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Radical chic VS popular shock

 Musei, opere d'arte e considerazioni economiche

Miniatura dal manoscritto Roman de la Rose Oxford Bodleian Library Douce 195 foglio 1r ritratto di Guillaume de Lorris.jpgTania Castelli - In passato (neanche troppo) cultura, arte e bellezza erano appannaggio di pochi. Col tempo le cose sono cambiate ma non abbastanza. L'alfabetizzazione, l'istruzione minima di base, l'accesso all'educazione superiore sono state conquiste sudate dal proletariato e troppo spesso centellinate dai poteri oligarchici. L'emancipazione sociale ed economica dei popoli è sempre passata attraverso quella culturale in modo imprescindibile.

La bellezza e l'arte sono da sempre i canali di veicolazione culturale prioritari e per essere efficaci nella loro connaturata funzione, devono poter godere della più totale democrazia.
Quali elementi ed aspirazioni fondamentali dell'evoluzione umana fin dalla notte dei tempi, non possono e non devono risiedere nei ristretti recinti del classismo elitario. Debbono raggiungere ed elevare ogni individuo, arricchendo e stimolando la mente e la mentalità grazie alla crescita personale e collettiva.
Qualsiasi metodo per stimolare la “necessità” di bellezza e cultura deve sempre essere sostenuto.

Trovo piuttosto sterili le polemiche scatenatesi in questi giorni a proposito della scelta fatta da una nota social media influencer di riprendere nelle sale della Galleria degli Uffizi a Firenze il servizio fotografico e video per lanciare il suo brand di abbigliamento giovanile.

Non credo affatto sia stata una sacrilega violazione di uno dei templi dell’arte più belli ed importanti al mondo. È semmai una operazione di marketing ben studiata dal direttore del Museo Eike Dieter Schmidt.
Operazione che ha portato utili in termini finanziari e pubblicitari non indifferenti ad entrambi. In particolare la Galleria degli Uffizi ha registrato un immediato incremento del 27% nelle presenze giovanili.
E, tengo a sottolineare, quegli utili hanno permesso il reintegro in servizio di alcuni dipendenti del Museo che fino ad allora erano finiti in CIG minima.

Per i "puristi" equivale ad una svendita del "fine alto" delle strutture espositive e culturali e della cultura stessa in generale, ma ciò che pochi considerano (a cominciare dagli immancabili radical chic da salotto) è che un museo è anche un'azienda, con dipendenti, bilancio, spese correnti e la necessità di dover chiudere il periodo contabile almeno in pari se non con l’agognato segno “+”.
Oltretutto, visto che anche la produzione di quella linea di abbigliamento porterà lavoro e reddito ai dipendenti delle ditte manifatturiere coinvolte nel progetto (indotto incluso) forse dovremmo frenare i commenti e stimolare le riflessioni anche di tipo economico in un periodo così nero per l’industria italiana.

Una ragazza (forse) poco esperta d’arte ma con un innegabile fiuto per gli affari ha varcato la soglia di un museo, sia pure per il suo business? Bene!
Il direttore del museo ha aumentato le presenze in galleria? Benissimo!
Qualcuno dei ragazzini emulatori di Chiara Ferragni si è emozionato al museo, ha colto qualcosa di importante durante la visita, si è incuriosito e magari ha sfruttato la rete per qualche pillola di cultura? Perché no?
E se proprio per questo cominciasse ad avvicinarsi all’arte, a leggere, a cercare e scoprire anche la “cultura”, quella importante, quella che in tanti stanno difendendo stracciandosi le vesti come Caifa nel tempio?

Poiché l'attuale crisi economica, politica e sociale nel nostro Paese (e non solo) sta avendo pesanti ripercussioni sul grado culturale medio nazionale, il bisogno di bellezza, arte e cultura e la possibilità di entrare in contatto con esse (sia pure come emulazione di massa) devono rappresentare comunque una priorità sociale.

Facemmo tutti letteralmente il finimondo quando l’allora Ministro dell’Economia Tremonti ironizzò sulle polemiche circa i gravi (e soliti) tagli agli stanziamenti nel bilancio 2010-2011 a comparti istruzione pubblica, università, ricerca, cultura e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale.

Nessuno gli ha mai perdonato la miserevole boutade “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.”
Da anni continuiamo tutti a definire, giustamente, il comparto artistico e culturale nazionale come il "petrolio italiano".
Allora per coerenza non possiamo e non dobbiamo impedire che esso possa sfruttare anche un marketing più innovativo e portare utili ed utilità culturale su ambo i fronti.

Mi domando, poi, chi mai potrebbe arrogarsi il diritto di scegliere quali tipi di utenti possono mettere piede nei Sancta Santorum dell'italico patrimonio artistico, discriminando tutti gli tutti gli altri? E chi può negare non solo il diritto alla bellezza, all'arte, alla cultura ma anche alla semplice emozione dinanzi all'opera del talento e dell'ingegno umano a quanti fino ad ora non ne hanno fruito?LaGioconda truccata

La società e la tecnologia si stanno evolvendo a velocità inaudite globalizzando ed interconnettendo realtà sociali e culturali diverse e lontane, portando anche alla sempre più ampia democratizzazione dell'arte. Ne è un esempio l'opera Re-animated di Jakob Kudsk Steensen*, valutata sul mercato dell'arte alla "modica" cifra di 38.000 euro, disponibile in edizione di 4 copie, consegnabile direttamente a casa dei potenziali acquirenti in un bundle composto da video installazione completa, opera in realtà virtuale ed equipaggiamento per mostrarla e archiviarla.

Non dico che presto avremo l'arte disponibile per PS5 in pacchetti applicativi precompilati, o che si debba decontestualizzare e dematerializzare i luoghi dell'arte ed essa stessa perché diventino beni e servizi di mero consumismo di massa. Ma se la reginetta dei social media ottiene un tale effetto e se per quei giovani l'esperienza della visita ad uno dei templi della bellezza può rappresentare un'occasione di crescita culturale, dovremmo fare qualche sana riflessione, magari mentre andiamo a visitare un Museo.

La Bellezza vincerà. Sempre!

 Pubblicato su CiesseMagazine

 

*RE-ANIMATED (2018-2019) è un'installazione video e VR di Jakob Kudsk Steensen. Il lavoro è composto da 15 minuti di VR e 3 video. Rianimato, 2018, VR, 15 minuti. Negli ultimi due anni, Jakob Kudsk Steensen è diventato una figura di rilievo all'interno della realtà virtuale in cuintrasferisce un'intersezione tra arte, film e collaborazione di base. Con RE - ANIMATED , ri-interpreta il suo punto di partenza nel campo dell'animazione come una forma di ri -animazione, impregnando il materiale morto con la vita e lo spirito nuovo. Jakob Kudsk Steensen è un artista che lavora con la narrazione ambientale attraverso animazioni 3D, suoni e installazioni immersive. Crea interpretazioni poetiche su fenomeni naturali trascurati attraverso collaborazioni con biologi, compositori e scrittori sul campo.

 

 

 

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