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Relazione di Maria Giulia Cretaro

Il Seminatore Van Gogh da GooglePhoto 460 dettaglio mindi Maria Giulia Cretaro (anche in video) - Parlare di capitalismo senza affrontare le connessioni con lo Stato Sociale, priverebbe l’argomento del riscontro diretto con la realtà con la quale si interagisce. Paolo Ciofi non si sottrae certo a questa analisi, proponendo una dissertazione approfondita su cause ed effetti del sistema economico nel quale viviamo.
Lo fa muovendo da un caposaldo che per il comune linguaggio è ormai sparito: il capitalismo. L'illusione contemporanea è di aver superato il capitalismo di marxista memoria, di avere un mondo di lavoratori autonomi e competenti svincolati da strutture terze. Il focus che l'autore riesce a cogliere è ben altro: la società contemporanea è fortemente polarizzata e privatizzata, quanto se non di più di tutto il Novecento. Il secolo scorso ha fatto della lotta di classe una battaglia concreta: sindacati, movimenti politici ed operai erano avanguardia e retrovia della stessa azione combinata.

Gli ultimi decenni del XX secolo sono stati emblema di evoluzioni sociali, dell’avvento di nuove tecnologie e il conseguente cambiamento dell’assetto lavorativo,tutto ciò ha contribuito a generare l’illusione di aver raggiunto una pseudo pace sociale. Un sistema in cui pare superata la subordinazione del lavoratore, che in realtà resta incastrato nell’instabilità di occupazione e in prospettive future subordinate all’andamento del mercato. Le nuove forme di retribuzione come i contratti a progetto, voucher, tempo determinato reiterato, sono privazioni mascherate da mercato libero. Ne consegue che, il lavoratore è immerso in un apparato che decide economicamente per lui ma non è preparato, o meglio non ha interesse, a tutelarne i bisogni.
E se il mercato globale digitalizzato ha generato un gran quantità di necessità virtuali prima inesistenti, rimane l’impossibilità del lavoratore di ottenere tutto come consumatore. Se lo fa, è a discapito spesso di una corretta gestione delle proprie finanze.

L’emancipazione della macchina imprenditoriale non solo non ha migliorato la condizione del lavoratore, ma ha contribuito all’alienazione personale dello stesso. La colpa però non può essere imputata all’avanzamento tecnico scientifico, che in potenza poteva fornire la soluzione per fuoriuscire dal capitalismo diretto e dirigersi verso l’universalità del sapere unificato. Le responsabilità vanno rintracciate nell’incapacità di leggere i nuovi strumenti come mezzi di attuazione di decenni di dottrine socialiste. Il logaritmo del profitto ancora una volta si è rivelato più risolutivo delle idee di uguaglianza e giustizia sociale.
Il sistema di privatizzazione è talmente ramificato ed esteso persino alla gestione nazionale da poter sembrare dall’interno, ovvero dal punto di vista del lavoratore/ cittadino, una struttura sociale libera, in realtà di libero resta soltanto il flusso del capitale.

I grandi colossi che oggi dominano il mercato, sono piattaforme digitali, un mercato che respira ad ampi polmoni in crescita costante e che conta attualmente nel mondo circa 100 milioni di occupati di settore. In un mercato che esaudisce richieste virtuali, che fattura creando più offerta di quanta sia la domanda reale, che si muove nella web economy come priorità, il fruitore del prodotto è spesso un inconsapevole termometro di gradimento che fornisce una prestazione tramite i suoi feedback. È così che il consumatore assume le sembianze di un lavoratore, e questo rivestendo entrambi i ruoli è un ingranaggio del sistema globale sempre in azione. L’intero sistema del welfare globale si è ridotto ad un bacino da cui attingere profitti, i progressi passati atti a migliorare il tenore di vita si traducono nell’ennesimo business da cui ricavare benefici sempre in virtù della lettura capitalista. Il benessere sociale è diventato l’ennesimo tassello della privatizzazione, forse quello più estremo. Ciofi sottolinea come non soltanto sono minate libertà ed uguaglianza, ma anche tutti gli affluenti del progresso collettivo. Torna la legge della discriminante di “classe”, dove in teoria tutto è accessibile a tutti. Nella realtà la possibilità di beneficiare delle cure migliore, di percorrere un’istruzione di alto livello, resta un lusso appannaggio dei più abbienti. Le ripercussioni maggiori in quest’ottica si hanno sui più giovani; nei loro confronti lo sfruttamento si maschera da gavetta, le potenzialità, se mai vengono viste, finiscono per essere incanalate nella speculazione economica senza la minima attenzione all’individuo. La concorrenzialità dei privilegiati spazza dunque via la creatività personale, strumento che più che mai, contribuirebbe ad un possibile sviluppo delle grandi aziende.

Per concludere, Ciofi recupera un lessico politico ormai sepolto dal moralismo spicciolo e lo fa affrontando i contemporanei sistemi economici con le teorie delle dottrine classiche. L’abilità sta nel dimostrare come, a mo’ di copia incolla, la realtà può essere analizzata con le stesse linee guida del Capitale di Marx: quasi 200 anni di storia, meno in termini di evoluzione di massa.

Le riflessioni che ci apre, vertono a prendere atto del cambiamento del lavoro, delle sfaccettature multiformi che ha assunto. Che sia in fabbrica o in una multinazionale, il lavoro deve liberarsi delle sfruttamento umano per l’accrescimento del valore delle persone, il tessuto popolare è una risorsa non un pozzo da essiccare in virtù del dio denaro.

 

 

La relazione in video di Maria Giulia Cretaro

 

 

Allegata la relazione integrale in pdf. 

Files:
Maria Giulia Cretaro - Relazione 26 ott '18 NUOVO
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La Relazione di Maria Giulia Cretaro alla presentazione del libro di Paolo Ciofi "La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo"

Autore Maria Giulia Cretaro Data 2018-10-30 Dimensioni del File 65.24 KB Download 3 Scarica

 

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