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'Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese'

Bricioledibellezza 350 260 mindi Paola Bucciarelli - «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» di Filippo Cannizzo – Mimesis Edizioni 2018.

Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» – Mimesis Edizioni, in uscita il prossimo 27 settembre – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.
Questo non significa, però, che l’autore non abbia grande spirito di osservazione e capacità nel descrivere scrupolosamente i tanti luoghi incantevoli e i tanti sapori della nostra penisola: che si tratti di Genova, del Salento, delle terre senesi o di Napoli, della costiera amalfitana o della Sicilia, la dovizia di particolari consegna al lettore un quadro attento e dettagliato. Ma – e qui avviene il «salto di qualità» rispetto a un’osservazione ricca di beatitudine ma passiva – l’autore è anche consapevole di una cosa: tanta bellezza non salverà «se stessa» né «ci» salverà se non ci impegniamo profondamente a coglierla e a difenderla come si deve. Questo ragionamento si evince, nel libro, già quasi a una prima lettura dell’indice: l’opera rappresenta un vero e proprio viaggio d’amore attraverso il Bel Paese che Giacomo, il protagonista, compie per raggiungere la sua amata Beatrice. Durante il viaggio di Giacomo verso la sua destinazione, l’autore cerca di aiutarci a scorgere le bellezze che ci circondano e delle quali non siamo affatto consapevoli.

Briciole di Bellezza

Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).

È da notare la notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che, per definizione, permettono un miglior approfondimento dei numerosi argomenti toccati.
Lo scopo principale del libro, va ripetuto, consiste nel dimostrare come solo la riscoperta del concetto autentico di bellezza potrà portare alla soluzione di alcune profonde criticità nelle quali il nostro presente è «invischiato».

 

Cannizzo alterna in tutto il libro, con sapienza, momenti di grave e seria riflessione, denuncia, critica e indignazione, a continui inviti a riscoprire – ma ancor prima a riconoscere – la bellezza del nostro Paese, un equilibrio quasi perfetto di natura, arte, enogastronomia, storia e tradizione.
Dal punto di vista della lettura, l’unione del saggio scientifico-accademico al racconto narrativo e romanzato fa sì che il libro ne tragga beneficio, acquistandone in scorrevolezza e risultando quindi «godibile».

Inoltre, l’utilizzo del dialogo, da parte dell’autore con i diversi personaggi incontrati durante il suo cammino, aiuta maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta (così come le soluzioni che, di volta in volta, l’autore suggerisce). È proprio dal dialogo che scaturiscono le possibili vie d’uscita. Esse, infatti, non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva: non è dunque possibile parlare di bellezza senza parlare dei «beni comuni».

La bellezza risulta essere, per il narratore, un’«idea fissa», che viene continuamente associata al concetto di cultura e con essa coniugata.
La scoperta della bellezza del paesaggio italiano è lo spunto che induce il lettore, dopo l’autore, a riflettere sull’importanza della cultura per un Paese come il nostro; sul rapporto che può e deve instaurarsi tra entrambe nell’Italia e nel mondo contemporaneo, ma, allo stesso tempo, come tra bellezza e cultura ci debba essere un dialogo imprescindibile che colleghi passato e futuro.

 

Perché tutto ciò accada, è necessario «cambiare il paradigma che abbiamo nella concezione della bellezza: uscire dal pragmatismo utilitaristico, avere una rinnovata attenzione alla bellezza, come esperienza che consenta di rintracciare un qualcosa che vale di per sé e non come qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi».

Tale cambiamento presuppone necessariamente un cambio di mentalità, affinché ogni singolo si prenda cura della bellezza e della cultura. Inoltre, questo nuovo approccio non potrà avvenire se le giovani generazioni non saranno educate alla bellezza; di qui scaturisce, imprescindibile, l’importanza del sistema d’istruzione. Per Cannizzo, però, il discorso sulle responsabilità dello Stato verso la bellezza che adorna l’Italia non si limita alla scuola. Egli, bensì, auspica che si riparta dal progetto insito nell’articolo 9 della Costituzione: «La cultura va messa al centro dell’intera strategia pubblica per il Paese. La cultura va rilanciata come leva sociale e di sviluppo territoriale. Attraverso l’innovazione tecnologica, la creatività, l’incontro tra arte e scienza, solo così, la cultura può essere fonte di ricchezza, di buona crescita economica e riparo dalla regressione sociale».

L’autore critica, quindi, il mancato uso di risorse economiche dello Stato – e la sua conseguente «latitanza» – per gli investimenti nella cultura, arrivando a definire, per questo, analfabeta la classe politica nazionale.
Afferma, inoltre, che «l’Italia ha bisogno di lungimiranza e di una visione politica a lungo termine»; perciò invita la sua generazione a non rassegnarsi, a non farsi fagocitare dai problemi quotidiani, ad affrontare con maggiore lungimiranza le grandi sfide necessarie a cambiare questo Paese.

 

 

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