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Alleanza nazionale e regionale contro la povertà

di Donato Galeone - Abbiamo scritto e sollecitato a riflettere sul passaggio dal “rischio povertà alla esclusione sociale” e auspicato un “piano regionale laziale contro la povertà e la esclusione sociale”.
Dopo gli incontri di luglio scorso – nella dimensione nazionale e ministeriale – sono state condivise a Roma, nel novembre 2013, le linee guida per la costruzione di una “alleanza nazionale contro la povertà” da articolare, gradualmente, mediante conoscenze e interventi di sostegno verso la “inclusione sociale” contrastando – con azioni coerenti locali – le crescenti condizioni di povertà.
Era presente, con Acli, Caritas, Cgil, Cisl, Uil e di altre Associazioni nazionali, anche l'Assessore alle Politiche Sociali del Lazio, Rita Vicini in rappresentanza della Conferenza delle Regioni che, condivideva l'iniziativa sia con gli Enti Locali che il Terzo Settore e le Organizzazioni Sociali.
Tutti hanno riconfermato l'importanza di possibili e adeguate stime economiche mirate alla graduale realizzazione, certa, degli investimenti per sviluppare competenze e programmazione degli interventi nei territori.
E' stato rilevato e ripetuto che la crisi, dal 2005, ha colpito e fa vivere nell'incertezza lavoratori e ceti medi con l'aumento degli indigenti. Così come leggiamo dalla statistiche che, negli ultimi sette anni, la povertà assoluta è raddoppiata, aumentando da 4,1% a 8,0% della popolazione italiana (circa 4.814.000 di italiani e 1.725.000 famiglie).
L'Istat misura la “povertà assoluta” nella capacità o meno di accedere ai beni ritenuti essenziali e primari per “conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”. E per le famiglie - il 15,8% in condizione di povertà relativa - la misura di spesa media mensile per due persone non deve superare 990,88 euro (circa 9.563.000 italiani e 3.232.000 famiglie).
Personalmente penso e ritengo di non essere tra i pochi che la lotta alla povertà può avere un graduale successo se operiamo non solo nella dimensione del sostegno economico immediato con il “dare prima a chi sta peggio” ma innanzitutto ed essenzialmente - giorno dopo giorno - con “l'inserimento nel lavoro elevato alla dignità della persona” tanto nelle professionalità riconosciute ed equamente compensate al fabbisogno personale e famigliare quanto nella “partecipazione” ai risultati gestionali delle attività produttive, già chiaramente indicati nell'esercizio effettivo dei diritti costituzionali vigenti nel nostro Paese sin dal primo gennaio 1948.
L'Assessore alla Politiche Sociali del Lazio, con la recente disponibilità finanziaria minimale dei dodici milioni di euro recentemente deliberata dalla Giunta Regionale – nella seconda quindicina del mese di ottobre 2013 – da rendere operativa mediante preannunciato Bando Pubblico per l'utilizzo di cinque milioni destinati ai soggetti attuatori, riconosciuti nel campo del contrasto alla povertà, potrebbe la Regione Lazio – in Italia – auto qualificarsi “apripista dell'alleanza regionale contro la povertà”nella predisposizione di linee guida territoriali, propedeutiche e innovative, nelle prestazioni sociali ai sensi dell'art. 117 della nostra Costituzione.
Si tratterebbe di una premessa operativa strutturata e di orientamento tra Comuni limitrofi verso la elaborazione di un “piano quadriennale 2014-2017 di alleanza regionale contro le povertà laziali”tanto nella condivisione quanto nei contenuti con “misure essenziali” da verificare e corrispondere: negli importi, adeguati, alla soglia di povertà e di accompagno nei servizi alla persona e nell'attivazione di percorsi verso l'obbligo scolastico e l'uscita condivisa dalla condizione di marginalità e di graduale inserimento sociale; nel collegamento immediato con il Centro per l'Impiego – da ristrutturare e adeguare alla domanda e offerta di lavoro – di tutti i beneficiari dell'aiuto di età 18-65 anni, ritenuti abili al lavoro e disponibili alla richiesta di formazione e riqualificazione professionale, contestuale, all'accettazione dell'inserimento lavorativo.
E' auspicabile, concluso il Natale 2013 e con il generoso impegno associativo anche delle comunità Caritas parrocchiali, un coerente quadro di orientamento della Regione Lazio, sia verso la piattaforma strategica dell'Unione Europea 2010-2020 che prevede, col suo 20% del bilancio europeo, un “sostegno solidale contro la povertà e l'emarginazione” e sia con le proposte, dal 2014, contenute nell'annunciato progetto aperto ai territori di “alleanza nazionale contro la povertà”.
Già la Regione Lazio dovrebbe avere coerenza operativa nel contesto dell'imminente pubblicazione del suo Bando Pubblico verso l'impegno informativo e divulgativo tanto con l'utilizzo
territoriale minimale dei dodici milioni di euro quale intervento straordinario per il contrasto alle situazioni di indigenza tramite i Comuni, quanto in collegamento con i Centri per l'Impiego per l'adesione ad ogni offerta di lavoro del beneficiario dell'aiuto pubblico, alla esecuzione di lavori socialmente utili e alla disponibilità per la formazione e riqualificazione professionale.
Ma richiamandomi al recente passato e alle proposte suggestive attivate nel Lazio verso il “reddito di cittadinanza” - legge regionale n.4/2009 - riproposto anche in questi giorni con il nome non nuovo di “reddito minimo garantito” - fu applicata solo per un anno.
Quella legge regionale laziale più che ambiziosa dimostrò - nella concretezza - l'offerta di uno spaccato molto falsamente popolare per il potenziale di iniquità distributiva monetaria dei 7.000 euro tra persone molto vicine e di altre molto lontane dalla soglia di povertà ed, anche, tra persone che vivevano sole o in nucleo famigliare numeroso.
Da non dimenticare, ripeto, che quella legge regionale del 2009 – sperimentale – sul “reddito minimo garantito” ma scarsamente orientata verso “l'inserimento lavorativo” fu applicata solo un anno e non tre annualità come prevedeva.

 

27 dicembre 2013
ALLEANZA NAZIONALE E REGIONALE CONTRO LA POVERTA'

 

 

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