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Mario Quattrucci, funzionario del PCI

"Nel fuoco della controversia, Vita e opere di un rivoluzionario di professione"

MarioQuattrucci 380 minPassione e impegno sono l'humus in cui è immersa realisticamente la narrazione della vita politica di Mario Quattrucci* nel libro/intervista "Nel fuoco della controversia, Vita e opere di un rivoluzionario di professione", a cura di Corrado Morgia**.
Si potrebbe considerare questa rappresentazione una rarità nel panorama storiografico del PCI e degli anni della seconda metà del '900.

L'originalità di questo libro consiste nella sua unicità di offrire al lettore quella che è stata la vita di un "funzionario politico", inquadrato nella struttura organizzativa del PCI.
Una definizione che oggi a molti, soprattutto alle nuove generazioni può non dire nulla, ma che in realtà caratterizzava una scelta di vita che comportava rigore morale ed etico e un grande senso di responsabilità per i compiti che si dovevano svolgere.
Un percorso di formazione politica e culturale che si intreccia con gli avvenimenti grandi e piccoli che coinvolsero Mario, portandolo in un turbinio di esperienze esaltanti e costruttive.

Mario è stato uno dei funzionari del PCI, che furono tanti, ma lui ebbe la particolarità di esserlo nella Federazione di Roma, della Capitale d’Italia, platea di ogni avvenimento nazionale e internazionale, con tutto ciò che questo comporta. Questi funzionari erano dirigenti comunisti e vissero la stagione più intensa della politica italiana e in particolare del Partito comunista, con uno spirito che gli è proprio, di proiettarsi in avanti e di essere fermo custode della democrazia repubblicana con la sua Costituzione.
Morgia dipinge attraverso l’intervista, nelle pagine del suo libro, un quadro dai vivaci colori con una moltitudine di personaggi che rendono quella rappresentazione realistica e affascinante.

Traspare dietro la rigida ragione della politica, una profonda umanità, il senso del ruolo di funzionario dirigente del partito, la ricchezza delle sue convinzioni che spesso lo portavano a confronti serrati con "i compagni di partito".
Il racconto si basa su una trama politica saldamente vincolata alla vita degli anni giovanili e quella della maturità.
Una narrazione, nell’intervista, di ampio respiro a testimoniare come sia possibile raccontare accadimenti reali, vissuti, sofferti, gioiosi, con una freschezza e vivacità che ti trasportano inconsapevolmente nel suo tempo.
Emergono con forza dirompente i miti politici di Mario Quattrucci, la sua ammirazione per i grandi pittori, per i letterati, i poeti, gli attori, i registi che fanno parte della sua insaziabile ricerca di conoscenze e in quanto protagonisti dei fermenti della cultura italiana del '900.
Un variegato mondo di personaggi di alto livello morale e culturale, in cui aleggiava una profonda coscienza democratica.
Riferimenti solidi nella sua formazione politica la quale non ha avuto un inizio e una fine, ma è stata continuamente coltivata sino alla stesura di questo libro e certamente non si fermerà nel futuro.

Si assiste nello scorrere, con avidità, le pagine del libro alla trasformazione di una coscienza da cui prende sostanza e consistenza la sua vocazione politica che lo porta a sceglier di essere un "rivoluzionario di professione".
Sembra di assistere a un viaggio molto lungo nel tempo, in cui Mario incontra la vita di tanti altri comunisti con tutto ciò in cui essi credono, che amano e per cui lottano.
Il vero tratto costante dalla prima all'ultima pagina è una tensione morale e un rigore intellettuale profondamente umano, mostrato con il tono pacato di un narratore che ha vissuto ogni istante le vittorie e le sconfitte del suo partito.
Fondamentali per l'efficacia della narrazione sono stati gli anni trascorsi come docente alla Scuola di partito alle "Frattocchie", e la sua passione per la "politica" del PCI e per tutto ciò che ruota intorno a esso.
Oltre alla inesauribile energia Mario Quattrucci e alla sua predisposizione a presentare gli eventi e i suoi protagonisti con rigoroso metodo analitico.

Più che una riflessione sulla storia di un'epoca, l’intervistato porta il lettore a ritrovare speranze ed entusiasmo inBandiera pci 350 260 quella politica che egli inserisce in un'atmosfera priva di una cupa tristezza e del grigiore del funzionario, burocrate, come era definito dagli avversari del PCI e a cui conferisce la fresca gioia della passione per realizzare quello in cui ha creduto con convinzione e determinazione.

La struttura della narrazione non lascia spazio alla retorica, alla superficialità, alla mezza verità, al sentimentalismo.
Essa è pregna di una robusta credenza ideale e di un pragmatismo politico che delinea il protagonista, Mario, nella sua dimensione umana e lo precisa nei suoi doveri di dirigente politico, meticoloso e scrupoloso.
Sempre rispettoso degli altri, osservante delle regole della vita interna del PCI, protagonista e realizzatore delle politiche sostenute dal Partito comunista.
Egli porta di parola in parola, in ogni riga, un messaggio della dignità, dell'onestà e del coraggio di quella moltitudine di funzionari, di volontari, di amministratori che componevano la struttura portante della politica del partito.

In questa dimensione si specchiano quanti, come me, giovane funzionario del PCI a 25 anni, hanno percorso gli entusiasmanti anni di Berlinguer e la mesta conclusione del Partito comunista italiano.
Mario riporta con dovizia di fatti la giornata del funzionario del partito, che scorre negli assidui incontri con i militanti, nelle interminabili discussioni nelle Sezioni, nelle dispute ideologiche, nella ricerca di dare i giusti orientamenti politici.
Un lavoro incessante, ma che obbligava, Mario lo sottolinea con insistenza, a studiare, a leggere libri e giornali, a documentarsi per non improvvisare e ad essere capaci di sintetizzare e di farsi capire da tutti con un linguaggio semplice e chiaro.
Il tutto sempre improntato a un rigore di logica politica e soprattutto e sempre con un profondo senso del rispetto e della lealtà verso i compagni di partito e gli avversari.
Sono la lealtà e la coerenza del suo modo di essere uno degli aspetti più importanti della sua attività politica, che hanno costituito il cemento e la bussola di orientamento nel suo ruolo di funzionario.
Mario non scrive questo libro per portarci a raffronti tra ieri e oggi.
Invita il lettore a considerare i percorsi storici che hanno caratterizzato gli anni significativi e decisivi per il Paese e a cogliere gli aspetti che dovrebbero avere tutt'ora, oggi, un valore politico e da cui trarre una lezione antidemagogica e antiretorica.
Un libro da cui traspare la serietà della politica intesa come fedeltà agli impegni assunti e come espressione di onestà, schiettezza, affidabilità.
Non esiste in questa operam in cui mario è protagonista Mario, una vacua nostalgia, ma l'orgoglio di avere compiuto il proprio dovere, fondato su una politica seriamente vissuta.
Il suo merito è quello di non farsi lodatore del passato e del suo passato né di osservarlo con rimpianto con lo sguardo rivolto all'indietro.
La conoscenza del passato è però necessaria per la comprensione del presente e ripensarlo è compito dell'uomo.
L'oblio produce una scissione tra il passato e il presente che impedisce di progettare un futuro arricchito di quelle esperienze e di quelle idealità che fanno del libro di Mario un contenitore prezioso per affrontare le sfide burrascose del XXI secolo.
La vita del funzionario di professione rivoluzionario può aiutarci.

 

*Mario Quattrucci è stato impegnato per quarantacinque anni nell'attività politica e sociale del PCI. Ha collaborato a giornali e periodici quali «Paese Sera», «Ricerche», «L'Unità», «Rinascita», «Studi Storici». Si è occupato di pittura e teatro e ha pubblicato cinque raccolte di versi, ha scritto romanzi e gialli avvincenti.

 

**L'intervistatore: Corrado Morgia, ha insegnato storia e filosofia nei licei, lavorando anche come ricercatore presso l’istituto di filosofia della Sapienza di Roma. Negli anni Settanta e Ottanta è stato impegnato in politica, tra l’altro come direttore della scuola di partito del Pci, l’istituto Palmiro Togliatti delle Frattocchie.

 

 

Ermisio Mazzocchi
già funzionario del PCI della Federazione di Frosinone
lì 14 luglio 2020

 

 

 

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