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Quando Colli tentò di staccarsi da Monte San Giovanni Campano

  • Scritto da  Romeo Fraioli

STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

Tendente all’annessione al vicino comune di Fontana Liri

di Romeo Fraioli
Monte San Giovanni Campano 370 minNel gennaio del 1931 preoccupato per un tentativo di distacco della frazione Colli (Monte San Giovanni Campano), tendente all’annessione al vicino comune di Fontana Liri, il Prefetto di Frosinone inviò al Ministero dell’Interno il seguente un rapporto:

«Sull’imbrunire dell’8 andante, in seguito alla venuta in Monte S. Giovanni Campano del dott. Rapone Gaetano, medico condotto della frazione Colli (1600 abitanti) si sparse la notizia in quella popolazione che i frazionisti stavano svolgendo pratiche per il passaggio alla dipendenza del più vicino comune di Fontana Liri, appoggiati, in tale loro divisamento, dal Podestà di detto comune, il farmacista Luigi Parravano, fratello dell’Accademico S.E. Nicola Parravano. E poiché il dottor Rapone fece noto a diverse persone del luogo che quanto prima si sarebbe effettuata una sottoscrizione regolarmente omologata fra gli elettori della frazione per raggiungere la maggioranza, il segretario comunale cav. Grana Vladimiro, ritenne opportuno, verso le ore 18 avvertirne il segretario politico del Fascio, sig. Rapone Vincenzo, il quale, recatosi alla casa comunale, ebbe un primo colloquio con il suo omonimo, il suddetto segretario comunale ed il sig. Antonio Coratti, Podestà del luogo in congedo per tre mesi, da poco sostituito dal cav. Isernia, quale Commissario Prefettizio per la straordinaria amministrazione del comune. Fu deciso di attendere quest’ultimo funzionario per metterlo a corrente della situazione. Difatti il segretario comunale lo avvertì telefonicamente, perché si fosse nella serata recato a Monte San Giovanni Campano, siccome attesosi da alcune persone per questioni di contributi stradali, riguardante l’accennata frazione, senza però renderlo edotto del repentino malcontento delineatosi nel capoluogo del comune. Intanto nella sede del “Dopolavoro” alcuni fascisti: una quarantina circa tra cui il signor Colafranceschi Alfredo, impiegato comunale ed i capi squadra della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale Visca Domenico e Sarra Giovanni, discutevano animatamente sulla questione, anzi il primo compilò una nota di fascisti volenterosi, che il giorno dopo avrebbero dovuto recarsi nella campagna della fedigrafa frazione per raccogliere le firme degli abitanti contrari all’opinato passaggio di territorio.

L’ira degli intervenuti si scagliava maggiormente contro Nicoletti Giuseppe che, quale milite della M.V.S.N. Fiduciario del Fascio e Delegato comunale per la ripetuta frazione, si rendeva mallevadore dell’aspirazione di quei naturali, fatti sempre segno alle premure dell’amministrazione comunale, tanto che da parecchio beneficiano pure della acqua potabile e della luce elettrica, non potuto elargire, per questioni di bilancio, ad altre contrade della giurisdizione. Il Segretario politico Rapone, avvertito di tale riunione, si recò subito al Dopolavoro ed insieme al Capomanipolo della M.V.S.N. sig. Pistone Francesco ed al Comandante di quella stazione dell’Arma, anch’esso accorso in luogo, fece opera persuasiva fra i più scalmanati, esortandoli a desistere dalle loro intenzioni, in attesa del Commissario Prefettizio cav. Isernia. Senonché il prefato funzionario, atteso con l’autopostale delle ore 21, giunse, invece, in quel comune, alle ore 19, fruendo di automobile privata. Avutasi notizia di tale arrivo, i dopolavoristi si precipitarono alla sede comunale ove il cav. Isernia si era recato. L’improvviso arrivo di tale gruppo di persone a cui si erano aggiunti molti curiosi, non impressionò bene il citato Commissario il quale avuta assicurazione, sia dal Segretario Politico, sia dal sottufficiale dell’Arma sulle pacifiche intenzioni di protesta degli intervenuti, invitò nel suo gabinetto municipale il Coratti ed i due Raponi (il medico ed il segretario politico) allo scopo di discutere in merito alla questione e sul da farsi. Intanto la gente radunata, volendo essere rassicurata dalla viva voce del capo del paese, incitata degli accennati capi squadra e dall’impiegato comunale Colafranceschi, s’introdusse repentinamente nella sala del consiglio, ove poco dopo apparì il cav. Isernia che esortò i più accesi alla calma, assicurando nel contempo il suo vivo interessamento al riguardo. Accennò pure che a nulla valeva la millantata protezione da parte di qualche frazionista dell’Accademico Parravano, poiché la questione era unicamente di competenza di S.E. il Prefetto della provincia.

Le sue parole furono acclamate calorosamente, sebbene intervallate da voci di espulsione all’indirizzo del Fiduciario politico Nicoletti. I convenuti, circa 100, si sciolsero senza provocare incidenti di sorta. Soltanto il capo squadra Visca Domenico, il più riottoso agli ammonimenti e che aveva esternato il proposito di recarsi a Colli con due rivoltelle fu, in separata sede, diffidato dal prefato Commissario e dal Comandante la stazione del luogo. Dallo stesso Comandante fu pure diffidato il Nicoletti, il quale, però, era stato già messo al corrente (il mattino successivo) dell’avvenuta protesta dal sig. Giacomo Coratti, aspirante alla carica di Podestà, in luogo del fratello Antonio. Da riservate indagini esperite in luogo, si è potuto stabilire che i maggiorenti della frazione di Colli, nonostante tutte le larvate assicurazioni scritte e verbali, vedrebbero di buon’occhio l’opinato smistamento del territorio, tanto più che la maggior parte di quella popolazione trova lavoro nel vicinissimo Regio Polverificio del Liri, nella cui zona è stata anche trasportata la sede municipale del comune di Fontanaliri, che viene, pertanto, a trovarsi solo a km. 2,5 distante dall’abitato di Colli. E poiché la attigua Valle del Liri è zona eminentemente industriale, tutte le attività economiche ed industriali di quei frazionisti si esplicano nel territorio del suddetto comune; anzi, sentita la necessità di facilitarne l’accesso e le comunicazioni, fu costruita appositamente ed ultimata nel decorso anno una strada carreggiabile col simultaneo concorso in natura e prestazioni d’opera di tutti gli abitanti del luogo. L’esempio di tale spontaneità fu additata alla Nazione dall’allora Ministro dei LL.PP. S.E. Giuriati. La frazione in parola, sebbene avesse ricevuti molti benefici dal comune di Monte San Giovanni Campano (il medico, l’acqua, la luce, il cimitero) dista però km. 15 di via ordinaria, oppure 8 di mulattiera dal capoluogo. I suoi abitanti non trovano lavoro che nella zona del vicino comune di Fontanaliri, ove vengono anche ostacolati da quell’ufficio di collocamento lavoro, che (pro doma sua) cerca di piazzare prima la mano d’opera locale e poi quella della surripetuta frazione. D’altra parte, il Podestà Parravano, sia per interessi altrui, sia per vantaggio dei propri amministratori, non si è mostrato contrario al ventilato passaggio della frazione Colli al comune di Fontanaliri, ed all’uopo ha spesso avvicinato il Nicoletti, esplicando accorta e dissimulata opera persuasiva per ottenere, a suo tempo, la maggioranza legale di quella popolazione per l’accennato scopo. Oltre a ciò tale aggregazione apporterebbe anche notevole vantaggio a Fontanaliri, poiché gli importanti lavori di sbarramento e d’irrigazione che il Governo dovrebbe quanto prima effettuare sulla sponda destra del Liri (territorio di Monte San Giovanni Campano) per un importo di diversi milioni, verrebbero economicamente assorbiti da quella popolazione. Nel prosieguo delle indagini è emerso anche che nel 1928 il vice Prefetto Santomauro ebbe ad interessarsi della questione, che oggi nuovamente si dibatte in quella frazione, come pure si è appreso che il Podestà di Fontanaliri ed il Nicoletti Giuseppe sono i maggiori azionisti dello Stabilimento Idroelettrico del Liri (Isola del Liri) per la produzione dei prodotti chimici e che l’Accademico Parravano ne è il consulente tecnico.

Si reputa infine aggiungere che Domenica 4 corrente, in occasione dell’andata a Colli del Podestà di Fontanaliri, parecchi del luogo lo salutarono loro podestà, però non fu eseguita nessuna sottoscrizione, né furono distribuiti (come era stato propalato) manifestini di sorta. L’azione del Parravano Luigi si limitò ad interpellare alcuni maggiorenti del luogo, come il dott. Rapone, per conoscere il loro divisamento al riguardo e se fossero stati propensi a sottoscrivere per raggiungere il numero legale, onde ottenere il passaggio della frazione alle dipendenze del succitato comune. L’ordine pubblico è tornato in Monte San Giovanni Campano tranquillo e non si prevede per ora turbamento di sorta. Tuttavia è stata incaricata l’Arma locale di vigilare assiduamente, perché non abbiano a ripetersi incidenti. Infine tenuto conto del fortuito assembramento in pubblica piazza e la pacifica intenzione degli intervenuti nella sede consiliare del comune di Monte San Giovanni Campano, il sig. Comandante la Tenenza di Alatri, giunto in luogo il 10 detto mese, d’accordo col Commissario cav. Isernia, non ha creduto, due giorni dopo l’occorso, di elevare contravvenzione a carico dei capi squadra della M.V.S.N. Visca e Sarra e dell’impiegato comunale Colafrancesco, ai sensi dell’art. 17 della legge di P.S.. soprattutto perché i medesimi sono stati diffidati dai rispettivi gerarchi e si sono mostrati molto remissivi alle autorità tutorie».

 

 

 

 

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