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In un libro la storia del primo ospedale di Frosinone

PiazzaleEmilioDiamanti e VecchioOspedaleIvano Alteri intervista Gerardo Di Giammarino - Senza memoria... non c'è storia! Una memoria condivisa è la base di ogni comunità, e la Ciociaria ne è quasi del tutto priva. Sarà per questo che suscita simpatia chiunque s'ingegni a riscoprirne le tracce, quelle più fresche e quelle già fossilizzate, anche le più piccole e particolari, per conoscere e rivivere i tempi che hanno segnato la nostra terra, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva ventura. Al contributo dei molti storici locali impegnati, spesso volontaristicamente, in questa lodevole opera, si aggiunge ora la ricerca di Gerardo Di Giammarino, raccontata nel suo libro “Storia dell'Ospedale Umberto I di Frosinone”, col sottotitolo “L'opera del Dott. Arnaldo Angelini, medico condotto”. Abbiamo chiesto all'autore di regalarci qualche cenno sulla sua genesi e di svelarci il filo della sua trama, prima che il libro sia presentato il 5 maggio, alle 17,30, presso Sala Teatro Asl Frosinone.

Come nasce l'idea di questo libro?

Questo libro nasce sulla spinta di due fattori. Il primo, due mostre fotografiche realizzate sulla storia dell'Ospedale Umberto I di Frosinone, (non quello ancora esistente, ma quello originario): una nel 2008, con foto e documenti che vanno da fine Ottocento fino al 1963; un'altra, realizzata in occasione dell'inaugurazione del nuovo ospedale “Fabrizio Spaziani”. Il materiale reperito non poteva non spingermi ad una qualche raccolta e pubblicazione.
Ma la spinta maggiore è venuta dalla voglia di conoscere quali fossero le radici ciociare della mia professione, quella d'infermiere professionale, che esercito da quarant'anni presso l'ospedale di Frosinone. Spesso i miei nonni, i miei zii, mi raccontavano di quest'ospedale che stava nella parte alta della città; che io non ho conosciuto, per questioni d'età...

Ma l'Ospedale Umberto I nasce per impulso pubblico o privato?

Vi sono dei documenti in cui si parla di un'assistenza in forma molto blanda, cibo, acqua e qualche altro ristoro, data ai pellegrini che passavano in città sulla via Casilina. Nei pressi di quella che oggi è Piazza Sant'Ormisda, c'era un primo abbozzo di “ospedale”, tra virgolette...

Un “ospitale”, come si diceva...

Sì, infatti all'epoca, fine Ottocento, l'assistenza ai malati, ai bisognosi, non era garantita. C'erano le opere caritative della Chiesa che davano una qualche assistenza.
Quindi si può dire che l'ospedale sia nato attraverso un processo di aggregazione progressiva?
Soprattutto, dalla fusione delle Confraternite.

Quali?

La Confraternita della Buona Morte e la Confraternita del Gonfalone, presenti nella nostra città. Quest'ultima dava assistenza minima ai cittadini, ai pellegrini di passaggio, soprattutto. Mentre la prima si occupava delle esequie funebri, accompagnava le salme nelle chiese.

Quand'è che inizia ad avere caratteristiche più da ospedale che da ospitale?

Poco prima del Novecento, quando le leggi stabiliscono la competenza del governo per l'assistenza sanitaria. Ma siamo all'inizio anche del processo di unificazione dell'Italia; quindi, gli interventi sono un po' a macchia di leopardo, differenti da regione a regione. Però cambia nettamente l'idea di assistenza sanitaria. Poi, nei primi del Novecento, si inizia a vedere l'unificazione di tale assistenza.

Quindi, come nasce l'ospedale di Frosinone?

Il primo, come dicevo, nasce dalla fusione delle due congregazioni, che insieme recuperano la vecchia chiesa di Santa Croce, ormai dismessa, sita nel cuore della città, e lì viene strutturata una prima forma assistenziale. Poi, nel 1872, il primo sindaco della città di Frosinone, Domenico Diamanti, toglie alla Congregazione della Buona Morte la prerogativa di assistere i cittadini, e fa votare al consiglio una delibera compiendo i primissimi passi verso un'assistenza pubblica.

Qual era l'orientamento politico di Diamanti?

Diamanti era un repubblicano, garibaldino; siamo nel 1872. Inizia a fare le prime riforme dell'assistenza sanitaria, a partire dalla struttura. Ma bisogna ancora aspettare molti anni, perché l'opera si compia. Nel 1883-84, i cittadini di Frosinone si autotassano per la costruzione di un'ospedale vero, raccogliendo la somma di 12.000 lire.
Questo è il primo ospedale costruito con i soldi dei cittadini, a Piazza Diamanti, dove oggi c'è l'Istituto Maccari, il magistrale: l'Ospedale Umberto I. L'inaugurazione avvenne con una grande manifestazione pubblica, il 15 agosto 1887.

Come fu organizzato l'ospedale?

All'inizio furono chiamate delle suore, le Suore Ospedaliere della Misericordia di Roma. Tre di loro gestivano tutto quanto riguardava la parte assistenziale. C'erano poi i medici condotti cittadini, che si coordinavano con i medici del Distretto Militare, per l'assistenza medica.
È a questo punto che arriva il medico Arnaldo Angelini.

Che è il co-protagonista di questa storia, con lo stesso ospedale

Certamente. Tramite un concorso giunge qui a Frosinone. Angelini è il primo chirurgo assunto dall'ospedale, come primario e direttore sanitario. Proveniva da un'esperienza lavorativa importante, poiché si era laureato all'Università di Bologna, diventando subito il pupillo del professor Muzzi, che deteneva la cattedra di chirurgia presso l'ospedale di Bologna. Quando arriva a Frosinone porta con sé tutta la sua scienza, il suo sapere, iniziando a metterli in atto. In pochi anni trasforma l'ospedale di Frosinone da ospedale di periferia in ospedale d'eccellenza, tanto che vi si ricoverano pazienti provenienti da tutta la regione.

Naturalmente, per conoscere tutta la storia dell'ospedale e di Angelini rimandiamo alla lettura del libro. Ma questa sua ricerca, e più in generale la ricerca storica locale, a cosa può servire?

Questo libro, innanzitutto, si riappropria di un pezzo di storia della città, che pochi conoscono. Un pezzo, un frammento che va dalla fine dell'Ottocento fino circa al 1910, che torna sotto la luce dell'oggi, come storia cittadina, storia sociale. E poi ci mette in rapporto col quadro politico di allora, con le condizioni sociali di questa città, fin anche col clima atmosferico che colpiva la città in quel tempo. Ci fa conoscere le strade cittadine, che erano in terra battuta e per i medici condotti andare dal centro alla periferia, era un impresa d'inverno.

Si può riscontrare lo stesso spirito profuso dal professor Angelini, nei gestori ed operatori sanitari di oggi, visto che da infermiere lei vive il sistema dall'interno?

Forse non ce n'è più di esempi del genere. Certo dobbiamo dire che, nonostante tutto, la sanità di oggi è ovviamente migliore; ma non possiamo parlare dello stesso spirito che c'era allora. Forse anche per questo è utile raccontare questa storia e le altre.

A chi lo consiglia questo libro?

Certo non solo agli addetti ai lavori. Io l'ho scritto nel modo più scorrevole possibile per renderlo fruibile a tutti e rendere la storia affascinante, così che tutti la conoscano fino alla fine.

Come si può dire che sia andata a finire la storia?

La storia finisce come finiscono tutte le storie di questa città, con la politica che spesso impedisce lo sviluppo di scelte coraggiose, minandole fin dalle fondamenta. E se oggi abbiamo ancora, e di nuovo, una sanità che zoppica, forse la politica dovrebbe renderne ragione.

Frosinone 28 aprile 2017

 
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