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Le agitazioni operaie ad Isola del Liri nel 1902

  • Scritto da  Romeo Fraioli

Storie del Frusinate

Il giorno di Natale del 1902 gli operai della Lega in corteo, si recarono al cimitero di Isola del Liri per commemorare una vittima del capitalismo.

di Romeo Fraioli
Palazzo Courrier Mancini 380 minTutti gli operai delle Cartiere Meridionali di Isola del Liri e quelli della Cartiera Anitrella facevano parte di una Società operaia istituitasi fin dal 1885. La Lega di resistenza costituitasi successivamente ad Isola del Liri estese la propria opera di propaganda anche nei riguardi degli operai di Anitrella. La propaganda continua operata dai socialisti Giovannone e Nardone si rivelò efficace anche fra gli operai della cartiera Anitrella, molti dei quali si iscrissero alla Lega suddetta. In un’animata assemblea, presieduta del conte Francesco Lucernari, sindaco di Monte San Giovanni Campano e presidente della locale Società operaia, si discusse sullo scioglimento di quest’ultima con la relativa ripartizione del capitale esistente nella cassa delle Cartiere Meridionali. Alla proposta del presidente di una votazione palese i 50 iscritti alla Lega si rifiutarono e protestando abbandonarono la seduta. I proprietari non tardarono a far conoscere il loro parere sulla questione: la società delle Cartiere Meridionali decise di licenziare tutti gli operai che non intendevano più far parte della Società operaia mentre il conte Lucernari iniziò le pratiche per espellere dai terreni di sua proprietà gli operai che manifestarono propositi a lui ostili nell’assemblea del 7 febbraio 1902. In conseguenza di ciò gli operai leghisti costretti dalla necessità, decisero di desistere da qualsiasi pretesa.

Nella cartiera «De Caria-Avitabile» di Carnello su circa 180 lavoratori, 150 erano iscritti alla Lega. Ai non iscritti era naturalmente riservato un trattamento migliore da parte dei proprietari che, mentre imponevano multe agli iscritti, elargivano gratificazioni a tutti gli altri che spesso facevano opera di delazione nei confronti dei loro compagni organizzati. Nell’aprile del 1902, in seguito al licenziamento di otto operai da parte della direzione della cartiera «Courrier» di Isola del Liri, tutte le maestranze, in numero di 44, entrarono in sciopero unitamente ad altre 200 della cartiera di S. Domenico, appartenente agli stessi fratelli Courrier. La commissione degli operai che si incontrò con la direzione delle cartiere, su consiglio di Giovannone, avanzò precise richieste circa la riduzione dell’orario di lavoro e l’aumento di salario. Per la promessa formulata da Eugenio Courrier, proprietario degli stabilimenti, di accettare le richieste degli operai, la vertenza sembrò apparentemente conclusa. L’opera sindacale svolta da Giovannone sui due fronti (De Caria e Courrier) preoccupò non poco le autorità governative che, su precisa richiesta del prefetto Lucio, iniziarono pretestuosamente a raccogliere a suo carico elementi in grado di formulare una denuncia all’autorità giudiziaria per incitamento allo sciopero. Gli accordi che prevedevano il rientro nei due stabilimenti degli operai licenziati non furono però rispettati dal Courrier, e ancora una volta fu inevitabile il ricorso allo sciopero ad oltranza. Il suo atteggiamento intransigente, incoraggiato anche dagli altri industriali, lo portò a rifiutare qualsiasi tipo di trattativa con le commissioni operaie.

Un rapporto del delegato di P.S. in missione ad Isola del Liri, informava che nella cartiera «Courrier» di Isola Liri si trovava la carta per il giornale «La Tribuna» per altri 14 giorni e che essendo il formato di tale giornale uguale a quello della «Gazzetta d’Italia», la cui carta veniva fabbricata dalla società delle «Meridionali», quest’ultime cartiere all’occorrenza potevano far fronte agli impegni con «La Tribuna». Nella cartiera di S. Domenico era stipata la carta a fogli fino al 10 maggio a la mola per il pisto legno nella fabbrica era condotta da tre soli operai che non erano iscritti alla Lega. Gli scioperanti avrebbero ripreso il lavoro solo nel caso di una riammissione di tutti gli operai, compresi i licenziati, e ciò anche perché essendo in buona parte tutti contadini, con la stagione propizia, avrebbero senz’altro potuto lavorare in campagna. Da parte loro i Courrier fecero sapere che con molta probabilità una delle due macchine della cartiera di S. Domenico avrebbe ripreso il lavoro servendosi dei pensionati e degli impiegati.

La compattezza dello sciopero costrinse Eugenio Courrier a dimissionare tutto il personale scioperante tramite un avviso fatto affiggere in cui si avvertiva anche che per le nuove assunzioni occorreva presentare la fedina penale netta. Lo stabilimento di S. Domenico non potette essere riattivato per il rifiuto di due pensionati a lavorare che per questo furono privati della pensione. Era la dimostrazione del proposito dei Courrier di resistere ad oltranza rendendo noto anche che «La Tribuna» già cominciava a servirsi di altra carta non fabbricata a Isola Liri.

Al tentativo di far riprendere il lavoro a tutto il personale, eccetto quello della seconda macchina nello stabilimento di S. Domenico per mancanza di commissioni, l’assemblea degli operai in sciopero, riunita nella Lega di resistenza, deliberò ancora una volta la continuazione della protesta se non fossero stati tutti riammessi. Si arrivò alla chiusura della controversia e alla cessazione dello sciopero soltanto il 23 aprile 1902, anche grazie all’opera conciliatrice delle autorità, interessate non poco ad una pacifica soluzione senza il minimo turbamento per l’ordine pubblico. La Lega di resistenza deliberò la chiusura dello sciopero accettando la ripresa del lavoro con un ordine del giorno, firmato dal segretario della Lega Vincenzo Giovannone, dove si rimarcava l’aumento di paga, l’orario di lavoro vigente nelle «Cartiere Meridionali» e la riammissione di tutti gli operai.

Le successive provocazioni unite alle sospensioni ed ai licenziamenti per futili motivi resero più difficile la condizione lavorativa ad Isola del Liri. La cartiera «Courrier» inflisse multe così dure agli operai, da rendergli impossibili le normali condizioni di vita. La cartiera «Sarra» licenziò diversi operai col pretesto del «cielo nuvoloso», ignorando gli estenuanti orari di lavoro che si protraevano per ben 16/17 ore al giorno, accontentandosi di essere «pagati ... a comodo». Nel lanificio «Fanelli», così come in tutte le altre fabbriche, non si rispettava l’orario di lavoro. Nel pastificio «Pascarella» gli operai scioperarono perché maltrattati ed il padrone, contando sulla miseria dei contadini, ne assoldò un numero tale che riuscì a sconfiggere la resistenza operaia. Nella fabbrica «Viscogliosi» l’operaio Attilio Reali, che faceva anche il cocchiere per 18 soldi al giorno, fu licenziato perché appartenente alla Lega; nella stessa fabbrica un altro operaio, assunto da tempo e padre di 6 figli, fu espulso insieme ad un compagno solo perché iscritti alla Lega. La conseguenza inevitabile di questi provvedimenti fu la nascita di un non indifferente fermento politico.

Il boicottaggio operato dai cartai nei confronti di una fonderia che per prima aveva rialzato i salari, costrinse la stessa a licenziare tutti gli operai. I padroni della fonderia «Cerasoli» tentarono di ottenere la firma dei propri lavoratori su un documento molto penalizzante per le maestranze. In seguito al rifiuto degli operai di firmare, la direzione della fabbrica fece affiggere un manifesto che proclamava il licenziamento di tutti coloro che non si sarebbero recati in fabbrica il giorno di Capodanno. Il tentativo dei padroni, che mirava principalmente all’estromissione di tutti gli iscritti della Lega, fallì miseramente in quanto gli operai, non raccogliendo la provocazione, si recarono tutti in fabbrica evitando il licenziamento di massa.

Alle provocazioni dei cartai si unirono anche le prediche contro la Lega propagate dai preti delle contrade San Domenico e Cancello che furono prontamente zittiti dalle donne presenti alle funzioni. Per non essere malmenati i religiosi confessarono di essere stati spinti alla loro azione denigratoria dalle pressioni esercitate dai padroni. L’attività propagandista dei socialisti di Isola del Liri comunque non si arrestò e molteplici furono le manifestazioni politiche organizzate: il 1 maggio 1902 la cartiera di Anitrella rimase ferma per permettere agli operai di partecipare ad una conferenza di Giovannone ad Isola; il 29 maggio fu lo stesso Giovannone che si recò ad Anitrella per proporre agli operai della cartiera l’istituzione di una società cooperativa fra gli operai iscritti alla Lega; nell’estate del 1902 la propaganda socialista si estese anche al mondo contadino. In giugno Giovannone fu arrestato con l’accusa di aver oltraggiato il sottoprefetto di Sora, tentando di agevolare la scarcerazione di alcuni leghisti arrestati qualche giorno prima. Rimesso in libertà riprese l’attività propagandista organizzando i contadini contro le tasse esose e nell’agosto del 1902, insieme a Nardone, organizzò un comizio a Monte San Giovanni Campano per chiedere l’adesione della lega di resistenza dei contadini al Partito Socialista Italiano.

La repressione esercitata dagli industriali cartai fu denunciata inutilmente da Nardone con diverse lettere e numerosi telegrammi all’on. Giolitti. La richiesta di una scrupolosa ed obbiettiva inchiesta sulla condizione operaia nello stabilimento delle «Cartiere Meridionali», portò alla concentrazione ad Isola del Liri di un numerosissimo contingente di soldati per il timore di un eventuale turbamento dell’ordine pubblico.
Il giorno di Natale del 1902 gli operai della Lega, formato un lungo e serrato corteo, si recarono al cimitero di Isola del Liri per commemorare una vittima del capitalismo.

 

 

 

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