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Nicola Sasso propagandista di Giustizia e Libertà

  • Scritto da  Romeo Fraioili

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

 Sasso Nicola, falegname, confinato a San Severino Lucano (Potenza)

di Romeo Fraioli
Nicola Sasso 350 minNel 1929 a Parigi, per opera di Carlo Rosselli ed altri fuoriusciti antifascisti come Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Fausto Nitti, venne fondato il movimento politico antifascista clandestino Giustizia e Libertà che si pose come organizzazione rivoluzionaria che riuniva repubblicani di sinistra, liberali e socialisti nella lotta per la libertà, la repubblica e la giustizia sociale.

Era diretto da un comitato centrale che aveva sede nella capitale francese e manteneva il collegamento con i vari gruppi che si andavano formando in Italia soprattutto nelle grandi città del nord. Fin dall’inizio il movimento presentò al suo interno posizioni politiche diverse. Il nucleo torinese di Giustizia e Libertà in particolare, composto da Aldo Garosci, Carlo Levi e Mario Andreis, sulla scia di Piero Gobetti, era tendenzialmente molto vicino alle problematiche del movimento operaio. Carlo Rosselli mirava a una costituzione sociale in cui si mantenesse la piccola e media proprietà e si sviluppassero le autonomie locali. Il nucleo milanese, rappresentato da Alberto Tarchiani e Riccardo Bauer, era invece su posizioni di matrice liberale, così come il fiorentino Ernesto Rossi che con Nello Traquandi e Piero Calamandrei partecipò all'esperienza salveminiana del «Non Mollare»; i seguaci pugliesi di Tommaso Fiore, sostenitori di Gaetano Salvemini nella battaglia meridionalista, subirono prima una forte influenza crociana e in seguito aderirono alla revisione critica liberalsocialista compiuta da Guido Calogero. Comune a tutti era la volontà di procedere a un'immediata azione antifascista mediante la propaganda e l'organizzazione all'estero e attraverso un'iniziativa diretta in Italia, superando gli indugi delle correnti tradizionali del socialismo e del repubblicanesimo che erano state incapaci di un'efficace opposizione al fascismo. (Cfr. Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze: Giustizia e libertà, Parigi, 1929–1942)

Mario Andreis, nato a Saluzzo nel 1907, laureatosi in giurisprudenza nel 1929, fu attivo antifascista a Torino sin dagli anni giovanili. Con Aldo Garosci, Luigi Scala e Carlo Levi, che aveva contribuito alla stesura del programma politico, organizzò il primo nucleo del movimento antifascista Giustizia e Libertà a Torino fondando nel 1930 il foglio clandestino “Voci d’officina” che, orientato a sinistra, era realizzato in collaborazione con operai della Fiat. La rete cospirativa, che collaborava con i gruppi comunisti, venne smantellata: Andreis fu arrestato il 16 dicembre 1931 e il 29 aprile 1932 fu condannato dal Tribunale Speciale a 8 anni di reclusione.

La Prefettura di Cuneo nel gennaio 1932 informava la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno che la Questura di Saluzzo aveva provveduto alla traduzione a Torino, a disposizione della locale Questura, del tipografo Eraldo Borasi e del falegname Nicola Sacco, ambedue residenti a Fossano e ambedue antifascisti aderenti alla setta “Giustizia e Libertà”. Aveva anche fatto recapitare alla Regia Questura di Torino il materiale sequestrato e gli atti acquisiti. Il materiale consisteva in due duplicatori “Edison Dik” mod. 72 ed un “Opalografo”, i quali in seguito a perquisizione erano stati sequestrati nello studio del ragionier Matteo Andreis, di professione rappresentante, residente a Fossano e fratello dell’avvocato Mario Andreis arrestato per appartenenza alla setta “Giustizia e Libertà”. Si era proceduto al sequestro dei predetti duplicatori potendo essi essere serviti alla riproduzione del noto libello “Voci di Officina” di cui il predetto avvocato Andreis si è confessato il compilatore ed il diffusore. Si faceva anche notare che la polvere che si trovava depositata al momento del sequestro, sulle coperture di cerata, era quasi certamente polvere stradale. Durante la predetta perquisizione ed in quella domiciliare non fu rinvenuto materiale di propaganda sovversiva od antifascista. Allegati alla nota erano i verbali di interrogatorio resi dal Borasi e dal Sasso e le dichiarazioni di Eusebi Carlo e Ciravegna Francesco.

Il Borasi interrogato dall’Arma di Fossano, che aveva rinvenuto e sequestrato durante una perquisizione operata nel di lui domicilio il materiale di propaganda della setta “Giustizia e Libertà”, ammise di averlo ricevuto dall’avvocato Mario Andreis e di averne una parte appiccicato ai muri e sparso per le vie di Fossano, ed aveva negato in un primo momento di avere fatto pervenire le stampe antinazionali al falegname Sasso Nicola, nonostante le esplicite dichiarazioni del giovane Eusebi, il quale asseriva di avere recapitate al predetto Sasso, per incarico del Borasi, due pacchi che aveva visto contenere stampe sovversive.

Il Borasi asseriva di avere incaricato l’Eusebi di portare un plico al Sasso, ma che esso conteneva una copia del volume “L’Uomo che ride”. In seguito vista l’insostenibilità delle sue dichiarazioni ammise di avere inviata una volta a Sasso, a mezzo dello Eusebi, degli opuscoli di propaganda antifascista, ma sostenne ancora, che la seconda volta aveva inviato il volume “L’Uomo che ride”. Il Sasso confermava all’Arma di aver ricevuto dal Borasi, a mezzo dell’Eusebi, l’accennato volume, ma escludeva nella maniera più assoluta di aver mai avuto materiale di propaganda sovversiva. Successivamente si fece tradurre a Cuneo il Borasi e presa visione dei verbali d’interrogatorio e delle dichiarazioni dell’Eusebi e del Ciravegna si dispose l’arresto del Sasso. Nei successivi interrogatori cui fu sottoposto, il Borasi finì col dichiarare di essere stato indotto dall’avvocato Mario Andreis ad occuparsi della distribuzione ed affissione di materiale di propaganda della setta “Giustizia e Libertà” – di avere ricevuto da questi quattro pacchi di detto materiale, tre a mezzo del corriere Bonavia Marziale, che fa il servizio Torino–Fossano ed uno recapitato personalmente dall’Andreis. Due di detti pacchi, per incarico avuto dal predetto Andreis, li fece recapitare al Sasso Nicola; questi ha ammesso di averli ricevuti, ma, cosa poco verosimile, asserisce di non averne né affissi né distribuiti, è anzi probabile che li abbia dati in lettura a sicuri compagni. Il Sasso era noto in Fossano per i suoi sentimenti di simpatia alle ideologie comuniste prima ed a quelle antifasciste dopo. Fu nel 1930 capeggiatore di una serrata di mobilieri che ebbe luogo in Fossano, ed è ancora vivo il ricordo nelle Autorità locali della sua intransigenza, del suo contegno prepotente davanti alle Autorità stesse.

Anche il Sasso fu tratto in arresto il 24 dicembre 1931 e con gli altri denunciato al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, ma dal predetto Tribunale fu prosciolto dalla imputazione. La magistratura non riscontrò nei fatti addebitati gli elementi costitutivi del reato previsto e punibile dal Codice Penale ma non vi era dubbio che egli fosse un elemento pericoloso all’ordine Nazionale, tanto più per il suo carattere violento. Per questo fu denunciato alla locale Commissione Provinciale affinché emettesse nei di lui riguardi ordinanza di assegnazione al confino. Ordinanza che fu firmata il 5 aprile 1932 destinandolo per anni uno a San Severino Lucano (Potenza).
Prosciolto dal confino, in occasione del Decennale, per la clemenza di S.E. il Capo del Governo Benito Mussolini fu rimpatriato a Fossano nel novembre 1932 e diffidato a non dar luogo a rilievi per la sua condotta politica.
Nicola Sasso di Giorgio e di Gerbondi Domenica era nato ad Arce il 6 dicembre 1910.

(Cfr: Archivio Centrale dello Stato – Casellario politico centrale: busta n°4626, fasc. n°99646. Nel carteggio inerente Nicola Sacco sono a lui attribuite ben due date di nascita: 20 novembre 1900 e 6 dicembre 1910, così come la madre viene trascritta con tre cognomi diversi: Gerbondi, Gerbaldi e Gabaldi).
La fotografia è stata cortesemente fornita dall’architetto Silvio Pagliero di Fossano che ringrazio.

 

 

 

 

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