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Le stelle di Lampedusa di Pietro Bartolo

“Mi piace pensare che le stelle di Lampedusa siano lì per proteggere le migliaia di bambini che ogni giorno devono affrontare viaggi disperati come quello di Anila".

pietro bartolo 390 mindi Rossana Germani* - Anila, naturalmente, è un nome di fantasia ma la sua storia è vera. Una bambina nigeriana che da sola ha deciso di affrontare un viaggio lunghissimo fino a ritrovarsi su quella nave tra quei naufraghi sconosciuti. Una bambina di circa dieci anni, sola, che decide di partire per cercare la sua mamma schiava di un rito vudù e della prostituzione che l'avrebbe liberata da quel rito e dal debito contratto per assicurarsi il viaggio in Europa.

Se questa è una donna
Se questa è una bambina
Se questi sono uomini che per sete di denaro o puro piacere personale umiliano il corpo delle bambine, delle ragazze, delle donne.

Ad ogni visita in quell'ambulatorio lui sperava di non trovarle abusate, almeno le bambine, invece ne aveva sempre la conferma.
Anche Anila era stata vittima di violenze ma ora che era arrivata in Europa voleva dimenticare. Pensava che una volta sbarcata a Lampedusa avrebbe subito riabbracciato la sua mamma che non vedeva da più di 8 anni.

Per realizzare il suo sogno quasi impossibile, il dottor Bartolo fece di tutto. Aggiungendo le cifre mancanti e trovando la giusta combinazione, forse al cinquantesimo tentativo riuscì a ricostruire quel numero di telefono che la bambina ricordava solo a metà e trovò finalmente la madre. Stava in Francia, a Marsiglia, presa in cura da assistenti sociali che la stavano liberando da quel brutto giro di prostituzione in cui era finita.
Pensava che nel giro di pochi giorni la piccola Anila avrebbe riabbracciato mamma Carla ma dovette fare i conti con la burocrazia che portò la piccola a vivere un'altra odissea, più paradossale, meno violenta, ma sempre dolorosa, tanto da farle tentare più volte il suicidio. Sì, una bambina di dieci anni che tenta il suicidio è difficile da immaginare. È il risultato di una società gravemente malata.

Tra un viaggio e l’altro , chiedendo aiuto a qualche “potente” tra i quali Papa Francesco e il Presidente Mattarella, per cercare sbloccare la pratica di ricongiungimento, Bartolo, nel suo libro, racconta se stesso e quella che ormai è diventata la sua vita totalmente dedicata agli altri, a quei poveri “Cristi”. Trascurando gli affetti familiari passa tutti i suoi giorni tra il poliambulatorio e il molo Favaloro e, nel tempo libero, va in giro per il mondo a portare la sua testimonianza.leStellediLampedusa 350 min

Ha fatto e continua a fare convegni e incontri dappertutto per mostrare tutte quelle atrocità. Quelle atrocità che ha documentato e salvato in una pennetta usb e che mostra ogni volta che gli è possibile farlo, sbattendo in faccia la verità a chi si ostina a parlare con superficialità di numeri e di quote da "redistribuire" o rinviare come fossero merce scadente, scaduta o avariata. Ci racconta che, nel 2017, in quella riunione a Malta dei vertici Europei - in cui anche lui, in qualità di dirigente medico del poliambulatorio di Lampedusa, era stato invitato a partecipare - irritato, deluso e stanco di sentir parlare solo di quote o numeri da spartire, interrompe il potente di turno, che stava parlando con un distacco sovrumano e, invitandolo a girarsi verso la finestra per riportarlo alla realtà, pronuncia con fermezza queste parole: "guardi là...Dottore, sono certo che se guarda bene, tra le onde, il cadavere di qualche bambino lo trova sicuramente. E se non c'è, le basterà aspettare qualche secondo. Vedrà che arriverà".

E poi fa partire quelle immagini shock di ragazzi scuoiati dalle lame degli aguzzini libici di uomini mutilati dei genitali per un perverso gioco dei secondini, donne e bambine violentate, bambini abusati.

“Ho dovuto fare cose terribili, cose a cui non ti abitui mai, e che ti perseguitano la notte negli incubi. Ho sempre paura quando mi appresto a fare un'ispezione cadaverica: piango, vomito, ma solo facendola posso capire, conoscere la storia di quelle povere salme e restituire loro dignità”.

“Quelli che hanno firmato quegli accordi forse non lo sanno davvero cosa sta succedendo lì. Forse non si rendono conto di ciò che stanno autorizzando. Ma io sì, io lo so perfettamente. Perché io ho visto, io ho ascoltato i racconti di chi è stato nei centri di detenzione...e non riesco a darmi pace. Sono simili ai campi di concentramento costruiti in Europa".

Alla fine delle immagini nessuno ha avuto più il coraggio di guardarlo negli occhi fingendosi impegnati tutti a fare qualcosa di necessario su quel tavolo pieno di scartoffie riempite di parole e numeri senza cuore.

A metà tra un romanzo di formazione e un documentario, "Le stelle di Lampedusa" è un'ottima fonte di informazione per capire bene cosa c'è dietro il fenomeno della migrazione umana e cosa devono subire molte persone, tra le quali anche bambini, prima di provare a salpare per l'Europa. E, una volta arrivati, se fortunati, a toccare il primo pezzo d'Europa in quell'isola nel mediterraneo, ci mostra come sia lenta e crudele a volte la burocrazia.

Ecco, leggendo questo libro si capisce l'importanza di essere testimoni per non far crescere l'indifferenza o, peggio, la resistenza verso il fenomeno migratorio che sta interessando la nostra epoca e al quale l’Europa tutta deve trovare, in un'ottica lungimirante, una soluzione civile e umana.

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
Pubblicato sul n° 15 di CiesseMagazine

 

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