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Una strage dimenticata - Parte seconda

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Francesco Giglietti 350 mindi Redazione - Domenico Malizia, noto ristoratore di Ceccano ha commentato attraverso FaceBook, in modo asciutto ed essenziale la nota apparsa su unoetre.it e letta da più di cinquecento persone dal il titolo “Una strage dimenticata” (https://www.unoetre.it/radici/storia-provinciale-e-locale/item/7161-una-strage-dimenticata-2.html). In pochi giorni abbiamo colto tanta sorpresa ed incredulità da parte di chi leggeva nel sapere che la morte di 5 persone in una fabbrica ove lavoravano circa 5 mila dipendenti i non abbia avuto la dovuta attenzione e risonanza. E vero che nel ventennio le notizie tragiche venivano oscurate ma anche nel dopoguerra nessuna organizzazione politica o sindacale ha mai ricordato tale tragedia.

Domenico Malizia, forse involontariamente , dall’articolo ha avviato l’approfondimento, scrivendo :
“Anche mia madre lavorava lì dentro aveva ventidue anni e stava al re-parto assiematura spolette, pericolosissimo e spesso raccontava di questo incidente ma non si sapeva più di tanto tutto top secret “

Tante questioni mai conosciute meritano essere disvelate. Abbiamo voluto fare un salto all’indietro per provare a capire come era organizzata il complesso bellico di Bosco Faito, partendo appunto da quel reparto indicato da Malizia, lo spolettificio appunto. La persona che ci ha dato un notevole aiuto è stata Francesco Giglietti.
Giglietti ora in pensione, dal 1974 al 1994, ha lavorato presso la BPD/Snia di Bosco Faito. Ha esercitato un ruolo importante quale Capo lavorazione nel reparto meccanico.

Lo abbiamo incontrato e attentamente sentito. Non ci ha fornito risposte dirette ed esaustive ma ci ha aperto scenari di conoscenza su come fosse organizzato il lavoro nella fabbrica.
“Il disastro avvenne in uno dei reparti dove si producevano 'bombe' e che io preferisco chiamare invece colpo assiemato per cannone. L’organizzazione prevedeva un reparto per la produzione delle spolette, elemento che innesca l’esplosione della granata, un’altro per la produzione del bossolo, un altro per la granata, un altro per l’Assiematura Cannelli. Quest’ultimo è un dispositivo che serve ad innescare la polvere nel bossolo. Infine esisteva un ultimo reparto addetto ad assiemare le quattro componenti sopra descritte“.


Alla domanda del perché possano esserci state 4 donne su 5 vittime dell’esplosione Francesco Giglietti dà questa motivazione: “A parte il fatto che la presenza femminile fosse notevolmente presente nell’opificio, mi sento di affermare che l’attività nel reparto Spolette e nel reparto Assiematura Cannelli avesse caratteristiche particolari, innanzi tutto bisognava avere capacità di precisione, concentrazione e mani sensibili. Requisiti che le donne hanno. Se dovessi azzardare una ipotesi su dove avvenne la tragedia sono propenso a ritenere che avvenne in uno dei due reparti sopra indicati".

 

 

 

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