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Saggio sulla libertà di John Stuart Mill

Libri

Oggi il “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill merita di essere riletto e rivisitato criticamente

Intervista di Diego Protani al Professor Pino Blasone che ha curato la nuova edizione di Saggio sulla libertà di John Stuart Mill edito da saggiosullelibertà 350 minEdizioni di Storia e Studi Sociali.

1) Professor Blasone, come mai hai voluto curare una nuova edizione di “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill?
R: La pubblicazione, nonché la cura, è stata suggerita dall'editrice Giovanna Corradini (Edizioni di Storia e Studi Sociali), in comune accordo con lo storico Carlo Ruta. Ho aderito con convinzione, poiché effettivamente il “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill merita di essere riletto e rivisitato criticamente al giorno d'oggi. Attraverso il tempo, non pochi luoghi comuni deformanti del suo pensiero si sono sovrapposti all'opera in questione. Essi vanno sfatati, specialmente quando possano prestarsi a strumentalizzazioni politiche quanto meno infelici, il che non era affatto nelle intenzioni o previsioni dell'autore. In particolare, un'interpretazione conservatrice di quello che è ritenuto un “classico del liberalismo”.
In tal senso, la versione più recente è quella “sovranista” dell'attuale primo ministro inglese Boris Johnson. In un discorso pronunciato il 14 febbraio 2018, egli così si richiamava a Mill, per giustificare la sua politica della “Brexit”, dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea: questa mossa avrebbe infatti significato un «adempimento dell'idealismo liberale di John Stuart Mill, il quale riconobbe che solo la nazione, così come egli la considera, “unita da reciproche simpatie non sussistenti fra se stessi e gli altri”, solamente una tale nazione poteva legittimare le attività dello Stato. Soltanto se il popolo possedeva questa comune simpatia, esso avrebbe consentito di essere governato come unità, dal momento che il sentimento di solidarietà nazionale lo avrebbe “indotto a cooperare più volentieri che con altri popoli, a desiderare di sottomettersi allo stesso governo, e a desiderare che questo fosse un governo di se stessi, o di una parte esclusiva di se stessi"».
Per la verità, qui Johnson cita il Mill di “Considerazioni sul governo rappresentativo”, piuttosto che del “Saggio sulla libertà”, ma non a caso omette di citare Mill del “Sistema di logica...”, dove egli aveva specificato come «noi non intendiamo la nazionalità nel senso volgare del termine, di una insensata antipatia verso i forestieri, di indifferenza nei confronti del benessere generale del genere umano, o di una ingiusta preferenza dei supposti interessi del nostro paese, di una indulgenza alle qualità negative perché esse siano nazionali, o del rifiuto di adottare ciò che venga ritenuto positivo da parte di altri paesi. Noi intendiamo un principio di simpatia, non di ostilità; di unione, non di separazione». Insomma, è questo orizzonte cosmopolita il vero spirito ispiratore del “Saggio sulla libertà”, qui appunto ripreso e sviluppato con incontestabile chiarezza.

2) Quale è l'attualità di questo libro? E cosa ci dovrebbe insegnare?

R: Non cʼè alcun dubbio, che la convinzione di Mill sia contraria fosse pure al più apparentemente innocuo sciovinismo. Nel “Saggio sulla libertà”, infatti possiamo leggere: «Lungi dalla nostra intenzione difendere o scusare quei sentimenti che rendono gli uomini sconsiderati o quanto meno indifferenti verso i diritti e interessi di qualsiasi porzione della specie umana, eccetto che per quelli i quali sono denominati nello stesso modo e parlano la loro stessa lingua. Tali sentimenti sono caratteristici dei barbari; solo nella misura in cui una nazione si avvicina alla barbarie, essa tiene costoro in grande considerazione». Tanto più il pericolo sussiste, e diventa interno a una società, quando può accadere che il “sentimento di nazionalità” venga posto al di sopra dellʼ “amore per la libertà”.
Pertanto, nulla di più estraneo alla mentalità democratica di Mill, che ogni bieco nazionalismo, o anche “volgare” populismo/sovranismo così caro a Boris Johnson e ai suoi adepti in patria o altrove. Entrando più specificamente nel tema, l'attualità del “Saggio sulla libertà” sta proprio nel rifiuto di ogni demagogia populista. A cominciare dall'episodio storico-filosofico del greco Socrate, ingiustamente condannato non da una tirannide bensì da una democrazia aurorale come quella ateniese dell'epoca, ormai nella sua fase degenerativa. E noi all'esempio riportato da Mill potremmo al giorno d'oggi ben aggiungere fascismo e nazismo, pervenuti storicamente al potere anche grazie alla farsa di “libere” elezioni.
In buona parte, Il saggio di Mill è un lungimirante avvertimento teso a scongiurare circostanze in cui la democrazia, e quindi la libertà, sia indotta a un aberrante suicidio. Poiché, in effetti, il suicidio coatto di Socrate questo fu – o coincise con: l'inizio dell'agonia della democrazia nel mondo antico classico, per quanto imperfetta o carente essa ancora potesse essere. Non c'è vera attualità senza critica storica, e gli esempi storici riportati da Mill sono più d'uno. A tal punto, che il suo potrebbe essere definito un insegnamento storicistico, un invito a rileggere la lezione storica in funzione del presente o del futuro.

3) “L’argomento di questo saggio è la libertà civile, o sociale”. Quanta libertà civile abbiamo oggi?

R: L’argomento del saggio di J. S. Mill in questione è tanto la libertà civile, quanto quella sociale, e nemmeno tanto di riflesso. Questi due aspetti della libertà sono strettamente collegati fra loro, e conseguenti l'uno all'altro. Continuiamo a prendere in considerazione il testo stesso, dove l'autore specifica come, in una democrazia, «volontà del popolo significa, praticamente, volontà della parte più numerosa ed attiva del popolo – della maggioranza insomma, o di quella che riesce a passare per tale. Di conseguenza, il popolo può desiderare di opprimere una parte di sé stesso, e le precauzioni sono, a questo riguardo, utili altrettanto che contro qualunque altro abuso di potere. Per queste ragioni è sempre importante limitare il potere del governo sugli individui, anche quando i governanti siano regolarmente responsabili verso la comunità, o cioè verso il partito che nella comunità prevale».
In questa citazione, conviene sottolineare due punti: là dove si parla di una maggioranza “che riesce a passare per tale”. È ciò che oggi è diventato più facile, grazie alla potenza accresciuta dei mezzi di informazione, e al condizionamento che poteri più o meno occulti possono esercitare su essi, perfino sotto le apparenze di una libera socializzazione e circolazione delle idee. Il secondo punto, “limitare il potere del governo sugli individui”, può dare adito a fraintendimenti e critiche nei confronti del pensiero di Mill, tendenti a definirlo negativamente quale individualismo. Ciò non risponde a verità, dal momento che, se leggiamo con attenzione lʼintero testo “Sulla libertà”, ci accorgiamo di come lʼautore sia tanto preoccupato dei diritti degli individui, quanto di quelli delle minoranze. Anzi, forse soprattutto di queste ultime, e in maniera storicamente preveggente.
La libertà civile si trova oggi a rischio, presa sotto tiro tra due fuochi: da un lato, le solite forze conservatrici o reazionarie; dall'altro, ampi settori della cosiddetta opinione pubblica, manipolata da una sistematica disinformazione o istigata ai deteriori sentimenti suggeriti da un egoistico e scarsamente responsabile consumismo. In realtà, si tratta delle facce di una stessa medaglia. La rilettura del saggio di Mill sulla libertà più autentica, o restaurata nella giusta luce, può contribuire in quanto antidoto. Più ancora o meglio che “classico del liberalismo” inteso in senso conservatore, un classico del liberalismo libertario, inteso in senso progressista secondo la volontà originaria del pensatore ottocentesco.

4) E' ancora attuale invece la polemica sulla tirannia della maggioranza? Perchè un ventenne dovrebbe leggere questo libro? E cosa dovrebbe apprendere da questo saggio?

R: All'implicita domanda su che cosa intenda J. S. Mill col concetto di “tirannia della maggioranza”, si è già risposto, almeno in parte, nelle precedenti risposte. Circa la sua attualità, si è pure accennato, sovranismo e populismo sono le forme principali attraverso cui il problema si ripresenta politicamente e socialmente. Il tentativo di suscitare una maggioranza non più tanto “silenziosa”, o, peggio, di simularla, è ben illustrato da Mill nella sua trattazione polemica, in quanto riedizione dell'antica demagogia, pericolo sempre in agguato nelle democrazie. Non si vede affatto perché quella odierna possa fare eccezione. Mutato è il contesto, oggi definito “globale”. Aggiornati dovrebbero essere i mezzi, ancor più che gli argomenti, con cui contrastare un tale rischio. Quest'ultimo è soprattutto compito e interesse proprio di quei “ventenni”, ai quali l'ultima domanda di cui sopra si riferisce.
Fra l'altro, nella lunga introduzione al “Saggio sulla libertà”, traduzione italiana, ho operato un breve confronto tra Mill e Karl Marx. I due pensatori economico-politici e sociali furono non solo contemporanei, ma anche convissero a Londra nello stesso periodo frequentando gli stessi ambienti culturali. Qui vorrei piuttosto approfittare per confrontare brevemente Mill e il nostro risorgimentale Giuseppe Mazzini. Tra loro, si possono effettivamente rilevare alcune affinità liberali, se non libertarie. Ma, pure, una non insignificante differenza, concernente la “volontà del popolo”. Quest'ultima viene da Mazzini romanticamente idealizzata, quasi rimpiazzando la teologica volontà e provvidenza divina. Empiristicamente o positivisticamente, Mill è ben più critico e laico al riguardo, come abbiamo potuto intravedere. Quest'atteggiamento realistico mi pare più moderno, meno esposto a strumentalizzazioni populistiche, certo estranee alle intenzioni mazziniane.
Non è necessario per un ventenne essere iscritto a una facoltà universitaria di storia e filosofia, per approfondire un paragone del genere, pertinente con la nostra complessa, a volte contraddittoria, storia nazionale. Piace comunque concludere, con un incredulo ma accorato timore, espresso da Mill nel “Saggio sulla libertà”: «Se la civiltà ha prevalso sulla barbarie, quando la barbarie dominava il mondo incontrastata, è eccessivo temere che la barbarie, sconfitta una volta, possa rivivere e riprendere il predominio sulla civiltà. Una civiltà, che potrebbe soccombere così davanti al suo nemico già sbaragliato, deve essere talmente degenerata che né i suoi sacerdoti né i suoi istitutori ufficiali né alcun altro abbiano la capacità o si vogliano dare l’incomodo di difenderla. Se così è, quanto più da questa civiltà si sarà lontani, tanto meglio: essa non può se non proseguire di male in peggio, finché sia distrutta e rigenerata (come l’impero d’Occidente) da più energici barbari».

 

 

 

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