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Pierre Carniti simbolo di unità e autonomia sindacale

PierreCarniti mindi Donato Galeone* - Pierre Carniti una guida per l'unita' sindacale nell'autonomia. Carniti ieri è tornato al Padre – cattolico democratico – cresciuto negli ambienti di don Mazzolari e orientato verso l'impegno sociale sindacale nella cisl lombarda, lascia non solo per me un ricordo – sempre condiviso – che intendo riproporre alla riflessione dei lavoratori, per comprendere il pensiero e l'azione politica e pratica, essenziale, per il movimento sindacale, nella sua unità, tanto ieri quanto oggi.

Carniti affermava che “se il Sindacato si pone l'esigenza di concorrere, in modo determinante con il lavoro, nella costruzione di un diverso meccanismo di sviluppo, questo molto dipende e dipenderà da tutti noi e dalla nostra unità”.

Fu la sua conclusione - da Segretario Confederale Cisl a fine maggio 1975 - quale “relatore” alla Conferenza nazionale della CGIL-CISL-UIL della tre giorni riminese, tutti volti, ad approfondire e specificare temi, contentenuti e proposte “connesse” alle politiche economiche sociali nel cotesto dell'azione sindacale unitaria. E la “connesione” - sottolineava Carniti - “è strettamente ineludibile tra la soluzione di questi problemi (piattaforme contrattuali, investimenti, ristrutturazioni, occupazione e riforme sociali) e la unità sindacale organica”.

Partecipai alla Conferenza con una delegazione rappresentativa delle strutture sindacali del frusinate e del Lazio e la relazione Carniti - se riletta oggi - presenta l'attualissima tematica su “investimenti e occupazione nel quadro della politica generale e unitaria del sindacato” per definire le indicazioni più giuste e adeguate e dare il massimo di efficacia al movimento sindacale dei lavoratori.
Lavoratori occupati e lavoratori disoccupati
Era presente – ieri come oggi - tanto la urgenza quanto la consapevolezza - di superare e scoraggiare il pericolo della contraddizione insanabile tra la capacità del movimento sindacale di “difendere i redditi da lavoro e la occupazione” e la debolezza di movimento per la “creazione di nuovi posti lavori” che, peraltro, produceva e produce una spaccatura nel tessuto sociale nazionale - tra occupati e disoccupati - tra nord e sud italiano e tra città e campagne.

Carniti osservava la complessa realta sociale e dichiarava che “dobbiamo – subito – comprendere la drammaticità di realtà esplosive nel Mezzogiorno laddove è concentrata la disoccupazione e la sottoccupazione legata a tutte le forme possibili di lavoro precario, così come non possiamo ignorare il dilagare in tutto il Paese dell'allarmante disoccupazione giovanile”.

Il Sindacato - con CGIL-CISL-UIL- continua ad avere un compito sociale storico da assolvere nel contesto locale, regionale, nazionale ed europeo – partendo dal basso Lazio verso il Mezzogiorno – tra la disperazione di migliaia di persone disoccupate, povera gente – ribadiva Carniti – che “era ed è radice economica sociale coesa o eversiva della tenuta democratica del Paese”.

Innovazione silenziosa aperta dalla crisi ieri come oggi

Carniti rilevava che il movimento sindacale non poteva sottovalutare quella “innovazione silenziosa” - avviata allora e completata oggi - che avrebbe potuto produrre pesanti conseguenze , facendosi strada il trasferimento su quote crescenti di potere dal “capitale industriale al capitale finanziario”conseguenza possibile di un sistema bancario sempre più coinvolto in operazioni che non coincidono con gli intreressi dello sviluppo, con il lavoro, e dell'economia nazionale.

Ed anche perchè – aggiungeva Carniti – generalmente il sistema bancario tende a praticare come parametro esclusivo del proprio intervento la logica del “ profitto bancario” con il favorire più le attività speculative e meno quelle produttive, pur constatando che all'interno del fronte imprenditoriale – più padronale – si cercava di acuire i “contrasti storici” tra gruppi della chimica, dell'auto e delle grandi, medie e piccole imprese ma, sempre, sul come e sui quanti dovevano avere accesso privilegiato ai sussidi pubblici.

Carniti concludeva su questo punto della crisi anni'70, constatando che il padronato privato e pubblico – grande e piccolo – presentava una “strategia unica “ nel merito delle vecchie scelte di sviluppo e con il tentativo di un recupero di flessibiltà nell'utilizzzo del lavoro subordinato – sfruttandolo – all'interno del processo delle ristrutturazioni e innovazioni aziendali.

Due momenti ancora oggi fondamentali

Dall'analisi di questi reuperi – secondo la strategia imprenditorale più padronale – primeggiavano il “decentramento produttivo con il nuovo uso della forza lavoro”.

Con il decentramento produttivo delle lavorazioni o di interi reparti verso imprese dell'indotto industriale o artigianale, convivono, forme di sfruttamento e basse retribuzioni – favorite, peraltro, dalla esistenza di riserva di lavoratori disoccupati – in assenza o di scarsa presenza sindacale nelle imprese minori e ancor di più nelle fasce di lavoro precario.
Erano e sono ancora oggi momenti di scelte produttive tradizionali che spesso sono integrate – improvvisamente, in piccole e medie imprese giudicate - per Carniti - “ieri come arretrate ed oggi rivalutate come assi portanti di un sistema industriale dinamico e flessibile di una precaria terziarizzazione dell'economia”.

Ho voluto ricordare Pierre Carniti, sia nel vissuto mio impegno nella Cisl e sia richiamando frammenti di contenuti originali, osservati direttamente, di uno straodinario ed eccezionale operatore sindacale – riconosciuto dall'intero movimento sindacale unitario, quale persona attiva e coerente di pensiero e di azione, tanto dai lavoratori quanto dalle massime istituzioni, Senato e Presidente della Republica, quale grande sindacalista e politico cattolico-democratico italiano.

 

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Lazio
Leporano di Taranto, 6 giugno 2018

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