto istituzionale per approfondire lo “stato delle cose” entrando nel merito dello sviluppo territoriale frusinate e del basso Lazio. Personalmente, quale rappresentante della CISL nella Federazione CGIL-CISL-UIL - evidenziai in quell'incontro, sia le positività che le incompletezze, tra luci ed ombre, degli interventi incentivanti dello Stato nell'economia locale, non programmata ne funzionale per tipologie produttive trainanti, verso una equilibrata trasformazione territoriale congiunta ad una visibile crescita sociale per elevare a dignità il “lavoro” contrattato e partecipato nei risultati.

D: Siamo nel 2013 e gli iscritti nei Centri per l'Impiego sono circa 100.000 che attendono lavoro. Che fare da ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della Cisl Lazio ?

R: A mio avviso - ieri come oggi - il riconoscimento di crisi industriale complessa (legge 7 agosto 2012 n. 134) riemerge l'impegno “parlando del passato guardando al futuro”. Penso che nei prossimi mesi si deve tradurre la quantificazione degli investimenti programmabili in coerenze innovative da verificare in almeno tre punti da condividere: nell'armonizzazione dello sviluppo territoriale provinciale e laziale; nel nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate; nella disponibilità alla partecipazione del lavoro, contrattato, in relazione ai risultati produttivi.
D: No ad uno sviluppo “neutrale” in conclusione ?

R: Penso di no, perché, è ormai riconosciuto che le crisi dei vari modelli di sviluppo “non sono neutrali” ed ecco, allora, l'appello da condividere verso la “armonizzazione e partecipazione” alle scelte di sviluppo territoriale con il “lavoro” e non solo auspicando crescita a capitalismo globale e selvaggio. Tutto ciò, sempre a mio avviso, tanto ieri quanto oggi il soggetto economico impresa - tecnologicamente avanzata per competere sul mercato globale - dovrà condividere e convenire sul come usare il territorio e cosa fare nell'agglomerato da ristrutturare e rilanciare , valutando i costi di tutti i fattori e le componenti tipologiche produttive dimensionate agli investimenti ed ai posti di lavoro, professionalmente necessari e alle quote di profitto, indispensabili, da reinvestire.

 

13 luglio 2013

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Pubblicato in Donato Galeone
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