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Emigrazione Ciociara: una nicchia prestigiosa

le20ciociare mindi Michele Santulli - L’emigrazione italiana è altro primato, ma negativo e doloroso al massimo: nessuna tra le non poche terre Europee di emigrazione registra nemmeno lontanamente il numero degli espatriati italiani: dal 1870/80 all’incirca ad oggi, milioni e milioni, si parla di trenta, e in pochi anni, si sono riversati nelle Americhe soprattutto: un esodo maggiore di quello che la Bibbia racconta, nemmeno dall’Africa, da secoli, è uscita tanta umanità quanta dalle contrade italiane! Tanto che una seconda e ancora più numerosa Italia risiede all’estero! E quali sofferenze, quali umiliazioni, quali lutti ma anche quanti successi e gratificazioni. Ma qui ci arrestiamo.

E nell’ambito di tale eccezionale fenomeno, la diaspora ciociara esige valutazione ed attenzione particolari: pur essendo un numero quasi risibile rispetto ai milioni e milioni di italiani espatriati dalle altre regioni, dunque una nicchia, una piccola parentesi, la emigrazione ciociara è quella che più di tutte le comunità ha inciso e segnato i luoghi in cui si è insediata e, incredibile e inimmaginabile, la sola che si è staccata e quasi librata in alto, un mondo a sé dunque, rispetto al generale esodo: le cause e ragioni originarie? La vestitura indossata e il fascino e la perfezione fisica sia delle donne e sia anche degli uomini che rappresentarono per oltre centocinquantanni un motivo di generale richiamo e attenzione da parte degli artisti europei: un fatto e realtà così singolari dei quali è arduo rinvenire l’eguale. E fu proprio così, tanto che oggi, per esempio, è impensabile entrare in un museo o galleria del pianeta e non rinvenirvi un quadro o una scultura che non illustrino un ciociaro o una ciociara! Sembrerebbe che la natura abbia in qualche modo voluto ricompensare queste creature delle sofferenze vissute a seguito dell’abbandono dei luoghi aviti, riconoscendo loro dei doni naturali dei quali nessun’altra delle pur più numerose comunità italiane può dirsi dotata: queste donne e questi uomini hanno perfino inventato e creato un mestiere e una professione, quella delle modelle e modelli di artista. Ecco perché una nicchia, un segmento. A ciò va aggiunta sul palcoscenico della storia, vera e propria ‘scoperta’, divenuta una icona, la figura del brigante nel suo cappellaccio a punta, nelle sue cioce ben allacciate, il fucile a trombone in mano, le sue decorazioni di oggetti d’oro sul petto… Il libro “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900” favorisce una più ampia informazione.

E tutto, in origine, iniziò in un angolo sperduto dell’Alta Terra di Lavoro borbonica, in una valle appartata che nessuno conosceva e di cui si ignorava perfino il nome tanto che la chiamavano Abruzzi, al plurale, pur non essendo Abruzzi: da alcune località e frazioni isolate e sperdute ai piedi del Monte Meta, appollaiate sulle Mainarde principalmente o alle sue pendici: S.Biagio Saracinisco e poi San Giuseppe, Immoglie, Serre, San Gennaro frazioni di Picinisco e poi Cerasuolo e Mastrogiovanni e Mennella frazioni di Filignano, Cardito di Vallerotonda, Vallegrande e Agnone di Villalatina, Montattico e Mortale -oggi Monforte- di Casalattico, Gallinaro, Atina … nomi che ancora fanno storia, suscitano emozioni e nostalgia, più di prima, in Scozia, in Irlanda, a Parigi, a Londra, in Canada, in America… la fame, la miseria, l’incremento demografico, i soprusi e le vessazioni del potere, la coscrizione obbligatoria ma anche, più tardi, la palingenesi napoleonica, furono all’origine di un lento e costante e sempre più folto esodo, anche di molti giovani: artisti girovaghi quali ammaestratori di cani, con la scimmietta, con il pappagallo nella gabbia e la fortuna, anche qualche povero orso, i suonatori di organetto e di piffero e di zampogna e di tamburello, e poi i mestieranti: il riparatore di piatti, l’arrotino, l’intrecciatore di vimini, l’ombrellaio, il fornaciaro e poi e poi…

E iniziò dunque la emigrazione, dapprima una disseminazione capillare al di là dei Monti Aurunci, Ausoni e Lepini, anche nella infida Palude Pontina e allo stesso tempo a Roma, e gli avamposti vanno oltre, al di là delle Alpi, a Parigi, a Londra, in Iscozia: viaggi estenuanti, a piedi, che duravano mesi… Nasce la emigrazione, quella autentica, in Italia, ultime decadi del 1700, in Valcomino, la valle di cui stiamo parlando; la diaspora e tragedia nazionali inizieranno cento anni più tardi verso il 1870/80 e, pur se ridotta, oggi ancora continua!

In Inghilterra sono essi che hanno diffuso e fatto conoscere il gelato anche nelle località più recondite e appartate: oggi ancora in tutta la Scozia e nelle grandi città inglesi, si incontrano normalmente negli stadi, davanti alle scuole, nei luoghi di affollamento, nelle strade, camionette e furgoncini dei gelatai, tutti ciociari; sono essi che hanno diffuso in maniera capillare i locali di ristorazione del fish and chips, oltre che della somministrazione del gelato, in tutta la Scozia e a Dublino: ancora oggi il monopolio per così dire di tali attività è nelle mani dei ciociari discendenti dei pionieri. E come ricordato, pur rappresentando, in percentuale, solo una nicchia ed un segmento dell’immenso fenomeno migratorio, è quasi inaudito al contrario il numero dei professionisti, degli artisti di ogni branca, quanti attori, quanti uomini e donne di spettacolo, quanti professori universitari e scienziati, quanti nei musei, nelle fondazioni, nelle accademie, nelle organizzazioni scientifiche, quanti atleti, quanti imprenditori…

Al medesimo tempo, nemesi e contrappasso feroci, ai loro occhi -oggi a quelli dei loro discendenti- si offre lo spettacolo di una Italia pervasa e intrisa di corruzione, di latrocinio, di lassismo, di privilegi inimmaginabili, di povertà, di ignoranza ed insensibilità, di ingiustizia criminale, di degrado irreversibile del paesaggio e del territorio: e quale non-qualità micidiale dei cosiddetti governanti…

 

 

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