Menu
A+ A A-

Forza Lavoro - il lato oscuro della rivoluzione digitale

libro ciccarelli corretto ritaglio 350 minDiego Protani ha intervistato il filosofo e giornalista del Manifesto Roberto Ciccarelli, da pochi mesi nelle librerie con il suo saggio "Forza Lavoro - il lato oscuro della rivoluzione digitale" edito per Derive Approdi

Come nasce Forza lavoro e quali sono gli obiettivi del libro?

Questo libro rovescia la narrazione dominante per cui oggi il lavoro è finito,ci sono algoritmi e le macchine sostituiranno i lavoratori. Di lavoro ce n'è invece sempre di più, è pagato sempre peggio o non è pagato affatto. Alla forza lavoro si nega anche il nome, anche se è assolutamente centrale nella produzione del valore. Più che di sostituzione del lavoro da parte delle macchine, parlerei di invisibilizzazione della forza lavoro in un sistema di produzione in cui è sfruttata in maniera intensiva. Questo libro rovescia completamente il piano della narrazione dominante. La tesi è: se esiste un algoritmo è perché qualcuno l'ha creato. Se un algoritmo funziona, esiste un lavoro umano che fa funzionare e lo rende intelligente; se esiste un prototipo di macchina automatica, questo significa che esistono legioni di lavoratori digitali che elaborano i dati prodotti dal robot alla guida, stoccano le immagini raccolte dalla telecamera montata sulla suddetta macchina, addestrano il suo algoritmo a distinguere un uomo da un cane in autostrada. Il cuore dell'algoritmo siamo noi, la nostra forza lavoro. Si tratta di farla uscire dall'invisibilità e dimostrare la centralità della sua esistenza in tutte le forme della produzione e della società. In che modo sta cambiando il lavoro in questi decenni? Parliamo dei “lavoretti”, ad esempio. In inglese si chiamano "gig works". Si svolgono attraverso le piattaforme digitali: pulizie di casa, consegne di pizze a domicilio, assistenza e consulenza, traduzione, servizio taxi, affitti brevi di case per vacanze, e tanto altro. Si tratta di una nuova economia basata sull'organizzazione puntuale delle micro-mansioni lavorative e produttive in un’ottica taylorista. La cosiddetta “gig economy”, ovvero l'economia dei “lavoretti”, è un’organizzazione scientifica della prestazione digitale a cottimo eterodiretta attraverso gli algoritmi. La paga è bassissima, da 1 centesimo a una manciata di euro. Senza tutele, pensione, assicurazione. E, quando sono previste tutele anche elementari, prendiamo il caso dei ciclo-fattorini che consegnano pranzo e cena a domicilio, si parla di “lavoro povero”. I lavoratori digitali – ovvero tutti coloro che oggi operano attraverso piattaforme – fanno parte di quell'arcipelago vastissimo di attività che si sviluppano a cavallo tra il lavoro autonomo e subordinato, la partita iva e la ritenuta d'acconto, il lavoro nero e il lavoro gratuito. Nella stessa vita un lavoratore può essere più volte occupato, da precario o dipendente, ed essere più volte disoccupato. In questa vita può essere anche disoccupato, membro di una cooperativa e essere una partita iva. I confini precedenti tra lavoro fisso e stabile sono saltati. È già in corso, tra 5 anni sarà la realtà dominante. Non ha nulla di strano, inutile pensare di sfuggirgli. Ciò che oggi chiamiamo lavoro sarà completamente trasformato nella prossima generazione.

Lavoro digitaie

In che modo sta cambiando il lavoro in questi decenni?

Innanzitutto comprendere che non siamo passivi, marginali o soggetti alle decisioni di forze del Male. Il sistema che ho sommariamente descritto ospita, nel suo centro, proprio la nostra forza lavoro. Ma questo non verrà mai detto, perché la forza lavoro deve restare invisibile. Invece bisogna rendere visibile questa invisibilità. Se riflettiamo sulla rivoluzione digitale in corso ci accorgiamo che la sua economia dipende dalle nostre azioni, relazioni, pensieri, saperi. Senza di noi Facebook non esisterebbe, per fare un esempio di una piattaforma celebre. Vale 475 miliardi di dollari in borsa, dopo un calo importante a causa dello scandalo "Cambridge analytica". Questi soldi esisterebbero senza la nostra attività quotidiana e compulsiva sullo schermo dei nostri smartphone. No. Dunque basta un semplice gesto, un click, un mi piace per produrre un'immensa ricchezza. Il problema è che espropriata e noi non la consideriamo nostra. Non è così, e la dobbiamo godere. Oggi abbiamo una forza lavoro più capace e intelligente, e questo anche grazie all'uso delle macchine e dell'automazione digitale, che permettono una maggiore potenziale autonomia del soggetto, un'ccresciuta libertà di movimento sia fisico che tra le professioni. Questa forza lavoro è un concentrato avanzatissimo di facoltà e capacità che la rendono la più avanzata nella storia umana. Non è fantascienza: è la nostra vita.

Ha ancora senso parlare di lotta di Classe ?

Ha senso eccome! La situazione che sto descrivendo ne è la rappresentazione. Da un lato abbiamo un modo di produzione organizzato sui lavoretti; dall'altro abbiamo una forza lavoro che è una potenza tale da permettere di accumulare livelli impensati di profitti. Di questi profitti non arriva quasi nulla alla forza lavoro se non dopo immensi sacrifici e una condizione di miseria che tenderà a peggiorare. Il futuro non è scritto ed è ormai dimostrato che tanto più la crisi morde tanto più si cercano risposte di protezione, esclusione dei diversi e degli stranieri, in una guerra dei penultimi contro gli ultimi. Anche questa è lotta di classe: reazionaria, xenofoba, fascista. Non c'è un segno inequivocabile è unilaterale della "lotta di classe", così come non esiste una "classe in se", una classe "generale". Se lotta di classe significa politica, nella sua forma più alta quella della giustizia e della libertà di tutti e di ciascuno, allora politica oggi significa invertire il segno reazionario producendo un contraccolpo epocale. Bisogna includere gli esclusi e sfruttare gli sfruttatori. Politica è anche capire come si fa e come agire in questa prospettiva. Forza lavoro offre numerosi spunti almeno per comprendere il senso di questo rovesciamento necessario. È la prima parte di una trilogia sulla politica contemporanea. La seconda, dedicata all'alternanza scuola lavoro e all'istruzione, uscirà a ottobre. Avremo tempo per riparlarne e rilanciare una prospettiva di libertà politica e di potenza collettiva.

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici