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"La magia dei sassi che si trasformano in calce"

  • Scritto da  Maurizio Cerroni

Storie del Frusinate

Fornaci, la calcara, o calchera, fuoco, pietre, aria e acqua...

di Maurizio Cerroni
fornacebovieri 350 minLe antiche fornaci. La magia dei sassi, che si trasformano in calce. Fornaci, la calcara, o calchera, fuoco, pietre, aria e acqua. A Ceccano, nel nostro territorio, sono ancora visibili tre grandi fornaci, all'epoca di proprietà della famiglia Berardi, Bovieri, Piroli/Bonanni.Tre grandi Fornaci, ubicate lungo le dorsali stradali più importanti: la fornace Berardi sulla strada di collegamento Ceccano/Frosinone; la fornace Bovieri vicino la strada di collegamento G. Matteotti con Giuliano di Roma; la Fornace Piroli/Bonanni via Gaeta che collega Ceccano con Castro e Vallecorsa. Sicuramente la fornace Berardi fu utilizzata per produrre calce nel corso dei lavori di costruzione della ferrovia Roma/Ceprano (inizio lavori nel 1850, inaugurato nel 1862) - Filippo Berardi, nato a Ceccano nel 1830, è stato Gonfaloniere e presidente della provincia di Roma, comparve sulla scena pubblica il 12 novembre 1860, quando rilevò i beni dei Colonna nel feudo di Ceccano, con atto del notaio Vitti; è da tenere presente che la famiglia Colonna deteneva il dominio su questi beni da circa tre secoli, e che ancora durante il Regno Pontificio continuava ad esercitare notevole influenza su essi. Nel 1882 venne nominato Senatore. Suo fratello, Giuseppe Berardi, è stato un potentissimo cardinale, Ministro ai Lavori pubblici dello Stato del Vaticano. Filippo Berardi fu' uno dei più grandi imprenditori edili in Italia dell'Ottocento e il suo impegno fu decisivo per la nostra città nella costruzione dell'acquedotto, della piazza e di palazzi nella zona bassa, per costruzione del mulino e pastificio della cartiera e al convitto, oggi chiamato Ospedale S.M. Della pietà.

La produzione di calce fu fondamentale anche per gli interventi edilizi e per le nuove attività produttive, con la conseguente grande trasformazione socio economica che interessò la città di Ceccano dalla metà dell'800; in un documento, con notizie su industrie e commerci 1878/1879, si parla già di una fornace a Ceccano che consuma 6 mila m3 cubi di legna annui. La fornace Berardi veniva rifornita di pietre calcaree scavate dalla collina di via Morolense Anime Sante; quindi, la pietra dal colle prospiciente il fiume Sacco. Una vera novità all'epoca era il trasporto delle pietre. Infatti, tutto avveniva grazie a una funivia che collegava le due colline, attraversando dall'alto il fiume Sacco, e le pietre venivano deposte nella zona delle Casette, dove era allestita la Fornace di proprietà Berardi. La morfologia del territorio di Ceccano, è caratterizzata da tante colline, con affioramenti anche visivi di rocce calcare: zone di Grutti /Peschieta, Pischito /Colle Antico, la zona di valle Cupa via Anime Santa, così la zona rocciosa Rifugio via Gaeta con imbocco strada S. S. Aldo Moro. La presenza delle fornaci è dovuta anche dalla facilità di reperire abbondante materiale di natura calcare. Calce e pozzolana, il cemento dei Romani. La pietra venivaFornacePiroli Bonanni min cotta a 900 gradi, in modo che la pietra diventava calce e la calce era miscelata con le pozzolana. Veramente una miscela naturale formidabile! Ancora oggi ci sono muri romani dopo 2000 anni che hanno resistito nel tempo sino a i giorni nostri. In un documento degli “Annali di agricoltura relazione attività minerarie 1883”, si trova la testimonianza di un funzionario che parla di un viaggio andata e ritorno tra Ceccano e Roma per visitare le fornaci della valle del Sacco, Ceccano,Castro dei Volsci, Ferentino, Supino, Morolo, Segni, Artena, Sgurgola, Valmontone. Ho fatto sopralluogo sul posto – di cui si allega foto della fornace di Priverno vicino la strada statale direzione mare. Altra di grande interesse e importanza è la fornace di calce che si trova nella frazione Giglio di Veroli, gestita per lungo dalla famiglia Doria-Colonna. Inoltre, come non ricordare la più antica fornace di Ciociaria, a Ferentino, della famiglia Giorgi. Il legame con il nostro territorio dell'attività estrattiva di pietre e la lavorazione e produzione di calce si perde nella notte dei tempi, con l'impero Romano, poi nel medioevo fino ai giorni nostri. I nostri monti, i Monti Lepini, sono costituiti prevalentemente da calcari (dolomitici e dolomie), e lo stesso vale per i monti Ausoni, Aurunci, Ernici,e Simbruini, che sono analogamente caratterizzati morfologicamente dalla presenza di pietre calcare. Numerose sono le presenze visive sul territorio di Ciociaria di fornace, calchera, che sono state attive per tanti anni per la produzione di calce.

Segni e storie di attività produttive, di lavorazione e trasporto di calce nell'ambito locale anche per rifornire di questo nobile materiale sia Roma e Napoli. La lavorazione ha segnato il territorio con le Fornaci. Spesso anche i toponimi di molte zone. Ancora a Supino. La "calecara", gara podistica in salita da Supino a Monte Serena, come scrive Tommaso Cappella “Calecara”: “la Cama, la Pietra, il Fuoco e l'Acqua a Riofreddo, sui terreni di una nobile famiglia di proprietari locali, lungo la strada per Vallefredda dove si trovava l’aia nei caldi giorni di agosto dopo il duro lavoro della mietitura e trebbiatura, si faceva la “calecara” nella grande fornace a pozzo costruita in mattoni. L'analisi della operazione completa che portava la pietra della montagna a diventare calce da costruzione."Fornaci e calchere di dimensioni molto grandi erano presenti dove c'era una vera attività imprenditoriale. In molte zone rurali di montagna, con collegamenti stradali precari, invece, c'era una produzione di calce in piccole fornaci che richiedeva però molta abilità in una sorta di fai da te la calce per uso familiare.

Rispetto all'osteria bianca, sulla via Casilina, zona di Colleferro, ho trovato alcuni scritti: “L’Osteria Bianca, ancora oggi parzialmente visibile sulla via Casilina, era una famosissima stazione di posta, ossia di riposo, per i viandanti sulla via tra Roma e Napoli. Il nome dell'osteria derivava dal colore dell'edificio: le fonti ricordano come i proprietari periodicamente facessero imbiancare le pareti dell'osteria con la calce. Questa veniva procurata grazie agli stessi clienti: ospiti abituali erano infatti i trasportatori di calce delle celebri fornaci di Segni che, caricata su carri, era diretta verso Anagni, Roma o Napoli e le zone della Ciociaria". Sempre per i curiosi della stessa osteria bianca”, un cliente abituale della stazione di posta era Mastro Titta, il boia della Roma di Pio IX. Infine, pure il filosofo, poeta e scienziato greco Empedocle, nella sua opera “Della Natura”, scrive riferendosi alla preparazione della calce, delle bellissime parole: “Vi è del magico nel cogliere un sasso dalla terra, cuocerlo e demolirlo al fuoco, render lo plastico con l'acqua, lavorarlo secondo volontà e riottenerlo solido grazie all'influsso dell'aria”.

La cottura avveniva all'interno delle fornaci, riempite di pietre alimentare con il fuoco a legna portato a temperature di 800/900FornacePriverno min gradi. Il fuoco andava mantenuto acceso per l'intera settimana. Solo la pietra nodulo, o spezzata frantumata nel verso giusto, poteva essere utilizzata, perché forniva la carica necessaria per far "respirare" il materiale durante la cottura. Finito il lungo processo di cottura, il cono finale, la bocca del forno veniva chiuso, impermeabilizzato, con la creta. Una volta raffreddata la fornace, i sassi inteneriti dal fuoco venivano tirati fuori, trasportati, per l'utilizzo in edilizia. Prima dell'utilizzo c'era un'altra operazione molto delicata e fatta con abilità e professionalità. Difatti, la calce viva - sassi cotti - veniva gettata in una apposita fossa scavata nel terreno ed irrorata d'acqua, provocando una tumultuosa reazione chimica. Dopo, veniva lasciata qualche giorno a bollire, in modo che la temperatura dell'acqua potesse arrivare fino a 300 gradi. Al termine di tale processo si aveva la calce morta, detta anche calce spenta, il cosiddetto"grassello di calce", pronta per la commercializzazione e l'utilizzo. Il suo utilizzo per millenni è avvenuto attraverso impasto con la pozzolana, da questo è derivato l'utilizzo per la cosiddetta malta romana - utilizzata fino ai giorni nostri in tanti lavori di costruzioni edilizia.

Oltre all’uso nell'edilizia, la calce è anche un agente di grande utilità per l'uomo: dispersa nei terreni agisce come concime, e viene usata per disinfettare intere zone. La calce come tintura, pittura, è, perciò, archetipo di rituali legati alle feste e alla morte. Il colore bianco della calce, poi, ha avuto un importante utilizzo per rinfrescare le pareti ogni anno nel periodo pasquale. Va rilevato che l'attività lavorativa per la produzione della calce, che ha rappresentato per tante persone una occasione di lavoro, è molto dura: va dalla escavazione delle pietre calcare allo spacco delle stesse, dal trasporto al deposito, fino al governare la fornace, alimentare e mantenere il fuoco per intere giornate.

Per il rispetto delle tante fatiche di quelli che attraverso il loro lavoro, e la produzione della calce, hanno permesso a molti di avere delle abitazioni moderne e confortevoli, credo sia auspicabile che i comuni siano sensibili a tale tema. Perciò, penso che si potrebbero predisporre dei progetti di recupero e valorizzazione delle vecchie fornaci in Ciociaria, facendoli diventare presidi, monumenti naturali, visivi sul territorio, dedicati alla memoria del mondo del lavoro e dei lavoratori della calce!

 

 

 

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