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Ferdinando Germani. Un anarchico in Terra di Lavoro

  • Scritto da  Romeo Fraioli

Storie del Frusinate

L’importanza di una figura di primo piano nel movimento anarchico

di Romeo Fraioli

anarchismo 350 minIo faccio appello agli operai,
alla stampa operaia, i soli
giudici che io riconosco, e li
invito a protestare con me
contro le macchinazioni vergognose,
patronali e poliziesche,
che hanno contribuito alla mia espulsione.
Viva l’emancipazione dei lavoratori per loro stessi!
Viva il Socialismo internazionale.
(Ferdinando Germani)

 

Dopo le leggi del 1925-1926 che imbavagliano la stampa, sciolgono associazioni, partiti e organizzazioni che svolgono «un’attività contraria agli ordinamenti politici costitutivi dello Stato, dopo il voto della Camera dei deputati che dichiara decaduti i parlamentari aventiniani, dopo le norme che introducono il confino di polizia e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, la memoria dell’opposizione al regime, della propria presenza e delle proprie iniziative perde qualsiasi spazio istituzionale.
Non c’è dubbio, tuttavia, che le fonti più importanti, consistenti e omogenee dell’opposizione al fascismo sono proprio quelle prodotte dagli organi che il regime crea o utilizza per reprimere uomini e gruppi che lo contrastano: le carte del Casellario politico centrale, dell’Ufficio del confino politico, della Polizia politica, dell’OVRA, del Tribunale speciale per la difesa dello Stato tutti nuclei conservati nel fondo Direzione generale di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno presso l’Archivio centrale dello Stato. Ma fra tutti i due più importanti complessi archivistici che vi fanno riferimento sono il CPC e l’Ufficio confino politico: ed è sul primo che focalizzeremo la nostra attenzione, precisando subito, però, che il CPC non è una creatura del fascismo, in quanto istituito nel 1894 dall’allora presidente del Consiglio Francesco Crispi che decise di creare uno schedario «degli affiliati ai partiti sovversivi considerati pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica»: un’attività di sorveglianza e di raccolta delle informazioni che risultano subito funzionali e di grandi utilità. Sono questi del resto anni difficili: nel 1892 nasce il PSI, in Sicilia scoppia il movimento dei Fasci ed era incombente il periodo di azioni e iniziative ad opera di anarchici.

L’anarchismo è una dottrina e movimento politico che auspica una riorganizzazione della società basata sulla libertà e l'autonomia degli individui, liberamente associati in comunità di produttori federati su scala locale, regionale e internazionale. In Svizzera in particolare il primo gruppo di tendenza anarchica nacque in seno alla Fédération jurassienne della prima Internazionale socialista, sotto l'influenza di Michail Bakunin e di altri militanti. La scomparsa di questa federazione nel 1882 segnò una svolta nel movimento anarchico. L'anarchismo del ventennio 1880-1900 fu caratterizzato dalla proliferazione di piccoli gruppi autonomi composti in maggioranza da stranieri (gli Italiani, tra cui Errico Malatesta) e periodicamente decimati in seguito ai vari decreti di espulsione emanati nei loro confronti.

«La storiografia sull’anarchismo ha compiuto significativi progressi, qualitativi e quantitativi, grazie ad opere di vario genere che hanno “portato alla luce” per la prima volta biografie di migliaia di oscuri personaggi militanti che hanno costituito in gran parte il tessuto connettivo del movimento anarchico. Uno squarcio della storia politica e sociale italiana del tutto inedito, che allarga notevolmente lo sguardo generale sul movimento operaio e socialista e anche naturalmente, sulla storia del sovversivismo nazionale ed internazionale. I documenti consultati hanno offerto la possibilità di ricostruire l’attività e i movimenti principali dei soggetti sottoposti al controllo. Va tuttavia tenuto presente che queste stesse fonti non sempre sono attendibili perché la pura registrazione dei fatti svoltisi nel tempo e nello spazio dice comunque poco rispetto alla trama effettiva d’azione e d’intenti che animava veramente i protagonisti. Il movimento anarchico, infatti, è stato fin dal suo inizio un movimento antilegalitario e rivoluzionario: il più antilegalitario e il più rivoluzionario dell’intero sovversivismo italiano». (Dizionario biografico degli anarchici italiani – vol. primo).

Nella forma più compiuta il nucleo documentale del CPC è costituito da fascicoli personali, la cui formazione è attentamente ordinata da una serie costante di circolari, informative, dispacci, relazioni, corrispondenza, appunti, note della polizia politica, lettere delle ambasciate, dei prefetti, delazioni di spie e infiltrati, materiale sequestrato. Ogni fascicolo riporta sulla copertina le generalità complete della persona da sorvegliare, la foto segnaletica, di fronte e di profilo, le impronte digitali e altri contrassegni particolari capaci di facilitare l’identificazione della persona. Tra questi è presente il fascicolo dell’anarchico Germani Ferdinando, soprannominato “Mimmuccio” nato ad Arce nell’ottobre del 1859.

Dallo studio, non certo esaustivo, dell’interessante carteggio conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato - C.P.C, riguardante Ferdinando Germani, traspare tutta l’importanza di una figura di primo piano nel movimento anarchico dei fuoriusciti italiani; questa la scheda a lui dedicata pubblicata sul Dizionario biografico degli anarchici italiani:
«Germani Ferdinando nasce ad Arce (Fr) il 2 ottobre 1859 da Domenico e da Anna Casciano, tipografo, detto “Mimmuccio”. Attorno al 1879 si stabilisce a Napoli dove si avvicina al socialismo e di lì a poco, spostandosi a Roma in cerca di lavoro, entra nell’area dei cosiddetti “internazionalisti” svolgendo una discreta propaganda. Si impiega in una tipografia fino al 1881quando è licenziato. Subisce in questo periodo la prima ammonizione. Rientra a Napoli nel 1882 ma di lì si imbarca per Marsiglia raggiungendo prima Lione e poi Bruxelles. Torna nuovamente a Roma, ripartendo per Losanna nel novembre del 1886. Si ferma per un periodo in Svizzera dove fonda un periodico "L’Italiano all’estero", organo degli operai italiani in Svizzera, che di lì a poco viene soppresso dalle autorità elvetiche; avendo subito due condanne per reati connessi alla stampa (pubblica due articoli ritenuti particolarmente violenti nei confronti della federazione elvetica e di alcuni suoi cittadini) viene espulso dal cantone di Losanna. Nonostante il decreto di espulsione riesce a rientrare in Svizzera ma sul finire dell’Ottocento abbandona anche Neuchâtel dove aveva fondato un nuovo periodico settimanale ("L’Eco d’Italia", organo dei lavoratori italiani all’estero) per trasferirsi a Londra.

La sua permanenza in Svizzera coincide con il suo maggior impegno politico che si esprime dalle colonne dei due periodici sui quali pubblica – oltre che interventi di critica, polemica e commento rispetto alla situazione della comunità italiana ed al suo sfruttamento nel lavoro – alcune parti di scritti di Proudhon che hanno un chiaro intento pedagogico e propagandistico. Nei confronti dei lavoratori – secondo il dispositivo di espulsione – sviluppa una intensa propaganda anarchica rivolta in modo particolare ai giovani mantenendo stretti legami con il fuoriuscitismo libertario. Stampa e diffonde – nel 1898 – una serie di manifesti di incoraggiamento agli operai in lotta che vengono puntualmente sequestrati dalla polizia per il linguaggio e gli incitamenti alla lotta. Segnalato al console italiano come anarchico da vigilare, riesce a far perdere le sue tracce dal 1909 al 1929 quando, in un dispaccio dall’ambasciata italiana in Francia, viene indicato come un italiano che, pur iscritto alla Società di Mutuo Soccorso di Oyonnaux di cui era stato il promotore e il presidente, non dava luogo a particolari rilievi e non destava particolari sospetti. Sembra quindi essersi allontanato – dopo il soggiorno londinese – da ogni attività politica in campo libertatario». (P.Iuso - Dizionario biografico degli anarchici italiani – vol. primo, pag 686. Fonti: ACS,CPC,ad nomen)

 

 

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