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"Ciociari nell'Agro Pontino..."

  • Scritto da  Maurizio Cerroni

Storie del Frusinate

Storie di uomini, sfruttamento e riscatto

di Maurizio Cerroni
Bonificapontina 1 390 minL'opera di bonifica fatta da Papa Sisto, nella zona tra Sezze e Terracina a metà del ‘700, aveva permesso la messa in coltura di ampie zone del pontino, richiedendo numerosa manodopera. Pertanto, cominciò un fenomeno di massa, che vide tantissime persone, interi nuclei famigliari spostarsi per 7/8/10 mesi dell'anno, dalle montagne verso la pianura. Si spostavano a piedi, con carri trainati da asinelli, a seguito da animali da cortile, con qualche pecora o maialino. Erano le cosiddette carovane degli zappatori, ovvero uomini e donne che andavano verso la pianura Pontina, Fondi, Terracina, S.Felice Circeo, Priverno, Sezze, Anzio.

Il periodo di cui si parla è quello che va dalla fine del ‘700 fino all'inizio del ‘900. Dunque, qualche secolo prima della bonifica delle paludi pontine del 1930. Dagli Abruzzi agli altipiani di Arcinazzo, dai monti Simbruini, Ernici, Ausoni, dalla valle di Roveto alla valle di Comino, si attraversavano i Monti Lepini, che guardano verso il mare. Per secoli questo territorio è stato segnato dalla transumanza di uomini e merci; in quel percorso si riversavano in migliaia, persone, famiglie, ragazzi, bambini, provenienti da Alvito, Atina, Terrelle, Casalattico, Boville, Veroli, Ferentino, Anagni, dai comuni della val di Comino e del Sorano. Erano zappatori, vangatori, seminatori, falciatori, tagliaboschi, carbonari, uomini e donne e bambini che dormivamo nelle "lestre" o in capanne coperte con 'stramma"oppure con frasche di ginestra, o in letti per terra fatti di paglia, oppure in letti alti circa tre metri rialzati da terra una sorte di palafitte. Portavano con sé carne essiccata,lardo, cibo a lunga conservazione sotto sale. Si alimentavano grazie alla pesca di pesci d'acqua dolce, l'anguilla, granchi, ranocchi, e qualche uovo di gallina, anche se fondamentale era per loro avere a disposizione qualche animale da latte, mentre qualcuno allevava pure il maiale. Si costruivano forni in pietra e mattoni per cuocere il pane; legumi, di vario tipo erano conservati in recipiente di terracotta. Come sempre, la terra viene d'aiuto al popolo dei contadini, con erbe

di ogni tipo, cicorie varie, e i boschi limitrofi alla pianura pontina,davano, funghi, ghianda e castagna, frasche e legno per ardere il fuoco. Pane a lunga conservazione. Pasta fresca oppure essiccata. C'era molta abilità a conservare i cibi sotto sale o essiccati al vento e al sole. Erano anche abili alla costruzione di barche dette sandali, più piccole per i movimenti della persone, eBonificapontina 2 360 min sandaloni per il trasporto di prodotti e merci, che si muovevano tra i canali, corsi d'acqua e nella palude. Questa particolare imbarcazione veniva chiamata sandalo per la sua forma squadrata in legno che faceva pensare al sandalo che viene indossato dal piede. La forza motrice del movimento del sandalo era dato dalla forza della braccia e da una lunga pertica che veniva fatta toccare sul fondo per ricevere la forza cinetica delle braccia dell'uomo. Sicuramente, questo tipo di imbarcazione è molto antico tanto che ci sono incisioni e quadri del 1600 che lo ritraggono, oltre a documenti medioevali e una testimonianza scritta addirittura di epoca Romana. Un'altra cosa molto comune e diffusa in quel periodo, soprattutto nelle zone Appennine, Lepini, Maremma e Agro Pontino, era il così detto acetello, una bevanda molto importante. Infatti, in particolar modo nei periodi estivi, l'acetello era fondamentale per un lavoratore della terra: veniva prodotto con uve non completamente mature e in altri casi veniva aggiunta l'acqua durante la fase di fermentazione delle vinacce. Oltre a dare forza, l'acetello svolgeva un azione terapeutica, disinfettante dell'intestino.

Tali erano le condizioni basiche in cui si trovano a lottare queste persone per la sopravvivenza, persone che riuscivano ad affrontare le dure condizioni di lavoro grazie alla loro forza di volontà. Inoltre, era fortemente diffuso lo sfruttamento sulle persone fatto dai caporali che lavorano per conto dei grandi latifondisti romani (Torlonia, Orsini, Pacifici, Colonna, Gaetani,Bonificapontina 3 360 min Barberini, Borghesi, Mazzetti e Cardinali della curia Romana ). Anche nei grandi possedimenti terrieri delle comunità religiose c'erano le stesse condizioni di sfruttamento sul lavoro. In modo particolare, venivano sfruttati i ragazzi detti' Guitti' e in molti casi anche i bambini detti anche "spaventa cornacchie', che a tutti gli effetti venivano adoperati per lavoro di rincalzo del terreno dopo la semina. Poi, c'erano i "monelli', quei ragazzi che chiedevano l'elemosina lungo la strada, ma che in altri casi con imbroglio erano stati tolti ai genitori, oppure erano ragazzi e ragazze fatti uscire appositamente dalle carceri, comunque sfruttati, maltrattati, non pagati, erano costretti a delle delle vere forme di schiavitù. Questi ragazzi subivano angherie di qualsiasi tipo, psicologico e fisico da parte degli caporali. Erano lavori duri per tutti, con giornate di lavoro dalle 12 alle 16 ore.

C'era una certa gerarchia in quel tipo di lavoro. L'aratura era guidata dal, 'capoccia' che comandava su i "bifolchi", poi c'era il "butterò", che custodiva i buoi, poi venivano il "guardiano" e il"fattoretto". La lunga permanenza a ridosso dei centri abitati dei Comuni che danno sul versante pontino, creava spesso conflitti con le comunità dei residenti e in alcuni casi anche scontri. Quella che si racconta qui è una pagina di sfruttamento e di discriminazione. Una migrazione stagionale che, con il tempo, diventava una migrazione stanziale!

Facciamo un esempio per tutti. Sotto la piana di Sezze, il popolo delle "capanne" arrivò a 4 mila unità, ed erano diventati ormai stanziali; la maggior parte di loro venivano Boville, Veroli, Sora, Arpino, M.S.Campano. A loro, almeno per la propria anima, nel 1830, la chiesa decise di dare una risposta a questa comunità di Ciociari, costruendo la"Chiesa Nuova'. Sempre nella vicina Terracina si stabilizzava in quel periodo una numerosa comunità (Terellani), proveniente da Terrelle. Ancora oggi molti cognomi e feste religiose presenti sono state importate dai comuni Ciociari dalla fascia montana. Non solo cognomi, pure dialetti, riti ancestrali e religiosi, cadenza dialettali, un rimescolo di ricette culinarie, di montagna e di pianura. Questo è stato un rapporto importante dal punto di vista socioeconomico, culturale, antropologico.

Dagli episodi qui raccontati, sono trascorsi alcuni secoli. Però, mi hanno fatto tornare alla mente notizie di sfruttamento,angherie, caporalati simili a quelli di oggi nel vasto sud dell'Agro Pontino nei confronti della comunità Sikh, gli indiani, i pakistani. Parliamo di oltre 60 mila persone che vivono e lavorano nella solo provincia di Latina e che assicurano gli ortaggi, latte, formaggi sulle nostre tavole. Persone di cui spesso vengono dimenticate le condizioni lavorative di sfruttamento, il fatto che sono costretti a dormire nelle stalle o per terra. Veramente sono venute fuori ultimamente storie di schiavitù. Nuove leggi, statali e Regionali, nel corso degli anni, sono state approvate. Tante denunce sono state fatte e tante lotte sono state portate avanti anche attraverso le organizzazioni sindacali. Molto ancora si deve fare per assicurare diritti e dignità per tutti sul lavoro, soprattutto verso i lavoratori stranieri. In qualsiasi contesto, sia esso istituzionale, religioso, sindacale, politico, vale sempre la pena battersi sempre per assicurare a tutti la dignità della persona umana.

 

 

 

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