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Un’altra vicenda ritrovata: i “Bambini di Cassino” all’Asilo Fratelli Russi di Trecate

  • Scritto da  Maria Grazia Alemanni

Bambini a Trecate 350Questa seconda preziosa ricerca di Grazia Alemanni conferma le testimonianze orali rilasciate da Edmondo e Vincenzina Giacchetti di Sora riportate nel libro” L’infanzia salvata/ Nord-sud un cuore solo” scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi(2011) . Nel maggio del 1946, infatti parti l’ultimo scaglione dei bambini della provincia di Frosinone ospitati da famiglie del Nord. Grazia Alemanni con questo intervento allarga e approfondisce la ricerca perché mette bene in evidenza l’esperienza solidaristica avvenuta in quei mesi a Trecate, in provincia di Novara. Utilissima in allegato inoltre la foto, molto chiara con i giovani tutti riconoscibili. (Angelino Loffredi)

di Maria Grazia Alemanni - E’ finita tra le carte della Prefettura di Novara la vicenda di dieci “Bambini di Cassino”- provenienti in realtà da Frosinone e da alcuni centri limitrofi - .
Il ritrovamento di una corrispondenza svoltasi tra il 22 maggio e il 6 giugno 1946 tra la Superiora dell’Istituto S. Spirito di Trecate, Suor M. Caterina Pettinaroli (appartenente all’ordine di S. Vincenzo), il Sindaco di Trecate, Bianchi, il segretario della Federazione del PCI Schiapparelli e il Prefetto di Novara, Avalle, rivela una storia dagli aspetti contraddittori.
Se da un lato, infatti, la Superiora interessa il Prefetto dei problemi a suo dire sollevati dall’ospitalità data al gruppo dei dieci bambini del frusinate - giunti a Novara con il treno del 18 maggio - dal suo Istituto,” sono stati scaricati qui al Monastero, con una sola bambina, nove maschi: tutti, per di più, in condizioni di salute tanto pietose da esigere che si debbano spedalizzare”, dall’altro la ricerca di una soluzione alternativa da parte del Sindaco, Bernardo Bianchi, mostra come una comunità possa mobilitare le proprie energie migliori per un gesto di solidarietà.
Così i bambini destinati a una collocazione comunque provvisoria presso il Convento, in attesa di essere ospitati da famiglie, vengono trasferiti nel vecchio asilo Comunale, prontamente riadattato per accogliere i piccoli ospiti, che vengono affidati alle cure di Suor Ester Martelli. Si tratta dei fratelli Bruno e Franco Accettola, dei gemelli Floriana e Vincenzo Tempesta, dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sanità, e poi Vincenzo D’Onorio, Guido Ventura, Domenico Cupini e Vincenzo Peticca.
Mentre uno di loro verrà ricoverato in ospedale, gli altri verranno tenuti sotto osservazione medica per diversi giorni , terminati i quali la famiglia di Pietro Moia, che ne aveva fatto richiesta, ospiterà nella propria casa il piccolo Vincenzo Peticca, di sette anni. Dopo il ritorno del bambino a Sora, Pietro Moia si recherà più volte a casa di Vincenzo per portare il suo prezioso aiuto (era muratore) alla famiglia. E ci sarà uno scambio di lettere, come racconta la nipote di Pietro, sino ai primi anni Cinquanta.
Ciò che colpisce nella lettura della ricca documentazione conservata presso il Comune di Trecate, sono lo slancio e l’attivismo incessante del Sindaco e del Comitato ONMI comunale, che hanno portato una comunità fatta di operai, artigiani, e commercianti, ma soprattutto di uomini, donne e anche bambini, ad aiutare i “piccoli assai meno fortunati che la tragedia italiana ha lasciato completamente sul lastrico”.
I bollettari con l’elenco dei sottoscrittori testimoniano, ad esempio, come fossero numerose le fabbriche, soprattutto tessili, a offrire denaro per il gruppo di ospiti. Tuttavia l’aiuto che il Comune forniva loro non si limitava ai generi di prima necessità e alle cure mediche, ma ci si preoccupava che essi potessero ricevere anche l’istruzione che , nei loro paesi sconvolti dai bombardamenti, non era possibile. E così Trecate investe 1000 £ (molte per quegli anni) per delle lezioni scolastiche.
A questo punto si comprende la commozione della madre dei fratelli Accettola, che scrive al Sindaco Bianchi, toccata dalla “generosità dei lavoratori del Nord ai quali noi mandiamo la nostra riconoscenza e il nostro affetto”.

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