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Storia. Squadrismo in Ciociaria e maestri romani

FILIPPO COLAPIETRO SINDACO 350 mindi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Per proseguire nel breve viaggio dentro lo squadrismo frusinate, riportiamo notizie raccolte da un numero unico della Federazione fascista titolato “ Squadrismo, per ricordare il 20° anno della nascita del Fascio di combattimento di Frosinone “, conservato presso la Biblioteca comunale di Frosinone. Il giornale è composto di 4 pagine, riporta articoli di Alberto Ghislanzoni, Giulio Celletti, Carlo Mancia. Lo stile prevalente è sempre retorico, i vari temi si esprimono in modo roboante e sensazionalistico. Il pensiero è rivolto al passato ed è individuato sempre il nemico. Giulio Celletti infatti, nel suo pezzo scrive “S’ iniziarono così le azioni contro le canaglie social- comuniste che infestavano le nostre campagne e turbavano gli animi dei nostri laboriosi operai e contadini sventolando il loro straccio rosso e oltraggiando l’ideale e il sacrificio degli squadristi“. Attorno a queste poche righe ci sarebbe tanto da commentare ma ci limitiamo a mantenere l’attenzione solo sul termine social-comunisti, ancora di più su quel comunisti, ovvero sul nemico che deve essere onnipresente. Il Celletti in questo caso per dare forza al suo articolo arriva addirittura ad inventarselo e ingigantirlo. Nelle elezioni del 15 maggio 1921 infatti i voti arrivati alla lista comunista a Frosinone furono 4 (quattro ) e nel Circondario 15( quindici ).

Dal giornale possiamo riprendere notizie interessanti proprio dal punto di vista della ricerca, pertanto rileviamo: il Fascio a Frosinone viene costituito il 20 ottobre 1920 nei locali della vecchia Società Operaia. Successivamente viene titolato a Guglielmo Veroli ma manca il periodo. La prima sede è in via Angeloni.
Fra gli articoli, quello scritto da Il Triario “Quando uscimmo la prima volta“ ci sembra interessantissimo. Riporta la presenza a Frosinone e Ceccano di Vito Pellizzari, segretario del Fascio di Roma, chiamato a fare da rinforzo ai fascisti di Frosinone per colpire Ceccano “roccaforte dei rossi che detenevano l’amministrazione comunale“ Sindaco in quel periodo è il socialista Filippo Colapietro. Per conoscere bene la situazione ceccanese invitiamo a esaminare il seguente collegamento http://www.loffredi.it/ceccano-fra--rivoluzione-e-reazione.html

L’avvocato Pellizzari a sera arriva in treno a Frosinone accompagnato da 20 persone. Il Triario scrive “arrivarono alla stazione di Frosinone. Scesero e per l’accorciatoia di Fontana Unica salirono in città. Quella notte l’Albergo Garibaldi si trasformò in un accampamento“ La mattina successiva la trascorsero passeggiando per la città destando molta curiosità. Nel primo pomeriggio su due camion partirono in direzione di Ceccano, quindi “Giungemmo sul ponte di Ceccano. E il resto di questa giornata, che fu movimentatissimo, è inutile oramai raccontarlo“.

L’autore dell’articolo non riporta gli avvenimenti accaduti e nemmeno indica il giorno. Non conosciamo il motivo ma, fortunatamente, possiamo riportare che a farlo ci penserà molti anni più tardi (1985) Maurizio Federico attraverso il sempre valido libro ”Il Biennio rosso in Ciociaria.1919-1920“, sulla base di un fonogramma inviato dal Sottoprefetto di Frosinone al Ministero l’11 aprile 1921. Maurizio Federico scrive che i fatti avvengono il 4 aprile del 1921. Li ricostruisce partendo proprio da dove Il Triario si arresta. Dal Ponte, infatti, la squadraccia risale lungo via Principe Umberto, sulla quale svolge la propria attività l’orologiaio Neno Catozi, socialista. Roberto Catozi nipote dell’artigiano, a tanti anni di distanza ci conferma quanto riporta Federico, così come tramandato in famiglia: la rottura della vetrina espositiva e la relativa devastazione dei locali dell’orologiaio. Gli stessi si trovano dove oggi la famiglia Catozi ospita le riunioni della Sezione Anpi di Ceccano.

Successivamente, in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza 25 Luglio) avviene il contatto fra il gruppo di Pellizzari con il conte Domenico Antonelli, agrario del luogo, nazionalista, ed insieme danno l’assalto ai locali del Comune, allora situato dove oggi vi sono gli Uffici Anagrafici. Distruggono documenti e suppellettili. Federico riporta che “Nella stessa serata si verificano in varie parti del paese ripetuti scontri fra fascisti e socialisti e solo a tarda notte la spedizione fascista abbandona Ceccano“.

L’aggressione del 4 aprile costituisce un incoraggiamento ai fascisti locali. Sono ancora privi di un’organizzazione organica ma il 10 aprile nell’abitazione di Alessandro Marini, situata in via Solferino, dove oggi opera una Casa Famiglia, si costituiscono tre Gruppi di Combattimento: La Saetta, La Volante, La Disperata.
Nella mattina del 27 aprile, senza avere aiuti esterni, fascisti locali penetrano negli uffici comunali. Il fonogramma del 30 aprile inviato dal Sottoprefetto al Ministero, e riportato sempre da Maurizio Federico così scrive: “cacciano gli impiegati, sbarrano il portone principale e consegnano le chiavi del Palazzo comunale al Maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, noto simpatizzante del Fascio locale, nonché stretto congiunto dell’agrario Antonelli“.

Sempre più le forze dell’ordine non svolgono il loro compito per impedire ai fascisti di portare a termine violenze, saccheggi e distruzioni, ma in alcune occasioni intervengono direttamente ad ostacolare e colpire l’attività delle Leghe e delle stesse amministrazioni socialiste, cosi come avviene a Roccagorga, Piperno, Sgurgola, Ferentino. Il 13 dicembre 1920 presso Aquino, il Maresciallo dei Carabinieri aveva ordinato di sparare sulla folla uccidendo 3 persone. Si sta aprendo una nuova terribile fase: apparati dello Stato e violenza quadristica, come una tenaglia, inesorabilmente colpiscono le organizzazioni dei lavoratori, aprendo così la strada alla dittatura.

Ceccano 16 Giugno 2019

 

 

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