Una novità dall’Arch. Vincenzo Angeletti

QUELL’ANTIPAPA CECCANESE DIMENTICATO E FORSE SCONOSCIUTO – Qualche anticipazione di quello che i lettori troveranno nel testo integrale in PDF allegato alla fine di questi stralci che seguono.
Quello che sarà un inedito per alcuni o per molti inizia con queste parole:
“Nessuno studioso locale ne ha mai parlato, vuoi perché sconosciuto vuoi perché rimosso. La stessa Cronaca di Ceccano, all’anno 1139, liquida le vicende di cui tratteremo così scarnamente:
«Papa Innocenzo (II) riunì un sinodo a Roma e condannò la fazione di Anacleto.», sicuramente per tacere su un episodio ritenuto non edificante sulla famiglia dei de Ceccano.”
Quell’antipapa ceccanese dimenticato e forse sconosciuto
E cos’ poi entra nella storia: “Riprendo dalla esauriente biografia del cardinale Gregorio de Ceccano di Tommaso di Carpegna Falconieri nell’Enciclopedia dei Papi del 2000: «Vittóre IV, al battesimo Gregorio, nacque in un anno imprecisato della seconda metà dell’XI secolo. Poiché la sua patria fu, molto probabilmente, Ceccano, fu avanzata l’ipotesi che egli appartenesse al lignaggio dei conti di quella terra.
Tale ipotesi, tuttavia, non trova riscontro nella documentazione. A causa della sua origine campana (campanina n.d.r.), si ritenne anche che egli potesse essere un membro della famiglia dei conti di Segni, che però non è ancora attestata in quell’epoca.
Quell’antipapa ceccanese dimenticato e forse sconosciuto
Il biografo di Pasquale II, chiamandolo “Gregorius de Cicano”, lo annovera tra i cardinali creati da quel papa. La notizia è confermata da un atto del 1102, nel quale egli compare, per la prima volta, come cardinale prete del titolo dei SS. Apostoli. Conosciamo molto poco dei suoi primi anni di cardinalato: nel 1107 accompagnò il papa nel suo viaggio in Francia, nel 1111 tenne un sinodo a Veroli.
L’11 aprile di quel medesimo anno, probabilmente prigioniero di Enrico V insieme a Pasquale II, egli figura tra i cardinali che giurarono il rispetto della convenzione stipulata a ponte Mammolo dal papa e dall’imperatore. Il privilegio, emanato da Pasquale II pochi giorni dopo, prevedeva la conferma del Regno e dell’Impero ad Enrico V, e inoltre stabiliva che l’elezione dei vescovi e degli abati avvenisse con l’assenso del sovrano.
Dopo la consacrazione, l’imperatore medesimo avrebbe conferito l’investitura, per mezzo dell’anello e del pastorale. Coloro che fossero stati eletti secondo l’antica formula dell’acclamazione del clero e del popolo, ma senza il consenso dell’imperatore, non dovevano essere consacrati.
E poi segue nel testo integrale inPDF… Vittore IV https://www.unoetre.it/wp-content/uploads/2026/02/Articolo_VITTORE_IV_def1.pdf
Quell’antipapa ceccanese dimenticato e forse sconosciuto
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