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"Stella distante" di Roberto Bolaño

RobertoBolaño 350 260di Nadeia De Gasperis - Un sogno nel sogno, o un doppio sogno, come lo penserebbe Schnitzler, questo viaggio ora immaginifico e onirico ora pragmatico e concreto come una crosta di sale. Non una descrizione didascalica, neppure un escursus bibliografico, accenni mai accademici alle storie di opere e vita di Bolaño, nel suo stesso modo carismatico e affabulatorio, che si dirama e si chiude infine in un equilibrio perfetto. “Rizomatico” come lo definisce una delle autrici presenti. Così i nostri interlocutori, Arevalo, la Carmignani, Lefevre, La Pietra, sono vittime dell’incantesimo di Bolano e noi del loro incantesimo, sogno nel sogno, lavorano con il nostro inconscio per produrre immagini oniriche che non speravamo di sognare.

L’uomo che fa della letteratura un mestiere, per sostenere la famiglia, una scrittura che non cederà all’amore, nè al denaro, mai al cielo, che ci esorta a non dare troppo credito alla letteratura, ma fa del suo romanzo Notturno cileno, con un tono ora cupo e malinconico ma profondamente lirico, un testamento letterario, oltre che morale, sulla frivolezza della letteratura e di ciò che le ruota intorno, con fughe nell’iperfinzione e delirio, riconducendoci da questo quadro fosco, alla realtà di tanta storia del Cile, che sembrava nell’oblio, per lontananza e dimenticanza.

Come dice La Gioia, Bolaño, racconta il disastro quotidiano ma anche personale, con un tono impassibile che crea dalle cose normali, come in una clip di un film di David Linch, momenti di ansia e suspence. Così detective della condizione umana ci tiene con gli occhi sbarrati difronte all’incubo, con storie senza trama ma un ordito di personaggi legati in concatenazione, che costringono il lettore a una lettura a perdifiato nelle corse a catturare draghi e travestirli da lepri, attraverso una scrittura piana ma magistrale e lirica, ora ironica, come negli anni spensierati e giovani dei Detective selvaggi ora di un piattismo descrittivo che disarma come in “2666” ma che apre strade nuove alla lettaratura, sebbene non sappiamo dove porterà, una brutta esperienza da tradurre, racconta la Carmignani, per la crudezza dei dettagli, che le occorse il supporto di un medico legale che ne perfezionasse la descrizione scientifica. Grazie agli autori e le loro storie di incontri e “desencuentros” con Bolaño, non possiamo andare via, dalla sala dell’Auditorium “Vittorio De Sica” di Sora, nella occasione dell’incontro “Stella distante” promosso da Progetto Città, senza la voglia di iniziare la nostra esperienza o continuarla, di lettori selvaggi.

L’evento è stato inserito nella sezione "laboratori & incontri" del Festival delle storie.

 
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