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“Il vestito strappato: I brandelli dell’Anima”

  • Scritto da  Daniela Palombi

Ildoloredellamemoria Fabi Loffredi 350 300di Daniela Palombi - Lettura personale de “Il dolore della Memoria – Ciociaria 1943-1944” – Lucia Fabi, Angelino Loffredi.
A Vallecorsa, il 17 dicembre 2016, presso la Biblioteca Comunale, con grande emozione e partecipazione, ho presentato e recensito il libro “Il dolore della memoria – Ciociaria 1943-1944”, scritto a quattro mani dai coniugi e docenti ceccanesi Lucia Fabi ed Angelino Loffredi. L’evento è stato introdotto dalla professoressa Floriana Sacchetti, presidente del Centro Studi e Ricerche “Maria De Matthias”; sono seguiti poi i ringraziamenti del sindaco di Vallecorsa Michele Antoniani.
Ho letto il libro due volte, l’ho metabolizzato, mi sono immedesimata e ne ho tratto conclusioni. Scorrendo le pagine ho focalizzato due tematiche principali: la comunità ciociara ferita dal piede straniero nei valori che più la caratterizzano, come la caparbietà, la religiosità, la tenacia, l’amore per la terra, l’orgoglio, l’attaccamento alla famiglia e al lavoro; e poi la questione che maggiormente mi ha scosso e coinvolto: la popolazione del basso Lazio violata nel proprio intimo e nella propria dignità dagli invasori.
Nel testo analizzato si parla diffusamente delle violenze sessuali subite dalle ciociare (ma anche da uomini e bambini), nel maggio del 1944. A violare la nostra gente, non furono solamente gli occupanti tedeschi, ma soprattutto i “goumiers”, soldati di nazionalità marocchina incorporati nell’esercito francese (C.E.F. Corps Expeditionnaire Francais en Italie), comandati da Alphonse Juin. Non solo marocchini, ma in generale questi soldati, riuniti in bande o squadroni (“goum”) di circa 70 persone, vengono dall’Africa Settentrionale. Sono tunisini, algerini o berberi provenienti dalla catena montuosa dell’Atlante.
I marocchini del CEF erano avvolti in barracani e mantelli con cappuccio; solitamente erano imparentati tra loro ed erano montanari, capaci di muoversi sulle montagne, in silenzio e con agilità, facendo raid notturni e resistendo al freddo e alla fame. I “goumiers” utilizzavano lunghi coltelli e con quelli sgozzavano o mutilavano le loro vittime.

I marocchini stupratori

Uomini spietati, macchiarono l’Italia con circa 7000 stupri, tanto che le autorità francesi autorizzarono alcune donne berbere a seguirli con la speranza di placare la loro furiosa sete di violenza. I pochi provvedimenti non fermarono le gravi scelleratezze dei marocchini. Le donne stuprate nel nostro territorio furono moltissime: solo ad Esperia ne furono 600 su 2.500 abitanti; ma ci furono violenze anche a Coreno Ausonio, a Spigno Saturnia, ad Amaseno, a Pastena, a Castro dei Volsci, a Lenola, a Ceccano...
Nel mio paese, tra il 24 e il 26 maggio 1944, furono violentate circa 100 donne; 2 rimasero incinte, 1 si ammalò di sifilide.
I soldati del CEF non si fermarono neanche davanti alle Suore del Preziosissimo Sangue, ordine religioso fondato dalla Santa vallecorsana, Maria De Matthias. Come hanno scritto Fabi e Loffredi nel loro libro:
“Dopo Lenola, i soldati della IV Divisione entrano a Vallecorsa fra il 24 e il 26 maggio (...) Con l’arrivo delle truppe appartenenti alla IV Divisione marocchina di montagna (DMM), i problemi di sopraffazione della popolazione e le uccisioni aumentano notevolmente. Ci troviamo di fronte a ruberie, uccisioni e stupri di massa che avvengono il 23 maggio, sin dalle prime ore del loro arrivo (...) In questo elenco di violenze non vengono sottratte neanche le suore appartenenti all’ordine del Preziosissimo Sangue. Il dottor Poccia medico condotto del paese testimonia che le donne violentate furono un centinaio, fra queste due rimasero gravide ed una si ammalò di sifilide (...) La città di Vallecorsa, per il sacrificio dei suoi cittadini che è stato altissimo con 118 vittime, è stata insignita della medaglia d’oro al valore civile. Questa immane tragedia comprende le 91 vittime del bombardamento del 23 gennaio 1944, le 6 persone uccise dai tedeschi, altre 6 dai marocchini, i 6 deceduti a causa dello scoppio dei residui bellici, i 9 uccisi a causa dei cannoneggiamenti fra alleati e tedeschi”.
Durante una guerra, lo stupro è spesso utilizzato come strumento psicologico capace di umiliare e mortificare il nemico. Ancora Fabi e Loffredi:
“Il corpo della donna simbolicamente diventa il campo di battaglia fra eserciti contrapposti. I vincitori, attraverso il dominio del corpo della donna, vogliono rappresentare la conquista del territorio”.
Nel 2002, lo storico francese Jean Cristophe Notin ne “La campagne d’Italie – Les victoires oublié de la France” scriveva:
“che la vera causa delle violenze sarebbe stata la degradazione morale della popolazione civile, la cui componente femminile era volontariamente dedita alla prostituzione e sessualmente attratta dalla prorompente virilità degli uomini di colore, in virtù del loro esotismo”.
Parole forti, ingiustificate, che hanno provocato la mia indignazione. Sono i due autori ceccanesi a portare alla luce le irritanti definizioni di Notin. Viene fuori una donna ciociara disinibita, priva di valori e di facili costumi. Questo perché? Per disattenzione? Per la tendenza giustificatrice delle atrocità commesse? Le nostre donne sono state dissacrate e, come in questo caso, spero isolato, presentate come le reali colpevoli delle violenze subite.
Noi ciociare non ci riconosciamo in questa descrizione e non vi riconosciamo neanche le nostre nonne: sarebbe lecito rispondere adeguatamente allo storico francese probabilmente abituato a scrivere di Storia senza attingere alle fonti. Le verità sulle “marocchinate” in terra ciociara purtroppo non sono condivise. C’è ancora molto da ricercare, come ci insegnano gli autori di questo testo.
E’ lecito chiederci allora: cosa è avvenuto davvero nel Basso Lazio, nel senese, nel viterbese, sull’Isola D’Elba, nella Valle del Rodano e in Renania?
Come si sono comportate le autorità francesi e le forze alleate rispetto ai crimini sessuali che i nordafricani stavano commettendo dopo aver aggirato la Linea Gustav?
Il pubblico è rimasto stupito, basito: le affermazioni “facili” di Notin hanno lasciato tutti increduli e sdegnati. Tante le verità celate e mistificate, le pubblicazioni sono lacunose e le ricostruzioni, a distanza di 70 anni, difficili.
Molte sono state le donne che a causa di una morale gretta ed ingiusta, si sono rifiutate di testimoniare le violenze subite, preferendo portare dentro di loro quel dolore indelebile, soffrendo silenziosamente. Spesso allontanate dai loro uomini, destinate a restare “marchiate” o a nascondere fino alla morte quella gravidanza indesiderata o quella malattia venerea che le ha condannate all’omertà.
Qualche voce inizia a farsi sentire nel 1948: a mobilitarsi è Maria Maddalena Rossi, che nel 1952, in un’interpellanza alla Camera dei Deputati, chiederà dei sussidi e pensioni per tutte le persone che hanno subito stupri di guerra durante il 1944 al passaggio delle truppe del CEF.
Nel 1957 Alberto Moravia pubblicherà il romanzo “La Ciociara” e nel 1960 uscirà nelle sale cinematografiche italiane, uno dei capolavori di Vittorio De Sica: “La Ciociara”, con il premio Oscar Sophia Loren. Credo che più di tante altre testimonianze o battaglie, questo film abbia permesso al mondo intero di far conoscere i turpi fatti avvenuti nelle nostre zone; in particolare la scena forte dello stupro in una chiesa (che nella trama del film avviene proprio a Vallecorsa) per mano dei berberi molestatori, ha riacceso il dibattito e l’interesse collettivo altrimenti sopito da imbarazzo e disagio.
E’ il 1964 quando a Castro dei Volsci viene finalmente inaugurato “Il Monumento alla Mamma Ciociara”, opera simbolo, scultura-riscatto della nostra gente desiderosa di rendere pubblico il devastante crimine di guerra.
Alcuni isolati episodi di violenza sulle donne furono commessi da parte dei soldati tedeschi, che dal 1943 occuparono l’Italia centro settentrionale e quindi la Ciociaria.
A Cassino soldati ubriachi violentano una donna che riesce a salvarsi dalle sevizie grazie ai suoi due cognati; a Coreno Ausonio, un’altra donna, per evitare lo stupro, si getta dal secondo piano della sua dimora e muore; a Villa Santo Stefano un soldato ubriaco uccide una ragazza; ad Isola del Liri i tedeschi tentano di violentare due sorelle: i genitori intervengono per sottrarle agli stupratori ma, insieme alle ragazze, vengono anche loro uccisi.
Fanno parte delle schiere di violentatori anche alcuni soldati mercenari slavi aggregati all’esercito tedesco pur avendo mansioni secondarie.
Inoltre i tedeschi furono saccheggiatori: di cibo, di prodotti agricoli, di attrezzi; razziatori di bestiame; rastrellatori; ladri ed autori di uccisioni il più delle volte ingiustificate.
La nostra comunità venne oltraggiata, ferita, traumatizzata dagli sfollamenti e dal distacco dai propri terreni, dagli animali e dalle case. Il cibo poi scarseggiava sempre di più, e le donne, grandi protagoniste di questo biennio, spesso rinunciarono alla loro dote (corredo, coralli, orecchini in oro...) per barattare pane, ceci o farina: alimenti necessari alle loro famiglie.
Al fianco della povera gente troviamo spesso la Chiesa, soprattutto quella locale, con i suoi parroci e i suoi vescovi, i quali svolgono davvero un ruolo positivo. Gli sfollati vivono purtroppo nella sporcizia, nella miseria: affamati, colpiti da malattie infettive, debilitati ed ammassati. Sono i vescovi di Anagni, di Veroli, di Ferentino e di Alatri a mobilitarsi, a dare assistenza, accoglienza, a smistare cibo, cure mediche: ad assicurare protezione alla gente ciociara attanagliata dalla paura e dalla perdita di ogni speranza.

“Il dolore della memoria” come lo legge un’insegnante di Lettere

Per concludere, vorrei recensire “Il dolore della memoria” come un’insegnante di Lettere (quale sono).
Ho letto con piacere un libro scorrevole ed adatto ad un pubblico variegato: consigliato agli studenti, alle donne, a chi vuole approfondire.
Il linguaggio è semplice, chiaro. E’ il linguaggio delle testimonianze prese dalla gente comune, spesso con testi riportati fedelmente, così sincero da rendere il testo coinvolgente.
Il genere appartiene alla storiografia, perché ricco di dettagli e fatti relativi alla nostra comunità. Molte sono le fonti, le tracce umane, i ricordi tramandati da persone che hanno vissuto un incubo: lo hanno incorporato, lo hanno subito, ma hanno subito reagito. E’ una cronaca che segue un iter cronologico ambientato nelle nostre aree subito dopo la caduta del regime mussoliniano, fino alla liberazione degli Alleati.
Lo spazio è vario. Viene particolarmente inquadrata la situazione di Ceccano, ma il margine poi si amplia raggiungendo a raggiera molti paesi limitrofi.
25 capitoli che sviluppano argomentazioni varie: l’armistizio, le occupazioni e le requisizioni tedesche, i bombardamenti, gli sfollamenti ed infine le violenze carnali.
Ricche sono la bibliografia, nonché le citazioni. I personaggi siamo noi: i nostri nonni, la gente di paese e di campagna, le mamme, le anziane, le famiglie ciociare.
Leggere questo volume è un modo per riflettere, per documentarsi, per risvegliare il senso di appartenenza ad una comunità fiera e di nobili valori. E’ un testo che affronta tematiche oltremodo attuali, come la violenza sulle donne, argomento di cronaca purtroppo quotidiano, e lo stupro, che attualmente riguarda l’Iraq, la Siria e, purtroppo, il terrore delle donne di Aleppo.

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