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Storia dei Mediterranei: parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni

storiadeimediterranei ritaglio mindi Diego Protani - Parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni. Dalla metà di settembre in libreria, la Storia dei Mediterranei sta attirando l’attenzione di lettori e specialisti in tutta Italia e anche all’estero, trattandosi di un lavoro assolutamente originale, che rompe per certi versi lo schema dell’unicità interpretativa, per proporre una lettura plurale, variegata e multidisciplinare di un mare che ha fatto decisamente la storia. Le Edizioni di storia di Giovanna Corradini aggiungono così un prodotto di rilievo nodale al panorama degli studi e delle pubblicazioni su un argomento che, nel novero della ricerca storica, rimane fondamentale. E una garanzia dell’importanza che riveste questa opera è data dai nomi degli autori: tutti studiosi e specialisti di chiara fama: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco, Tiboni, Alessandro Vanoli. Su questo lavoro storiografico, cui seguirà a breve un altro volume, si propone allora una prima intervista a due degli autori, l’archeologo navale Francersco Tiboni e la paletnologa Laura Sanna, sul significato di questa avventura storiografica.

Perché questo libro?

Francesco Tiboni (FT). E’ stato per me un onore, oltre che un piacere, prendere parte a questa impresa collettiva. Un volume che nel titolo,FrancescoTiboni 350 min Storie dei Mediterranei, racchiude quella che è l’essenza del nostro mare. Un mare che gli esperti definiscono chiuso, ma che non può essere considerato una barriera ed un confine. Fin dalla preistoria, dalle origini della navigazione, infatti, il mare Mediterraneo è stato un crocevia di uomini ed esperienze, una via di comunicazione importante e cruciale. Ben prima di internet, questa distesa d’acqua è stata la principale via di comunicazione utilizzata dai popoli dell’antichità.

Laura Sanna (LS). Se guardiamo il Mediterraneo prima del Neolitico, in quei momenti in cui gli uomini muovono i primi passi verso quelle che saranno le civiltà della preistoria, ci accorgiamo di come questa dimensione del Mediterraneo come via di comunicazione e contatto affondi le proprie radici proprio in un momento tanto antico. Il mare di quel tempo non era come lo possiamo immaginare e vedere oggi. Le terre emerse erano assai di più ed i bracci che separavano i continenti (Africa ed Europa) dalle isole erano molto meno estesi. Forse è proprio da quel momento che l’idea del mare come mezzo per scambiare idee ed esperienze, oltre che per cercare nuove terre, ha avuto origine.

Quale è lo scopo del libro?

F.T. Il volume ha, se vogliamo, tre finalità. In primo luogo si tratta di fornire uno strumento agile ma scientificamente accurato per la comprensione dell’evoluzione delle storie dei popoli che attorniavano il Mediterraneo tra la preistoria ed il medioevo. E’ un’impresa difficile e non vuol certo essere un manuale esaustivo di storia. La scelta è stata quella di prevedere una serie di ‘casi di studio’ alternati a lavori con uno sguardo più generale che potessero non solo fare la sintesi di quello che nel tempo è avvenuto, ma anche fornire alcuni spunti di riflessione su episodi importanti e puntuali. E qui entra in gioco la seconda finalità. Il volume racchiude infatti lavori di professionisti ed esperti della ricerca in campo archeologico e storico. E lo fa cercando di dare spazio sia a studiosi molto affermati e con una lunga tradizione di ricerca, italiani e stranieri, mettendo al loro fianco giovani ricercatori e studiosi che negli ultimi anni si muovono attivamente sul panorama nazionale ed internazionale. Grazie a questa commistione di stili e personalità abbiamo quindi potuto dare un taglio divulgativo e scientifico allo stesso tempo a questo lavoro, il che rappresenta la terza sfida del volume. Una sfida che, a mio parere, è stata vinta, almeno in questo caso. Anche se si tratta di una battaglia. La strada verso la divulgazione scientifica in Italia è ancora molto dura.

Se per Tiboni è ormai il terzo volume, per Sanna si tratta del primo lavoro di questo tipo. Come mai ha deciso di partecipare e cosa si aspetta?

Laura Sanna 350 minL.S. Penso che la divulgazione delle conoscenze, come detto prima, sia uno degli elementi di cui oggi abbiamo più bisogno in assoluto. Noi archeologi siamo infatti spesso abituati a dialogare all’interno di consessi chiusi e tra specialisti. Soprattutto quando si trattano temi complessi, come può essere la preistoria più remota, questa sorta di isolamento volontario diventa non solo utile per lo sviluppo della scienza, ma quasi inevitabile: la semplificazione dei concetti non è sempre agevole ed è spesso causa di letture distorte, anche involontarie, della realtà. Dover rendere semplici e comprensibili ad un pubblico di non addetti ai lavori concetti come l’innalzamento del livello marino con quanto ne consegue in termini di utilizzo degli spazi e cambiamenti nella gestione del territorio da parte degli uomini preistorici è quindi stata una sfida affascinante. Penso che poterlo fare all’interno di un lavoro di questo tipo, in cui molti colleghi ed amici si sono cimentati in questo, sia stato anche più interessante e, per certi versi, stimolante. E spero che il risultato possa essere apprezzato.

Ci sono già feedbeck sul volume?

F.T. Personalmente ho avuto modo di parlare di questo libro in un paio di occasioni pubbliche. Per chi, come me, lavora nel mondo dell’archeologia non è certo facile trovare il tempo ed il modo di prendere parte alle diverse presentazioni che si susseguono, grazie all’impegno della casa editrice ragusana, in diversi luoghi d’Italia. Eppure, soprattutto grazie a queste presentazioni, ho potuto notare un grande interesse per il tema e per le cose che vengono narrate. Allo stesso modo, ho potuto verificare come – dopo la lettura – alcune persone mi abbiano contattato per avere informazioni in più sui temi trattati, chiedendo di poter accedere anche ad articoli accademici e studi più approfonditi. Ecco, il senso della divulgazione scientifica è proprio questo, riuscire a stimolare il pubblico, oltre che ad interessarlo.

L.S. Fin dal lancio ho ricevuto molti messaggi di amici e colleghi, oltre che di persone che non conosco, che si sono detti molto interessati al volume. Mi rendo conto che il mio contributo, con un tema tanto specialistico e per certi versi innovativo – non si trova spesso sui libri per il grande pubblico – non sia di facile lettura e possa anche risultare ostico. Eppure, è proprio attraverso percorsi come questo che ritengo giusto dare il mio contributo alla divulgazione scientifica delle idee. Le storie dei Mediterranei di un tempo, del resto, devono essere note ai Mediterranei di oggi, perché la memoria e la storia, anche le più antiche, sono alla base del futuro.

 

 

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