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Il rigore c'è, l'equità e la crescita ancora no

robot industriale mindi Donato Galeone - Nelle ultime settimane del 2012 con il Disegno di Legge di Stabilità, approvato dal Parlamento italiano, i nostri Deputati e Senatori – ormai senza più vincoli di maggioranza – hanno gareggiato con proposte che non hanno dato segnali coerenti per “favorire il lavoro” con la “crescita” e, neppure, un segno di “equità” per le materie fiscali previste dal Governo, mediante la riduzione delle tasse dei lavoratori e dei pensionati.
Doveva essere questo un segnale minimale di “equità” - promessa ma disattesa – che conferma il come sono state del tutto vanificate le proposte del Governo sulla riduzione dell'IRPEF, quale vera beffa per i cittadini italiani, di cui il Parlamento si è reso responsabile per puro calcolo elettorale.

Ci si attendeva – dopo i pesanti “rigori” imposti nell'annualità 2012 – di avere almeno un segnale fiducioso a sostegno della dichiarata “equità e crescita “ e non invece un accelerato provvedimento legislativo solo di facciata istituzionale, quale ultima occasione perduta – nell'anno parlamentare - che possiamo definire, nei fatti - “tanto senza anima quanto senza progetto”- più che necessari per avviare una ripresa graduale dell'economia reale in crisi.
Una crisi che continua a colpire i più deboli nel contesto socio economico globale europeo e nazionale e si prevede che persisterà oltre il quinquennio trascorso. Si richiedono,quindi,adeguate risposte, pur graduali ma visibili e fattibili, tanto per le imprese quanto per i lavoratori e loro famiglie che crescono in povertà.

E l'emergenza “priorità lavoro”- nel Lazio e nella nostra Provincia - che dovrebbe darci una visibile discontinuità, sin da marzo 2013, con il nuovo Governo nazionale e regionale e con l'avvio di un graduale passaggio dalla cassa integrazione alla ripresa di quelle attività produttive sostenibili, in competizione di prodotto e di processo, entro cui coniugare e integrare anche i recenti “accordi sulla produttività” con la prevista estensione della contrattazione aziendale e territoriale di secondo livello demandata dalla contrattazione nazionale.

La lunga durata “emergenza lavoro” - già rilevata dalla CISL provinciale sin dal gennaio 2012 e dai ripetuti interventi dei Segretari Maceroni, Coppotelli e Romano – confermano gli estesi livelli di povertà e privazioni delle famiglie.
Una provincia - giorno dopo giorno - che è più povera e piena, in parte, di cassa integrazione, quale prova provata del persistente declino occupazionale alimentato dalla constatazione dei ritardi negli investimenti del gruppo FIAT e delle attualissime certezze annunciate – anche per il 2013 – di ulteriore richiesta di cassa integrazione e di lavoro produttivo, ridottissimo, di tre o di pochi giorni al mese.

Siamo – a mio avviso – ai limiti della coesione sociale che, sin dal 2008, è stata coperta e mantenuta dalle casse integrazioni ordinaria, straordinaria e in deroga a sostegno del reddito per mancato lavoro, pur motivato e alimentato dalle crisi di mercato. Ma nel 2013 non può essere più ritardato l'impegno del gruppo FIAT di comunicare ai lavoratori i tempi certi, programmabili, dell'avvio del “piano di sviluppo produttivo” anche nello stabilimento di Piedimonte San Germano.
Programmi con investimenti certi e innovativi di prodotto che – a sostegno del piano produttivo programmato per Cassino, oltre Pomigliano, Melfi e Mirafiori – non potrà non coinvolgere anche la ripresa dell'esistente indotto metalmeccanico del basso Lazio.
Una previsione di ripresa programmata e congiunta alla distribuzione dell'orario di lavoro con tre turni al giorno nella settimana lavorativa di sei giorni che favorirebbe, peraltro, l'aumento delle posizioni di lavoro nell'impiego diretto di almeno 3.000 nuove assunzioni e di oltre il doppio di lavoratori nell'indotto. Previsione già ampiamente indicata lo scorso anno, sia dal Segretario Generale della CISL provinciale di Frosinone, Pietro Maceroni che dal Segretario dei metalmeccanici Franco Neroni.

Sono queste per la nostra Provincia - a mio avviso – le emergenze essenziali per la crescita mancata nel 2012 da affrontare, approfondire, condividere e aggredire sia nella dimensione provinciale e regionale che di Governo nazionale – da fissare nell'agenda sindacale – del primo trimestre 2013.
Nulla di novità ma ferma decisione – nell'esercizio di un diritto dovere di un sindacato democratico di richiamare gli impegni concordati e legittimati dalla maggioranza dei lavoratori, ancor più motivati, per gli effetti operativi positivi occupazionali – con il lavoro - che attendono credibilità , non solo parolaia, dalla multinazionale gruppo FIAT ed esigibilità anche per il sito laziale.

Il 2013, con il disagio sociale in estensione, non può più essere l'anno degli auspici ma l'annualità dei pressanti richiami alla responsabilità sociale dell'impresa FIAT nel rispetto degli accordi del dicembre 2011, condivisi e sofferti con i referendum dei lavoratori e sul modello organizzativo così come definito per Pomigliano, già adeguato al comparto settoriale dell'automobile e sottoscritto da Federmeccanica, in quanto coinvolge le aziende dell'auto e della componentistica: dalla costruzione al montaggio di automobili, autobus, autocarri e rimorchi.

Con la ripresa non più ridotta della produzione nella FIAT e nelle aziende dell'indotto auto oltre nel comparto chimico-farmaceutico dell'area industriale di Anagni – penso – che le strutture categoriali della CISL avvieranno trattative sulla gestione contrattuale dell'accordo per la produttività che nel 2013 coinvolgerà la rappresentanza sindacale dei lavoratori nelle conoscenze innovative dei fattori produttivi e risultati d'impresa, tanto determinanti nelle politiche salariali nazionali che settoriali, più volte falcidiate dalla inflazione e dalla tassazione.
Dovrà e sarà, quindi, impegnativo nella CISL - dal 2013 - l'attivare e praticare “intese comuni” per la promozione di relazioni industriali coerenti nei comparti produttivi territoriali e, tra parti sociali, più che attente verso il Governo tanto nella gestione quantificabile delle risorse quanto per la “produttività di sistema” e, conseguentemente, ai livelli delle imprese nelle misure di sostegno reddituale spettante alla “partecipazione dei lavoratori”.

Da queste intese comuni – preferibilmente unitarie – tra rappresentanze dei lavoratori potrà essere modellata e riconfermata la “metodologia integrativa del miglioramento retributivo reale” mediante la contrattazione di secondo livello nella determinazione di risultati immediati derivanti da un lavoro subordinato e partecipato tanto quantificabile nella compensazione e detassazione retributiva quanto funzionale ad incrementare fino al 5% la de contribuzione salariale dall'attuale 3% .

Queste esemplificate emergenze che ho voluto richiamare non potranno non coinvolgere la generalità dei lavoratori e delle strutture categoriali federate nella CISL che necessiteranno ,certamente, di condivisioni e di supporti specifici aggiornati, non solo culturali del conoscere, e non solo tra la rappresentanza dei lavoratori ed a tutti i livelli aziendali e territoriali.
Vale a dire: necessità del praticare, con il 2013, il massimo impegno verso il “volere conoscere” e il “volere ricercare” per approfondire, volta a volta, ogni realtà produttiva che, mediante azioni sindacali, devono mirare verso concreti interessi dei lavoratori, conseguenti alla promozione e consolidamento dei livelli di efficienza nel produrre - sia territorialmente che aziendalmente - tanto per favorire la crescita competitiva di prodotto e di reddito da lavoro quanto – con la partecipazione sostenibile del lavoro umano all'evoluzione tecnologica – ad altrettanta equa ripartizione dei risultati di produttività derivanti dagli impegni di contrattazione collettiva di secondo livello sia aziendali che territoriali.

2 gennaio 2013

 

 

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