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Bimbi del frusinate in provincia di Novara - 1946

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

 Figli di sconosciuti: una ricerca sui bambini del frusinate in provincia di Novara dal maggio all’ottobre 1946

di Grazia Alemanni
Ricordatemi 350 minIl testo che segue è solo una sintesi della ricerca, iniziata sette anni fa e che continua, con alti e bassi, non ultima la pandemia (e la malattia...).
Come ho scritto, senza il libro "L'infanzia salvata" avrei faticato a recuperare le notizie e, in alcuni casi, anche i testimoni, soprattutto per la "colonia" di Oleggio e per la vicenda di Ferruccio Camona, partigiano e poi sindaco di Casale Corte Cerro, di cui nell'articolo non parlo in quanto non ho ancora completato il quadro del Verbano - Cusio - Ossola, zona molto ricca di esperienze, proprio a causa di una maggiore presenza partigiana.
Devo dire infine che senza i ricordi, anche se scarni ed essenziali, dei miei nonni materni, operai e comunisti, non avrei saputo e scoperto nulla.
Allego anche una parte della bibliografia "essenziale" che ho consultato.

 

PREMESSA
La ricerca prende la mosse da un vissuto famigliare a lungo rimosso, sia da parte dei protagonisti di allora che dei testimoni ancora viventi. Come si trattasse di un gesto naturale, in quei tempi, che non aveva bisogno di aggettivi o di riconoscimenti. Si scopre così che un gruppo composto da sette persone (sei delle quali donne) affrontò un viaggio difficile - e lunghissimo in quel recente dopoguerra - sino a Frosinone per portare a Novara e in provincia un gruppo di circa duecentocinquanta bambini che sarebbero stati ospitati prevalentemente da famiglie che avevano aderito all’appello del PCI per “salvare i bambini di Cassino”.
L’indagine si è rivolta essenzialmente in due direzioni:
•reperimento di documenti d’archivio ( settimanali locali, carteggi delle autorità, registri ospedalieri ecc.);
•ricerca di testimoni diretti o indiretti

Occorre precisare che lo stimolo iniziale è stato suggerito sia dalla lettura del libro di Giovanni Rinaldi “I treni della felicità”¹ che de ”L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo”², di Lucia Fabi e Aangelino Loffredi donatomi gentilmente dagli autori e divenuto presto un vademecum per la ricerca dei testimoni. Un aiuto per i criteri della ricerca è venuto dal prof. Bruno Maida, del Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino, la cui ultima opera, “I treni dell’accoglienza”³, è elemento di ulteriori aggiornamenti.
Le fonti giornalistiche locali (Corriere di Novara, La voce del popolo) diedero conto in modo sommario dell’iniziativa, che invece veniva sostenuta a tamburo battente dal settimanale della Federazione novarese del PCI di quegli anni, “La lotta”. Il PCI, infatti, si serviva del suo settimanale per sollecitare iscritti e simpatizzanti ad aderire alla campagna di solidarietà.

 

L’ANTEFATTO
I bombardamenti alleati avvenuti tra gennaio e maggio del 1944 lungo la linea Gustav, la cosiddetta “linea invernale” voluta da Hitler nell’ottobre del 1943 e che correva dalla foce del fiume Liri-Garigliano sino ad Ortona, sull’Adriatico, avevano colpito infatti in modo violentissimo l’area attorno all’abbazia di Montecassino, che venne distrutta, in quanto gli Alleati pensavano ci fosse un’ importante postazione militare tedesca. In realtà quei bombardamenti, anche a causa di una resistenza tenace e organizzata delle forze naziste, devastarono la provincia di Frosinone e provocarono nella primavera e nei mesi successivi l’esondazione del fiume Liri, la formazione di aree paludose e la diffusione della malaria, notoriamente presente da tempo nel nostro Meridione. Non solo, la condizione delle abitazioni dei contadini all’epoca era misera «I contadini abitavano in case di legno, dotate di una finestra larga cinquanta centimetri circa o in stretti pagliai con soffitto a cono fatto di paglia impastata con sterco di animali. Non esisteva luce elettrica e ci si arrangiava con il lume a petrolio. Mancava ogni servizio igienico e si beveva solo l’acqua dei pozzi⁴» .Dopo la conclusione del conflitto sarà possibile rendersi conto della tragica situazione in cui versava la zona più martoriata del Paese e, di conseguenza, decidere e organizzare il più in fretta possibile la salvezza dell’infanzia del Frusinate. E ciò accadrà in primo luogo per iniziativa del PCI che aveva tenuto il suo V congresso nel dicembre del 1945. In quell’occasione Raoul Silvestri, un delegato della federazione di Frosinone, aveva denunciato così la condizione del cassinate. «la fame, la mancanza di un tessuto produttivo, la triste realtà di una città fantasma assediata dalle mine, dominata dalle macerie, insidiata dall’acquitrino e dalla malaria⁵» Silvestri chiedeva di «strappare i bimbi di Cassino da quell’inferno⁶» così come era accaduto appena dopo la guerra al Nord per i bambini poveri di Milano e Torino che erano stati ospitati presso famiglie emiliane.

Il Congresso decide allora l’invio di una delegazione del PCI a cui partecipa anche Teresa Noce⁷ che si reca con un’autocolonna di soccorsi a Cassino. Al ritorno, Teresa Noce rivolge un appassionato appello al Congresso per salvare i bambini di Cassino «che hanno bisogno di viveri, di vestiario, di medicinali, di chinino per vincere la malaria”[…] E, già il 16 febbraio partiva da Cassino per l’Emilia, per la Toscana e l’Oltrepò il primo scaglione di 850 bambini del Cassinate[…]⁸»ospitalit 1 350 min

Ai primi di febbraio del 1946 si costituisce a Frosinone il “Comitato Solidarietà Cassino” «[…] con lo scopo di apportare un soccorso immediato ai bambini delle regioni devastate dalla guerra attorno a Cassino, ove, oltre alle altre sciagure, si è aggiunta la malaria perniciosa⁹» I bambini che hanno bisogno di assistenza immediata sono oltre 20.000. Si tratta. di allontanare i bambini sino alla conclusione del “ciclo malarico”.
L’UDI nazionale si mobilita e il 5 febbraio ‘46 invita a riunirsi «tutti gli enti pubblici e privati che si occupano di assistenza, organizzazioni, partiti, ecc.» per costituire, tra le altre cose, «Un Comitato che ordini tutte le iniziative pro-Cassino, che in moltissime città del nord si stanno già organizzando¹⁰»
Moltissimi enti aderiscono al programma di interventi proposto dall’UDI: oltre al Ministero Assistenza Post-Bellica e all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), anche l’Opera nazionale combattenti, la Croce Rossa, la Confindustria, la Confederazione Generale del Lavoro, per citare i più noti.
Pochi sanno, però, che Novara, grazie soprattutto al prefetto Fornara e alle donne dell’UDI e della Federazione del PCI , guidate da Maria Bergamini Schiapparelli, moglie del partigiano comunista Willi, fu tra le prime realtà ad aderire con il suo “Comitato Pro-Cassino di Novara”.

L’UDI a Novara nel marzo 1946 , come apprendiamo dai documenti del Convegno nazionale tenutosi in quel mese, contava 12 circoli in città, 9 aziendali e 32 in provincia, per un totale di 4500 iscritte. Furono molte di queste donne le protagoniste di quella vasta operazione di solidarietà che coinvolse tutta la nostra Provincia. dattiloscritto dal miniinterno 350 min
Ma non furono le sole. Le carte del prefetto Fornara narrano il determinante contributo che il “Prefetto della Liberazione” diede all’impresa, organizzando una “Giornata di solidarietà per Cassino” il 24 febbraio 1946 in cui si raccolsero fondi e viveri da inviare nella zona e coordinando tutta l’iniziativa.
Si trattava, infatti, sia di raggiungere con gli aiuti la provincia di Frosinone , data la situazione postbellica tra mille difficoltà, che di organizzare l’ospitalità per alcuni mesi dei bambini cercando famiglie disponibili. La propaganda dell’iniziativa era capillare: vendita di cartoline, percentuale sulla vendita di biglietti del cinema e delle sale da ballo. Fu organizzata anche una partita di calcio di beneficenza per i bambini di Cassino tra comunisti e socialisti .Il Prefetto propose alle rappresentanti dell’UDI e del CIF (Centro Italiano Femminile) di recarsi per la promozione della giornata di solidarietà presso i Comuni della provincia, preannunciandone la visita con una lettera ai sindaci.
Sui numeri de La lotta del febbraio ’46 si ripetevano gli appelli alle famiglie che volessero ospitare i bambini: dovevano rivolgersi alla Commissione femminile del PCI per comunicare le caratteristiche dei bambini, ovvero se maschi o femmine e di che età.

 

L’OSPITALITA’
Il successo dell’iniziativa è testimoniato dalla pubblicazione, sul numero 20/46 de La lotta, dei ringraziamenti a «Ubezio Secondo, Felice Delfina, Schiavi Lisa, Daniotti Maria, Garzoni Rina, Colombo Nobilina, Doniselli Rosetta che si sono “prodigati nel corso del loro viaggio per ricevere i bambini».
E quei bambini vennero sfamati, vestiti, curati (come dimostrano i registri dell’Ospedale Maggiore di Novara), perché spesso affetti da malaria o da difterite, da famiglie di semplici operai, contadini o muratori che poi si prestavano ad aiutare i genitori dei loro piccoli ospiti a ricostruire la casa, sobbarcandosi altri faticosi viaggi. Alcuni di quei bambini rimasero a Novara e in altri centri della provincia,o perché “adottati” da famiglie senza figli o perché i genitori strinsero un patto con gli “zii” che si impegnavano a crescere i loro figli con maggiori opportunità e a far loro visita una volta all’anno.

 

A TRECATE
L’ospitalità non fu offerta solo dalle famiglie: i sindaci reperivano gli enti che sul territorio potevano occupalalotta giornale 350 minrsi di piccoli o grandi gruppi di bambini: è il caso di Trecate, vicenda scoperta grazie al ritrovamento di una corrispondenza svoltasi tra il 22 maggio e il 6 giugno 1946 tra la Superiora dell’Istituto S. Spirito di Trecate, Suor M. Caterina Pettinaroli (appartenente all’ordine di S. Vincenzo), il Sindaco di Trecate, Bianchi , il segretario della Federazione del PCI Schiapparelli e il Prefetto di Novara , Avalle, che rivela una storia dagli aspetti contraddittori.

Se da un lato, infatti, la Superiora interessa il Prefetto dei problemi a suo dire sollevati dall’ospitalità data al gruppo dei dieci bambini del frusinate - giunti a Novara con il treno del 18 maggio - dal suo Istituto, «sono stati scaricati qui al Monastero, con una sola bambina, nove maschi: tutti, per di più, in condizioni di salute tanto pietose da esigere che si debbano spedalizzare¹¹», dall’altro la ricerca di una soluzione alternativa da parte del Sindaco, Bernardo Bianchi, mostra come una comunità possa mobilitare le proprie energie migliori per un gesto di solidarietà.
Così i bambini destinati a una collocazione comunque provvisoria presso il Convento, in attesa di essere ospitati da famiglie, vengono trasferiti nel vecchio asilo Comunale, prontamente riadattato per accogliere i piccoli ospiti, che vengono affidati alle cure di Suor Ester Martelli. Si tratta dei fratelli Bruno e Franco Accettola, dei gemelli Floriana e Vincenzo Tempesta, dei fratelli Salvatore e Giuseppe Sanità, e poi Vincenzo D’Onorio, Guido Ventura, Domenico Cupini e Vincenzo Peticca.

Mentre uno di loro verrà ricoverato in ospedale, gli altri verranno tenuti sotto osservazione medica per diversi giorni , terminati i quali la famiglia di Pietro Moia, che ne aveva fatto richiesta, ospiterà nella propria casa il piccolo Vincenzo Peticcospitalit 3 350 mina, di sette anni. Dopo il ritorno del bambino a Sora, Pietro Moia si recherà più volte a casa di Vincenzo per portare il suo prezioso aiuto (era muratore) alla famiglia. E ci sarà uno scambio di lettere, come racconta la nipote di Pietro, sino ai primi anni Cinquanta.
Ciò che colpisce nella lettura della ricca documentazione conservata presso il Comune di Trecate, sono lo slancio e l’attivismo incessante del Sindaco e del Comitato ONMI comunale, che hanno portato una comunità fatta di operai, artigiani, e commercianti, ma soprattutto di uomini, donne e anche bambini, ad aiutare i «piccoli assai meno fortunati che la tragedia italiana ha lasciato completamente sul lastrico¹²» .
I bollettari con l’elenco dei sottoscrittori testimoniano, ad esempio, come fossero numerose le fabbriche, soprattutto tessili, a offrire denaro per il gruppo di ospiti. Tuttavia l’aiuto che il Comune forniva loro non si limitava ai generi di prima necessità e alle cure mediche, ma ci si preoccupava che essi potessero ricevere anche l’istruzione che, nei loro paesi sconvolti dai bombardamenti, non era possibile. E così Trecate investe 1000 £ (molte per quegli anni) per delle lezioni scolastiche.
A questo punto si comprende la commozione della madre dei fratelli Accettola, che scrive al Sindaco Bianchi, toccata dalla «generosità dei lavoratori del Nord ai quali noi mandiamo la nostra riconoscenza e il nostro affetto¹³».
Ma c’è anche il caso di Villa Troillet, ad Oleggio, di proprietà del Comune di Milano e gestita dall’ECA, di cui è commissario Vigorelli, che ospiterà circa duecento bambini.

 

I TESTIMONI
L’aspetto più significativo e toccante è costituito tuttavia dalle testimonianze, sia degli “ex” bambini, che, in alcuni casi, dei loroospitalit 2 350 min fratelli acquisiti: i bambini partivano accompagnati dall’ansia dei genitori a cui i parroci avevano prospettato la sventura (“i comunisti mangiano i bambini”, “verranno mandati in Russia”) e poi constatavano che lì al Nord si poteva consumare un pasto. Si creavano, inoltre, legami affettivi intensi, anche più stretti di quelli con la famiglia di sangue, schiacciata dalla guerra e dalla povertà.

Ugo Rea aveva poco meno di tre anni quando la madre, sfollata a Ceprano, decise di affidarlo a una “mamma del Nord”. E Rina Garzoni, insieme ad altre donne dell'UDI di Novara, era su quel treno a Frosinone. Ugo ricorda, ma attraverso le parole della nuova mamma: lo vide, piccolo e gracile, in quella stazione e lei - che non aveva figli- decise di prendersene cura.
Per quei genitori Ugo, che il destino vuole abiti da alcuni anni nello stesso quartiere in cui era stato accolto, a poche centinaia di metri dalla sua prima casa, ha parole di immensa gratitudine : «Per me sono sempre stati loro i miei genitori; per mia madre e per i miei fratelli rimasti laggiù, ho provato solo rispetto¹⁴» .

I coniugi Concina non avevano avuto figli e quindi erano felici di poter ospitare un bambino. C'era anche un'altra famiglia, che abitava a pochi passi dai Concina , i Rastelli, che voleva ospitare in questo caso una bambina. Avevano già un maschietto, A., che avevano adottato dopo che i genitori erano morti sotto le bombe che avevano colpito la zona del Boschetto.
Secondo il ricordo di Giacomo - il figlio che la coppia dei Concina non sperava di avere e che invece è arrivato nel 1948 - fu il CLN novarese a organizzare l'ospitalità dei “bambini di Cassino” E poiché Mario Concina, suo padre, operaio, era responsabile della SAP delle Officine S. Andrea di Novara, era a conoscenza dell'iniziativa Quando Mario, insieme alla moglie Valentina, vide arrivare una coppia di bambini che portava una valigia di cartone, capì che si trattava di fratelli e così, di comune acospitalit 4 350 mincordo con i Rastelli, che conoscevano, decise di ospitare il bambino. La sorella, stando con i Rastelli, avrebbe potuto incontrare spesso il fratellino. Lei, Anna, è infatti la più grande, ha nove anni, mentre Italo ne ha cinque. Quando Italo arriva nella casa dei Concina dove il nonno, che era un sarto, gli aveva fatto trovare un vestito e dove trova anche di che rifocillarsi, dice alla sorella «Vai pure che io qui sto bene¹⁵». Il ricordo, seppure filtrato dalla memoria di bambino di Giacomo a cui queste vicende sono state raccontate dai genitori, è carico della tenerezza verso il fratello che poi sarà, finché è vissuto, Italo per lui.

 

NOTE

1 G. Rinaldi, I treni della felicità, Ediesse, collana Cartabianca, Roma, 2009
2 L. Fabi, A. Loffredi , L’infanzia salvata. Nord Sud un cuore solo, Tipografia Bianchini Ceccano, 2011
3 B. Maida, I treni dell’accoglienza, Einaudi, Torino, 2020
4 L. Fabi, A. Loffredi, Il dolore della memoria. Ciociaria 1943-44, Stampa a cura degli autori, Ceccano, 2016, p.76
5 L. Fabi, A. Loffredi, L’infanzia salvata cit. p.19 6 B. Maida, I treni dell’accoglienza cit. p.123
7 T. Noce, nata a Torino nel 1900, operaia, socialista, fu tra i fondatori del PCI. Combattente durante la guerra civile spagnola col nome di battaglia di Estella, durante la 2° Guerra mondiale fu internata dai nazisti nel campo di Ravensbrück. Fu tra le ventuno donne elette nel 1946 alla Costituente e tra le cinque che contribuirono alla elaborazione della Costituzione. Durante la clandestinità degli anni Trenta in Francia partecipò alla fondazione del periodico “Noi donne”, divenuto dopo la Liberazione organo dell’UDI.
8 A. Minella, N. Spano, F. Terranova (a cura di) Cari bambini vi aspettiamo con gioia, Teti, Milano, 1982, p.51
9 Relazione sull’origine e lo sviluppo del Comitato Cassino,in Archivio cronologico UDI, b.9,fasc.95(1946 febbraio)
10 Ibidem
11 Comune di Trecate, Archivio di deposito, anno 1945-48, ONMI, Assistenza generica madri e fanciulli, cat.2, cl.3 fasc.1, cartella “Bambini di Cassino”
12 Comune di Trecate, Archivio di deposito cit.
13 Ibidem
14 Intervista a Ugo Rea , Novara, 24/06/2015
15 Intervista a Giacomo Concina, Novara, 26/04/2016

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Oltre ai testi citati nell’articolo, si segnalano:
N. Tasciotti, Montecassino 1944, Castelvecchi, Roma, 2014
M. Errico Catone, Come la polvere. L’odissea dei profughi di Montecassino, Nuovadimensione, Portogruaro, 2014
S. Pivato, I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda. Il Mulino, Bologna, 2013
B. Maida, L’infanzia nelle guerre del Novecento, Einaudi, Torino, 2017
S. Cappiello, Gli occhi più azzurri. Le storie vere dei treni dei bambini. Colonnese, Napoli, 2021

 

 

 

 

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