La sua attualità ancora oggi
di Ermisio Mazzocchi
PIERO GOBETTI ANTIFASCISTA, GIORNALISTA, FILOSOFO – Oggi, più che mai, in un tempo in cui la globalizzazione sta concentrando sempre più i capitali nelle mani di pochi, si sta producendo la vulnerabilità delle economie nazionali, stanno aumentando la disoccupazione e le disuguaglianze sociali, si sta depauperando l’ambiente, si stanno affermando i nazionalismi e i regimi autoritari e l’economia ha perso il suo ruolo di creare benessere e crescita sociale, il pensiero di Piero Gobetti, antifascista, giornalista, filosofo, editore, ha una sua attualità.
Il 15 febbraio ricorrono 100 anni dalla sua morte, avvenuta a nemmeno 25 anni, a causa di una grave bronchite aggravata dalle sue precarie condizioni di salute.
Alcuni mesi prima, nel settembre del 1925, aveva subito da parte di una squadraccia fascista un brutale pestaggio che lo aveva lasciato esanime sulla porta di casa sua a Torino. Aveva dovuto sopportare altre aggressioni, ma quest’ultima gli fu fatale.
Le gravi ferite riportate lo avevano estremamente debilitato e avevano minato irrimediabilmente il suo fisico e di fatto furono la vera causa della sua morte.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
Promotore di un liberalismo progressista, aveva fondato riviste cruciali come Energie nuove e La rivoluzione liberale, nelle quali promuoveva il suo pensiero rivolto alla creazione di una società nuova e di una classe politica che avesse ben chiara la coscienza delle proprie tradizioni storiche e della esigenza che nasceva dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato.
Una formula che riflette quella democrazia sancita nel 1946 dalla Costituzione repubblicana e che richiama con quelle affermazioni la necessità di un sempre maggiore coinvolgimento dei cittadini.
“Cosa ho a che fare io con gli schiavi”, motto alfieriano, impresso da Gobetti sui frotespizi delle sue riviste e dei suoi libri per simboleggiare la dignità intellettuale e l’opposizione a qualsiasi totalarismo visto come una “schiavitù” o un conformismo passivo a ogni forma di sottomissione culturale e politica.
Con la seconda rivista, La rivoluzione liberale, Gobetti coordinò più compiutamente il suo pensiero. Il settimanale metteva a nudo la vera natura del fascismo, individuato non solo come una parentesi autoritaria e prevaricatrice di ogni forma di libertà, ma anche come manifestazione della debolezza della classe borghese, incapace di una costruzione positiva nella storia e deficitaria nel suo ruolo di volano dell’economia.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
Una denuncia perentoria per la quale fu identificato come nemico del regime e che gli attirò le ire e la persecuzione dei fascisti.

La sua figura e insieme la sua opera rappresentano ancora oggi, a distanza di un secolo, un riferimento morale ed etico, assumono un alto significato nella storia politica e culturale e ci obbligano a porci delle domande su ciò che devono essere la politica e la libertà e quale ruolo deve rivestire la cultura nella società.
Il suo pensiero, che auspicava un liberalismo liberale, la sua condanna dell’immobilismo delle classi dirigenti, il suo credo in una cultura come atto politico sono ancora oggi validi e hanno l’autorevolezza di farci comprendere il presente, di analizzarlo nelle sue diverse sfaccettature, e ci indicano gli strumenti per una crescita morale, sociale e politica.
La sua scelta coraggiosa, determinata e coerente, afferma i valori della libertà e della democrazia.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
Egli concepiva la libertà come una conquista, uno strumento di emancipazione, che passa oltreché da una presa di coscienza individuale, anche attraverso la cultura e il conflitto.
Una idea, questa, oggi più che mai di grande attualità considerato che il conflitto, inteso come espressione di libertà, di pensiero e di azione, è ritenuto da tutti i sistemi politici antidemocratici un pericolo da eliminare, mentre esso costituisce, sostiene Gobetti, un lievito per il progresso e lo sviluppo della convivenza.
Le manifestazioni contro il potere vengono denunciate, anche oggi, dai sistemi autocratici come un crimine, il dissentire come un fatto eversivo mentre questi sono il volano della democrazia, alimentano il confronto, il dibattito aperto e inclusivo senza i quali la libertà si sterilizza e rischia di essere soffocata.
Una straordinaria personalità di inesauribile energia la sua che ci insegna che “si può fare molto anche in pochissimi anni”. Una fede nel progresso che vedeva nell’ intesa tra le forze democratiche e progressiste l’unico mezzo per costruire un’Italia diversa e migliorare il mondo.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
La sua eredità morale e intelletuale acquista un valore assoluto in questo particolare momento storico caratterizzato da oscurantismo, da una decadenza culturale e morale e dalla affermazione di quelle forze reazionarie, conservatrici e nazionaliste che oggi sono al governo del nostro Paese e che si stanno affermando nel resto dell’Europa e del mondo anche in forme più autoritarie.
Il suo insegnamento deve costituire un punto di riferimento, un incentivo ad operare per l’affermazione di una cultura liberale e una indicazione per il ruolo che essa deve avere nell’azione di un profondo rinnovamento politico.
Scriveva Gobetti nel primo numero della rivista letteraria “Baretti” (Giuseppe Baretti 1719-1789 era stato scrittore, poeta e giornalista italiano, celebre per il periodico polemico “La frusta letteraria”), apparsa a Torino il 23 dicembre del 1924:
“Abbiamo deciso di mettere tutte le nostre forze per salvare la dignità prima che la genialità, per ristabilire un tono decoroso e consolidare una sicurezza di valori e convinzioni; fissare degli ostacoli agli improvvisatori, costruire delle difese per la nostra letteratura rimasta troppo tempo preda apparecchiata ai più immodesti e abili conquistatori”.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
Un esempio di ferma e inflessibile etica politica e intellettuale che dovrebbe essere accolto e perseguito da quanti, ai nostri giorni, avrebbero bisogno di un orientamento per affermare i valori di una cultura democratica.
La finalità gobettiana, che continua ad avere una sua validità nel nostro tempo, sarebbe stata quella di progettare e realizzare strutture di organizzazione sociale in grado di produrre cultura, intesa come capacità di comprensione e di analisi, rivolta a dare una prospettiva di cambiamento della società. Costante in tutte le sue opere e i suoi articoli il richiamo all’impegno politico in cui prevale il primato della lotta per la libertà.
Gobetti, fermamente e coraggiosamente avverso al fascismo, rifiuta qualsiasi possibile trattativa con esso.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
Una intransigenza che tuttavia non esclude il confronto fra culture politiche diverse, rivelando un intellettuale aperto e inclusivo delle diverse espressioni culturali del suo tempo.
In questo modo egli offre una metodologia che andrebbe sostenuta e praticata ai nostri giorni per combattere una cultura di chiusura e discriminazione che è diffusa in molte parti del mondo, compresa l’Italia.
Il riconoscimento e l’affermazione della nostra identità non possono e non devono escludere il dialogo, il confronto e l’ascolto quali elementi essenziali di una crescita e fattori determinanti per relazioni pacifiche e costruttive necessarie per il progresso dei popoli.
Piero Gobetti antifascista, giornalista, filosofo
8 febbraio 2026
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