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Gaibisso. Segnò 40 anni di vita politica del frusinate

Gerardo Gaibisso 350 260 mindi Ermisio Mazzocchi - Politico di ottima scuola democristiana, notevoli capacità oratorie, alta professionalità, appassionato di letture di libri e di arti pittoriche, fine giornalista, aspro nelle polemiche, fermo nelle sue convinzione, ferreo cattolico.

Questo è stato Gerardo Gaibisso. Una intera vita dedicata ai suoi ideali, fermamente ancorati ai valori della democrazia e della Costituzione e coerente con il suo costante impegno nella Democrazia Cristiana.
La Coltivatori Diretti di cui fu il massimo dirigente e un abile artefice della costruzione di questa organizzazione nella provincia di Frosinone, ebbe in Gaibisso il vero protagonista della sua potenza tra le organizzazioni agricole.
«La Coltivatori diretti (d'ora in poi CCDD) svolge un ruolo determinate per conquistare posizioni di forza, ottenute sia con la sua affermazione in enti importanti come le Casse mutue, sia attraverso una efficace struttura organizzativa e un accortissimo rinnovo dei suoi quadri dirigenti, tanto che l'organizzazione bonomiana va suscitando in provincia di Frosinone sempre maggiori consensi anche per merito del nuovo reggente la federazione provincia, Gerardo Gaibisso, i quale con la sua foga oratoria e la preparazione è veramente risultato l'uomo nuovo della battaglia politica in Ciociaria». Così scriveva in una nota ministeriale il prefetto di Frosinone nel marzo del 1958. Siamo alla vigilia di una delle più combattute campagne elettorali, dove a livello nazionale, la DC ottiene il 42,3% e il PCI il 22,7%. Nella provincia di Frosinone la DC, che ha un riferimento di prestigio in Andreotti, ottiene il 51,5%, mentre il PCI è al 18,7%. In questa dimensione politica cresca la preparazione politica di Gaibisso che rimarrà sempre legato ad Andreotti.

Gaibisso fu un uomo molto scaltro, accompagnato da una fine intelligenza, che gli permise di essere protagonista di numerose battaglie sul fronte agricolo, come dimostrò nel 1963 quando si giunse all'approvazione delle legge su l'affrancazione della terra sostenuta e portata avanti dal senatore Angelino Compagnoni del PCI, dirigente della organizzazione agricola della sinistra, l'Alleanza contadini (in poi solo Alleanza).

Gaibisso sostiene con convinzione la legge per l'affrancazione della terra, perché la ritiene una cosa giusta e per non lasciare questa battaglia di rivendicazione solo ai comunisti. Egli fu costretto a difendersi dagli attacchi della Confagricoltua che lo accusava di essersi schierato con i coloni e con i comunisi. La lotta per l'affrancazione condotta dall'Alleanza, costringe Gaibisso a una scelta e intuisce il rischio di rimanere ai margini di una lotta di rivendicazioni, giusta, i cui meriti non potevano essere lasciati alla Alleanza e quindi al PCI. Gaibisso, intelligentemente, sceglie di sostenere la lotta, di esserne protagonista per accrescere il prestigio della sua organizzazione e rafforzare la sua personale autonomia dalla DC in modo da avere un valore politico più consistente all'interno del partito.

La prova più difficile, Gaibisso la sostenne su la fine degli anni '60, quando si era avviato il processo di industrializzazione, che finiva per penalizzare fortemente l'agricoltura. In quel periodo si intensificano le iniziative volte a rivendicare una agricoltura sempre più adeguata ai tempi e libera da vincoli antichi. Gaibisso vuole dare prova della sua forza e dell'importanza della agricoltura e organizza nel settembre del 1966 una imponente manifestazione della CCDD provinciale con la partecipazione di oltre 4.000 coltivatori.
Una dimostrazione di potenza rivolta al suo partito e al PCI. Lo scontro con questo partito avviene nel 1967, in cui Gaibisso esprime tutte le sue capacità organizzative e politiche, divenendo sempre più l'uomo politico più forte della DC nella provincia Si giunge in questo anno alla elezione dei Consigli di amministrazione delle Casse mutue contadini, centri di potere assoluto, in cui sono presenti liste appartenenti alle due organizzazioni agricole, CCDD e Alleanza, rispettivamente di area democristiana la prima e di quella comunista la seconda. Il conflitto fu molto aspro tanto che Gaibisso querelò il giornale comunista L'Unità per avere riportate false notizie offensive sulla CCDD e sul suo Direttore, appunto Gaibisso. La CCDD si affermò con il circa il 67%. Una netta vittoria per Gaibisso che si prepara a sostenere l'area andreottiana, che risulterà vincente, nel X congresso della DC nel 1967.

E' la prima prova di successo che lo porterà nel maggio 1969 all'XI congresso ad essere letto segretario provinciale della DC, quale espressione della maggioranza andreottiana, tanto che i giornali dell'epoca titolarono i loro articoli con "Schiacciante maggioranza conquistata dagli amici di Andreotti" e in modo più esplicito "Andreottiani e fanfaniani e CCDD dominatori incontrastati dell'XI congresso provinciale DC". Il vero regista di questo successo era stato Gerardo Gaibisso. I contrasti interni porteranno inaspettatamente Gaibisso a dimettersi da segretario il 5 agosto 1969 con la motivazione di un eccessivo impegno nel sindacato. Questo non diminuì il suo impegno tanto da rimanere un dirigente di primo piano e di essere anche delegato nel congresso nazionale nel maggio del 1973.

La forza e il prestigio personale e politico di Gaibisso sono premiati con al sua elezione al Consiglio regionale del 1970, le prime elezioni che si svolgono per le regioni, risultando tra i primi con 32.063 preferenze, riconfermato nel 1975 con 21.215 e nel 1980 con 21.264, ricoprendo nella prima legislatura la carica di assessore regionale ai Problemi del lavoro. In questa occasione si rese promotore di una indagine su sollecitazione dei consiglieri del PCI Arcangelo Spaziani e Paolo Ciofi, in merito alle irregolarità su le assunzioni alla FIAT di Cassino.
Democratico e antifascista, Gaibisso si spese per i valori della Resistenza che dimostrò anche in interventi in alcuni congressi come quello del 1975. In questa occasione dimostrò di mantenere ferma la posizione di governo del partito con un ampio sostegno alla corrente andreottiana, che permise la elezione di Carlo Costantini a segretario provinciale della DC, che ebbe breve durata, andando in crisi dopo il voto del 1976, sostituendo Costantini, sfiduciato con Valentino D'Amata. Anche in questo caso la regia fu sempre di Gaibisso.
Un uomo al centro della politica democristiana in provincia e nella regione Lazio. Una posizione che lo porterà nel 1984 ad essere eletto al parlamento europeo con 31.256 preferenze (riferite solo a quelle conseguite in provincia di Frosinone e ancora nel 1989 con 34.888 preferenze.
Gli anni successivi sono caratterizzati da un suo impegno per evitare uno sfaldamento della DC, tanto da arrivare nel 1981 a ipotizzare un esapartito comprendente il Pci, per salvare ancora il ruolo della DC. Sarà inutile. Nel febbraio del 1988 la DC celebra il suo XV congresso in cui l'alleanza tra andreottiani, area Zaccagni e fanfaniani permette l'elezione di Giuseppe Gentile su cui confluiscono anche i voti di Gaibisso. Questo sarà anche l'ultimo. prima di dare vita l'8 gennaio 1994 al PPI.

Gaibisso è uscito di scena dalla politica provinciale.
Il suo ruolo di dirigente politico e sindacale rimane un esempio di dedizione totale a un impegno civile, pur con le sue opinioni e credenze politiche, ma sempre aperto al dialogo e al confronto.
Molti oggi sono gli eredi della sua stagione politica, che certamente sapranno fare buon uso del suo insegnamento nell'essere al servizio del proprio paese.
Frosinone 4 aprile 2018

pubblicato su L'Inchiesta quotidiano il 5 aprile 2018

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