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Gertrude Bell: Queen of the Desert

  • Scritto da  Giulia Bragalone

LetterdaBagdad 360 260di Giulia Bragalone - Archeologa, esploratrice, agente segreto: un'eroina inglese del ’900 che ebbe un ruolo determinante nella nascita del nuovo Stato. Una «Giramondo mascolina», «Lawrence d’Arabia al femminile », con «il seno piatto», «tronfia, sculettante e blaterante», «un minuscolo esserino che si diceva fosse una donna»: così Gertrude veniva definita dai generali, funzionari e diplomatici britannici. Una donna tutto fare: archeologa, cartografa e linguista. Divenne funzionaria politica nelle forze armate britanniche presso l’Arab Bureau e a molti di loro questa cosa non andava proprio giù. Dovevano far tesoro delle sue parole, una signora elegante, dalla figura slanciata, occhi verdi, il naso a punta, capelli color rame, una delle maggiori esperte del mondo arabo.

Scomoda per militari prepotenti e colonialisti

La Bell giramondo era un personaggio scomodo per i militari prepotenti e colonialisti: Lawrence d’Arabia, alla fine della prima guerra mondiale, creò un moderno Stato dell’Iraq. Però non è passata alla storia come il celebre Lawrence: ce ne parla Georgina Howell nel "La regina del deserto" ed un nuovo film con Nicole Kidman "Queen of the Desert", diretto da Werner Herzog. Il regista ci narra la storia di una donna innamorata del deserto, della sabbia, dei luoghi esotici, una donna capace di amare con tutta se stessa... Ma destinata, aimè, alla solitudine. Le sabbie del tempo, la sua voglia di esplorare, di avventurarsi in terre sconosciute e orientaleggianti, la rendono non solo un personaggio da non dimenticare, ma anche una donna speciale, di cui seguire le orme. Figlia di un magnate dell’acciaio di Middlesbrough, filantropo e innamorato della cultura, la Bell portò avanti i suoi "miraggi" con coraggio e passione. Ad Oxford conseguì la laurea in storia moderna con il massimo dei voti. A Baghdad fondò le prime scuole per le donne musulmane, detestava le nullafacenti mogli degli ufficiali britannici e a Londra si schierò contro le suffragette e contro il voto al suo stesso sesso. La sua avventura iniziò dopo una vacanza in Persia, cominciò a compiere pericolose esplorazioni scortata da un paio di soldati turchi e da un fedele inserviente. In seicento giorni percorse più di trentamila chilometri e si addentrò in luoghi dove una donna occidentale non aveva mai messo piede, in Siria, Mesopotamia, Turchia. Parlava l’arabo alla perfezione, imparò la fotografia, studiò epigrafia e archeologia, desiderosa di svelare e apprezzare ogni gioiello del deserto, donandoci miriadi di documenti, rapporti, fotografie, filmati, documentari e dettagliate memorie.

Come viaggiava e come viveva

Aveva modalità di viaggio stravaganti: oltre alla tenda per la notte ne aveva un’altra per la vasca da bagno di tela, cavalcava dieci ore al giorno e assisa sul cammello conLa regina del deserto una mano teneva l’ombrello per il sole oppure un libro. Imparò a bere l’acqua brulicante di vermi, a soffrire la fame, il caldo torrido, il freddo, condivise (nelle lunghe sere nel deserto) il narghilè pieno di tabacco, marijuana oppure di oppio. Il suo bagaglio era ricco di meraviglie. Con i suoi scatti artistici, la Bell raccolse molte testimonianze ed sulla penetrazione tedesca nell’Arabia settentrionale e orientale e sulle postazioni dell’Impero Turco. Sotto strati di sottovesti di pizzo nascondeva fotocamera e pellicola, binocoli e armi da fuoco per la difesa personale e da donare agli sceicchi. I capi tribù la rispettavano e si confidavano quanto più esibiva sfarzo e ricchezza. Fu prigioniera di un gruppo di predoni, riuscì a fuggire, pur trovandosi a vagare per tre giorni in completa solitudine. Fu segregata per settimane a Haʾil, nell’oasi di Najad. In una lettera del luglio 1921, scriveva: "Una cosa è certa - non mi farò più coinvolgere nella creazione di un nuovo re; è uno stress troppo grande". Quando entrò nell’intelligence britannica, consigliò a Lawrence dove e come accendere alla rivolta araba. Alla Conferenza del Cairo del 1921, voluta da Winston Churchill, venne promossa l’istituzione degli Stati di Transgiordania e Iraq affidati ai sovrani Abd Allah e Faysal che lei stessa aveva seguito nell’ascesa al potere. Gertrude morì il 12 luglio 1926, a 58 anni: sul suo comodino venne trovato un tubetto vuoto di sonniferi. «La regina senza corona dell’Iraq», come era stata ribattezzata a Baghdad, appassionata del mondo arabo, aveva scelto di scomparire senza tornare in patria. Le cronache del tempo la descrivono ricca, infelice e sola. Ancora più sola dopo la morte, nella disastrosa battaglia di Gallipoli, del maggiore Charles Doughty-Wylie, sposato con un'altra donna e con il quale ebbe esclusivamente un rapporto epistolare. Gertrude cavalca all’amazzone un cammello mentre attraversa il deserto, con una postura fiera, impeccabile. Chiamata dagli iracheni al Khatun, la nobildonna, non temette mai di “sporcarsi le mani”. La sabbia del deserto, la polvere degli alloggi, il freddo delle tende, la pioggia e l’afa di Baghdad, i lunghi viaggi senza sosta: nulla la spaventava. Nei suoi diari citava Percy Bysshe Shelley: "Amo la neve e ogni forma di gelo raggiante. Amo le onde, e i venti, e le tempeste. Amo quasi tutto ciò che appartiene alla Natura, e che non è contaminato dalla miseria dell'uomo".

Cosa si dice sulla stampa

«La donna che venne definita la “Lawrence d’Arabia al femminile”».
la Repubblica
«L’incredibile vita di Gertrude Bell offre una lezione senza prezzo all’Iraq di oggi».
The Guardian
«Gertrude Bell è stata una donna speciale».
Werner Herzog
«La britannica Gertrude Bell è stata una figura chiave nel Medio Oriente nato dopo la caduta dell’Impero Ottomano».
Il Sole 24 Ore

 
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