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1915: occupazione e disoccupazione nel Circondario di Sora

  • Scritto da  Romeo Fraioli

Storie del Frusinate

La situazione occupazionale nel 1915 nel Circondario di Sora

di Romeo Fraioli
il Regio Polverificio di Fontana Liri 390 minCon Regio Decreto n. 3702 del 23 ottobre 1859, più noto come Legge Rattazzi, fu istituito il Circondario come organo amministrativo subordinato alla Provincia. In seguito a questa riorganizzazione dello Stato il Distretto di Sora nella provincia di Terra di Lavoro divenne Circondario di Sora. Nel 1863 facevano parte del Circondario di Sora i mandamenti di Alvito con i comuni di San Donato Val di Comino, Settefrati e Vicalvi, Arce con i comuni di Fontana Liri e Roccad’Arce, Arpino con i comuni di Casalvieri, Fontechiari e Santopadre, Atina con i comuni di Belmonte Castello, Casalattico, Picinisco e Villa Latina, Cervaro con i comuni di San Biagio Saracinisco, Sant’Ambrogio sul Garigliano, San Vittore, Vallerotonda, Viticuso e Acquafondata, Pontecorvo con il comune di Pontecorvo, Roccasecca con i comuni di Aquino, Colle San Magno, e Palazzolo di Castrocielo, San Germano, l’odierna Cassino con i comuni di Piedimonte San Germano, Pignataro Interamna, Sant’Elia Fiumerapido, Terelle e Villa Santa Lucia, Sora con i comuni di Broccostella, Campoli Appennino, Castelluccio di Sora, Isola presso Sora e Pescosolido. (Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti (a cura di), Dizionario dei comuni del Regno d’Italia e tavole statistiche e sinottiche della circoscrizione amministrativa elettorale ed ecclesiastica con indicazione della popolazione giusta l’ultimo censimento, Torino, Stamperia Reale, 1863)

Nell’agosto del 1915, preoccupato da alcune segnalazioni che gli erano pervenute circa il fenomeno della disoccupazione nello stesso Circondario, il Prefetto di Caserta inviò al Sotto Prefetto di Sora una nota in cui affermava che:
«Malgrado il gran numero dei richiamati alle armi, il fenomeno della disoccupazione si verificherebbe in alcune località del Regno specialmente fra gli operai addetti ai lavori pubblici (stradali, idraulici ed edilizi) e che esso potrebbe sorgere o divenire più grave nel prossimo inverno. E’ necessario anzitutto accertare se e quale fondamento abbiano tali voci, e per tanto prego di fornirmi, per la suindicata categoria di lavoratori e per quanto riguarda la rispettiva provincia, informazioni precise sulla entità del fenomeno, sulle zone di territorio nelle quali esso prevalentemente si manifesta, sulle previsioni che possono farsi per i mesi invernali, sulle opere pubbliche la cui esecuzione nelle singole località meglio potrebbe concorrere a lenire gli effetti della disoccupazione, ed in genere sulle provvidenze che, nel campo delle opere pubbliche dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, potrebbero eventualmente adottarsi con fiducia di efficace risultato. A tal uopo è opportuno ricordare che i provvedimenti presi per lo scopo di cui la presente si occupa nell’autunno e nell’inverno scorso, sono tuttora in vigore e che non tutti i lavori sussidiati o finanziati con i Decreti Reali del 22 e 27 settembre 1914 numeri 1028 e 1050 furono specialmente da parte dei comuni, eseguiti. E’ pertanto necessario che, presa in esame la situazione dei singoli comuni, si riconoscano quali sono le opere da sollecitare o sviluppare in rapporto ai bisogni e particolarmente nei riguardi della disoccupazione e provvedendo in tale senso colla maggiore prudenza ed energia, prendendo all’uopo eventuali accordi con gli uffici del Genio Civile e riferendone a questo Ministero. Nel raccomandare di compiere con ogni diligenza e sollecitudine le indagini che con la presente si promuovono, debbo anche soggiungere che è assolutamente necessario esse siano condotte con la massima cautela e riservatezza, e senza interpellare direttamente gli enti locali, in modo da evitare che sorgano nella popolazione nuovi desideri di opere pubbliche e di provvedimenti eccezionali. Solo dopo ricevute le notizie che ora si richiedono e dopo accertato lo stato delle cose attuali e nei mesi successivi, potrà questa Amministrazione essere in grado di giudicare, nei riguardi delle opere pubbliche, quale norma di condotta sia da seguire e quali provvedimenti sia possibile o conveniente di adottare».

Il Sotto Prefetto di Sora incaricò immediatamente i delegati di pubblica sicurezza di Cassino, Isola del Liri, Fontana Liri e il capitano dei Reali Carabinieri di Sora, affinché compendiassero in un programma minimo, quali provvedimenti urgenti occorressero nel circondario per lenire la disoccupazione operaia e prevenire le conseguenze. Gli incaricati non tardarono a far pervenire le loro risposte in merito.

Il 23 agosto 1915 il delegato municipale di Fontana Liri comunicava quanto segue:
«In questo comune, essendo la maggior parte degli operai occupati nel Regio Polverificio e la popolazione quasi tutta agiata, non è a lamentarsi il fenomeno della disoccupazione. Quei pochi braccianti poi, che non siano stati richiamati alle armi, sono occupati nelle varie opere iniziate dal Genio Civile per sistemare i danni prodotti alle abitazioni in seguito al terremoto del 13 gennaio 1915».

Il 7 settembre era il delegato di pubblica sicurezza di Isola del Liri che informava come:
«In questa giurisdizione non vi è disoccupazione di operai addetti a lavori stradali, idraulici ed edilizi».

Il 10 settembre 1915 il capitano dei Reali Carabinieri di Sora a sua volta riferiva che:
«Solo nei comuni di Atina, Vallerotonda e San Donato Valcomino sussiste il fenomeno della disoccupazione pel rimpatrio dall’estero di molti individui. Ad Atina abbondano falegnami, sarti e calzolai i quali trovano poco lavoro per occuparsi ed all’approssimarsi dell’inverno la disoccupazione di costoro aumenterà anche di più per cui tali persone dovrebbero essere provviste di lavoro a secondo del mestiere che esercitano. A Vallerotonda poi la disoccupazione dei rimpatriati che esercitavano all’estero il mestiere di girovaghi e suonatori ambulanti è maggiore, tanto più che in quel comune non vi è nessuno mezzo di guadagnare per tirare avanti la vita. L’unico mezzo per provvedere sarebbe quello di far eseguire la conduttura dell’acqua per Vallerotonda e Frazioni che ne difettano. Per San Donato la disoccupazione si limita ad una quarantina fra calzolai e sarti, per cui anche per questi non si può che suggerire il provvedimento indicato pei disoccupati di Atina».

Il 12 settembre 1915 il delegato di pubblica sicurezza di Cassino rendeva noto che:
«Circa disoccupazione operai non ritengo sia per ora il caso di proporre provvedimenti per lenirla o prevenirla nei riguardi di questa giurisdizione. Gli operai di qui, infatti, non risentono per ora i disagi della disoccupazione in quanto sono impegnati, nella massima parte, nei lavori del Genio Civile inerenti al terremoto. Mi riservo, a tempo opportuno, prospettare le opere pubbliche da sollecitare in riguardo anche ai bisogni di questa popolazione».

Il 16 settembre 1915 il regio commissario di Sora inviava la seguente nota in risposta al Prefetto di Caserta:
«Dalle diligenti e riservate indagini condotte in questo Circondario è risultato che non si ha a lamentare, in genere, il fenomeno della disoccupazione, almeno nel presente periodo, in cui gli operai trovano agevole occupazione nei lavori del Genio Civile, conseguenti al terremoto del 13 gennaio. Questo per quanto riguarda, in ispecial modo, gli operai addetti ai lavori pubblici (stradali, idraulici ed edilizi). Soltanto nei comuni di Atina, Vallerotonda e San Donato Val Comino il fenomeno della disoccupazione è alquanto pronunziato, dipendendo esso dal numero rilevante di rimpatriati dall’estero. Ad Atina hanno scarso lavoro, per la specialità del mestiere, falegnami, sarti e calzolai, e data la scarsità della richiesta ed il loro difficile adattamento ad altri mestieri, è da temere che il loro disagio economico cresca col sopraggiungere dell’inverno. A Vallerotonda sono rimpatriati dall’estero molti girovaghi e suonatori ambulanti, i quali, non essendosi applicati mai ad alcun mestiere, non hanno a loro disposizione mezzo per tirare avanti la vita. In San Donato Val Comino la disoccupazione operaia è limitata ad una quarantina fra calzolai e sarti. Il fenomeno lamentato, è sperabile, scomparirebbe se si provvedesse alla progettata esecuzione dell’acquedotto Vallerotonda e Frazioni la quale è nei voti di quei comunisti (abitanti del comune, ndr.) e produrrebbe notevoli vantaggi all’economia locale. Per Atina e San Donato si potrebbe esaminare se convenga interessare quegli operai sarti e calzolai nella confezione di indumenti e scarpe per l’esercito».

 

(Archivio di Stato di Frosinone – Sottoprefettura di Sora, busta 534, Leghe operaie, Camere di Lavoro, Scioperi)
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