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Omaggio a Franco Assante

Testimonianze e Ricordi

Il 24 dicembre 2020 L'inchiesta quotidiano, diretto da Stefano Di Scanno, ha pubblicato un importante inserto di ben 30 pagine con decine di testimonianze, dedicato a rendere omaggio a Franco Assante, prestigioso uomo politico, già deputato comunista e avvocato di Cassino. L'inserto si può ancora leggere scaricandolo dal sito de L'Inchiesta Quotidiano OnLine all'indirizzo https://www.linchiestaquotidiano.it cliccando il pulsante "Edicola Digitale" (sfondo rosso) nel menù in alto, sopra la testata. Qui di seguito riportiamo la testimonianza del Direttore di UNOeTRE.it, Ignazio Mazzoli, come è stata pubblicata nell'inserto.

IGNAZIO MAZZOLI
Frosinone

Omaggio a FrancoAssanteRettanglo orizz 380 minNell’agosto del 2014, 6 anni moriva Franco Assante, dirigente comunista del frusinate.
Era l’11 agosto. Avrebbe compiuto 91 anni il 5 settembre di quell’anno. Figlio di Alessandro, che fu tra i fondatori del PCI a Cassino nel 1921, subito dopo la laurea in legge si iscrive al PCI dove milita ininterrottamente per circa 70 anni.
Una lunga stagione di impegno politico, di militanza e di elaborazione.
Ha vissuto la semina per far nascere il partito comunista nel cassinate, con esso si è battuto per la ricostruzione postbellica, si è sperimentato contro il primo centrodestra, poi nella polemica con il centrosinistra. Ha vissuto con grande partecipazione la fase dell’industrializzazione della provincia fino a constatare la crisi dei sistemi politici democratici sino all'oggi che per lui fu il 2014.

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La proposta di un’associazione
Tutto ciò che lui ha prodotto nella sua vita politica di comunista merita davvero di essere raccolto e fatto conoscere. Sin dal giorno della sua morte proposi la costituzione di un’associazione a lui intitolata con una sede in cui ricostruire, con le testimonianze che ha lasciato, un assieme di mate riali utili per conoscere l’uomo, ma anche la realtà in cui ha operato e che non è stata solo il cassinate. Voglio ancora credere che si potrà realizzare.
Di lui si è già scritto e detto, qui si cercherà di ricostruire il suo rapporto con il Pci e la visione che lui aveva del partito in cui militava e più ancora di come l’avrebbe voluto.
La prima cosa che mi sembra debba esser sottolineata e la sua dedizione di militante, fra i militanti, alla pari, per dare il suo contributo. «Immediata (fu) la sua partecipazione agli avvenimenti per la ricostruzione di Cassino e per l'occupazione come av- venne nel suo comizio a S. Elia nel 1950 contro i licenziamenti della cartiera» (Mazzocchi).
Da subito è fra i massimi dirigenti del PCI, nel 1951 è eletto nel Comitato Federale, il massimo organismo di direzione provinciale del partito comunista. Assante è una figura di primo piano, un protagonista con una vera e propria effervescenza di proposta. Forse gli piaceva primeggiare. Assolutamente legittimo se così è stato.

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Il partito nel dopoguerra
Alla “semina” sicuramente appartiene non solo la fase più immediata del dopo guerra, ma anche la prima esperienza di Consigliere comunale a Cassino e nel Cassinate, il PCI non era riuscito a "sfondare", c'erano pochi iscritti e malamente organizzati. Qui operò Franco Assante quando nel 1954 entra in que- sto consiglio comunale e per la prima volta vi porta anche il suo partito. Qualche numero per dare il qua- dro degli equilibri. Il Pci entra in Comune con 1179 voti e l'11,5%, mentre la Democrazia cristiana ne ha 5251 che è pari al 51,6%, non solo, ma il Msi con 3741 voti aveva il 34,8%. Che poderoso centrode- stra doveva fronteggiare il Pci! La "battaglia" era dura in queste condizioni. Lo scrittore Osvaldo Sanguigni, che conobbe nel 1952 Assante, così de- scrive quegli anni: «Ricordo bene quella che era chiamata la "battaglia del Cassinate", una battaglia democratica, non facile, fortemente contrastata e tutta politica...» Bisogna chiedersi come ha fatto Franco a resistere? Che cosa gli ha consentito di ot- tenere i primi risultati?
Sicuramente al primo posto c’è il senso di appartenenza. Essere comunista. Ma sarebbe ingeneroso non riconoscere la qualità del suo intuito politico. In quelle circostanze c’erano solo due armi da usare: individuare le contraddizioni degli avversari e intro- durre elementi di divisione, riuscire a parlare ai cit- tadini di fatti concreti, riuscire a creare disponibilità alla attiva partecipazione popolare. (questo obiettivo in tutta la provincia ancora oggi è da conquistare al livello delle opportunità che si presentano). Assante, allora, per primo riconobbe un fattore di grande debolezza: l’assenza della classe operaia perché ad eccezione di S’Elia Fiumerapido non c’erano industrie. Andò avanti.

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La ricostruzione e l’Ericas
Le vicende ERICAS, una cooperativa a responsabilità limitata, che gestirà ingenti somme per la ricostruzione e intorno alla cui gestione si addensano gravi dubbi, costituiscono la sollecitazione a una delle grandi campagne per la legalità e la trasparenza che vede impegnato Franco Assante.
A lui non sfugge l’inadeguatezza del suo partito, allora, chiamando in causa la fragile organizzazione e l’inadeguatezza di mezzi, compagni e fondi.
Sarà una costante della sua militanza: alla grande generosità nell’impegno verso la società e contro gli avversari accompagnava sempre un severo esame sulle scelte e sulle condizioni operative del PCI.
In questo ricordo che certamente non può contenere il racconto di tutte le circostanze vale la pena che richiami la dialettica a volte molto accesa nella fase preliminare l’industrializzazione e la realizzazione della stessa. Le cronache dell’epoca ricordano che «il comunista Assante denuncia in maniera esplicita le irregolarità nelle modalità d’assunzione e gli in- trecci con alcune forze politiche e sindacali di destra che sarebbero agevolate nell’assunzione di lavora- tori da loro segnalati». Il fenomeno non solo era vero, ma divenne preoccupante tanto che lo stesso Andreotti dovette intervenire per correggere le infrazioni più evidenti. I danni ancora oggi persistono. Assante fu molto polemico verso il suo partito criticandolo per l’insufficiente opposizione a questa manifestazione di mala politica.

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Fiat, il dibattito su servizi e infrastrutture
Ma ancora una volta durante tutti gli anni ‘70 e ’80 la sua effervescenza di proposta si cimenta nell’in- dividuazione di servizi e infrastruttureOmaggio a FrancoAssante min intorno alla grande Fiat di Piedimonte San Germano. Ecco questa è una materia che meriterebbe davvero una raccolta di tutti i suoi materiali anche per valutare l’attualità di ciò che proponeva.
Ho vissuto quegli anni di cui sto parlando come Segretario della Federazione comunista di Frosinone. Sono rimasto sempre molto colpito dalle proposte di Franco che fra l’altro avevano il pregio anche di essere realizzabili perché potevano raccogliere un consenso unitario. Egli è stato, come ho cercato dire, un uomo di parte fino in fondo, ma altrettanto è stato convinto di dover ricercare punti in comune con tutte le forze politiche democratiche nei partiti e fuori di essi.
Il rapporto con i partiti prevedeva nel suo stile franchezza e lealtà. Penso che tutti gli riconoscano queste qualità.
Uomo non facile, scrive Mazzocchi e aggiunge, ma molto amabile. Concordo sull’amabile e mi soffermo sull’ “uomo non facile”. Non perché sia definizione inappropriata, tutt’altro, ma perché vale la pena che descriva dove riscontravo io la ”non facilità”.

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L’immancabile punto di non condivisione
Nelle riunioni, negli incontri e nelle conversazioni, con lui, si arriva sempre ad un punto di non condivisione. E, questo punto si manifestava sempre quando si esaminavano le inadeguatezze del PCI. Che il caro partito comunista avesse problemi e limiti è innegabile. Basta pensare oggi a quanti se ne dichiarano eredi e hanno dimenticato irreversibilmente i suoi insegnamenti (parlo di insegnamenti non di rimpianti).
Il punto interessante, discutendo con Franco (si, assai amabile egli, perché mai dimenticava di riconoscere di aver ricevuto ogni riconoscimento dal suo partito) era la visione del partito stesso. Quale partito voleva che fosse il PCI?

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Le argomentazioni per lui centrali
C’erano 3 questioni che animavano il suo argomentare, (solo per chi conosceva la blindatura dialettica delle sue convinzioni):

• Non so se avrebbe voluto cambiare questa società. Fermissimo e intransigente nella difesa della legalità, diventava molto incerto quando si trattava di rintracciare la causa dei mali in una società regolata dal capitale e quindi capitalista;

• Il carattere privatistico dell'impresa non gli era ostile o meglio lui non era ostile all’imprenditore privato. Ricordo quando, durante la sua presenza in Parlamento, inaugurò una rubrica su l'Unità per le questioni legali in campo automobilistico e in quella sede avviò un dialogo a distanza con Fiat attraverso centrate critiche alla qualità delle sue auto. Lui amava le tedesche Audi e VW, anche se sinceramente avrebbe voluto veder primeggiare le creazioni nazionali. Ampio era il sue giro di co- noscenze, ma anche di amicizie vere e proprie fra imprenditori del frusinate;

• Una certa insofferenza per il centralismo democratico che mi fece persuaso che ipotizzasse un partito con tante caratteristiche che il PCI aveva (giustizia sociale, aderenza alla Costituzione, difesa della legalità…) ma con l’organizzazione in correnti di un partito socialdemocratico. L’adesione al PD credo che fu convinta e penso proprio per questa sua visione.

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La delusione politica degli ultimi anni
Gli ultimi anni, tuttavia, sono stati tormentati da una grande delusione per l’esperienza del PD, specie nel periodo della direzione di Matteo Renzi.
Delusione? Si, penso che sia un termine giusto, per nulla esagerato. Nonostante differenti opinioni, anche negli ultimi anni Franco ed io (pur non aderente al PD) ci siamo frequentati spesso e anche consultati. L’ultima lunga conversazione con lui l’ho avuta nel suo studio circa un mese e mezzo prima che ci lasciasse. La delusione era diventata un’angoscia profonda. Continuava a ripetermi bisogna fare qualcosa contro il malcostume e questo degrado della politica che coinvolge anche uomini del PD, (che ormai erano lontani da lui). Ci ha lasciato con il segno del suo dolore per non aver potuto vedere un PD come lo immaginava e per il quale si era battuto instancabilmente. Franco Assante non ha mai rappresentato il passato che stava ritornando. Rimarrà, in ciascuno dei suoi concittadini, dei suoi compagni, dei suoi amici impresso il suo sguardo rivolto al futuro.

Ho conosciuto questa sofferenza in due compagni a me cari, molto cari, Franco Assante e Angelo Compagnoni. Ho avuto l’onore di salutarli entrambi per ultimo. Se ne sono andati con una grande amarezza nonostante la loro splendida vita di militanti e prestigiosi politici del PCI: Franco non si rassegnava alla impossibilità di produrre una doverosa rivolta morale e Angelo si ripeteva, ma può essere mai che qui nessuno protesta più di fronte all’ingiustizia.

Queste presenze, dal '46 a oggi restano un esempio di comportamento per gli uomini politici in questa provincia e sarà sicuramente seguito negli anni a venire quando sarà superata questa fase di grandi favole e scarse realizzazioni.

 

 

 

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