
Sono i numeri, alcuni dei numeri, del Bilancio Partecipativo comunale. Numeri che testimoniano della bontà di questa soluzione di coinvolgimento popolare e che politicamente rappresentano una delle novità più interessanti da un paio di decenni a questa parte, almeno per le nostre latitudini. Sono numeri che sorprendono (chi ha organizzato puntava a raccogliere 10-15 proposte) e che raccontano di un fatto strano.
In una era caratterizzata dal mito dell’antipolitica, del disimpegno dei cittadini, dall’arretramento della coscienza civica verso un individualismo sempre più spinto, i cittadini verolani si sono rimboccati le maniche e hanno speso del tempo a pensare cosa potesse essere utile alle loro comunità . Hanno studiato regolamenti, hanno individuato problemi, hanno declinato soluzioni. Lo hanno fatto in forma singola e in forma collettiva. Lo hanno fatto pensando al decoro urbano, al rifacimento delle strade, alla valorizzazione ambientale, alla sicurezza, allo sport, all’educazione e al gioco. Dal microcredito all’ecocompattatore, dal playground ai tanti ‘tratturi’ da rimettere in sesto, dalla riqualificazione di ambienti urbani o rurali per le famiglie e i più piccoli al teatro.
Tutto, o quasi tutto, ciò che concerne l’azione amministrativa di un territorio è passato sotto la lente di ingrandimento dei nostri concittadini. Noi, come circolo di Veroli del Partito Democratico abbiamo con convinzione sollecitato prima e sostenuto in seguito la volontà dell’amministrazione di adottare questo strumento di coinvolgimento della cittadinanza. Lo abbiamo fatto perché siamo convinti che occorrano strumenti nuovi di governo, strumenti che siano sintonizzati con le comunità e che ne stimolino il protagonismo. Non si governa più chiusi nelle stanze dei municipi. Occorre uscire. Le quasi 60 proposte presentate sono li, a disposizione di chi amministra. Poche potranno essere realizzate, ma sono li. La politica ne tenga conto.
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