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Ricordare fra compagni a casa di Maurizio Cerroni

Maurizio Cerroni

ByMaurizio Cerroni

28 Gennaio 2026
Lavoratrici e lavoratori del Saponificio AnnunziataLavoratrici e lavoratori del Saponificio Annunziata

Una giornata particolare


di Maurizio Cerroni 

Ricordare fra compagni a casa di Maurizio Cerroni

Un pranzo speciale, organizzato nel casale di campagna da Pietro Masi. A tavola anche Vincenzo e Rosa Malizia, Mario Rinna e Roberto Spaziani.

Francesco Notarcola è stato dirigente della Federazione PCI di Frosinone negli anni ’50 e ’60 e segretario provinciale della CGIL negli anni ’70 e ’80. Da sempre attivo politicamente in difesa dei cittadini.

Pasquale Malizia è stato un operaio specializzato del Saponificio Annunziata di Ceccano.

La loro amicizia nasce durante l’occupazione della fabbrica nel 1974, una lotta durata ben 70 giorni.

Quanti ricordi. Vederli insieme è stato come vivere un piccolo amarcord. Entrambi nati nel 1931, due giovani novantenni, forgiati dalla vita e ancora animati da una sorprendente voglia di camminare e di andare avanti.

Pasquale racconta l’elezione del Consiglio di fabbrica: fu difficile convincere i lavoratori a candidarsi, la paura era tanta. Decise di mettersi in gioco e si impegnò a trovare altre persone disponibili. Fu eletto conseguendo un grande consenso.

Francesco ricorda invece una manifestazione, la prima per il riscatto dei lavoratori dello stabilimento Annunziata, in piazza Madonna della Pace.

La nascita del Consiglio di fabbrica segnò un passaggio decisivo anche per la realtà produttiva ceccanese. 

Sarebbe necessario approfondire meglio e aggiornare la riflessione su quella che fu chiamata “la stagione dei consigli di fabbrica” in Italia: uno dei momenti più alti della partecipazione democratica nel mondo del lavoro.

Basti pensare alla conquista dello Statuto dei Lavoratori. A questo proposito, significativo è il libro di Bruno Trentin: “Da sfruttati a produttori”.

Pasquale Malizia e Francesco Notarcola
Pasquale Malizia e Francesco Notarcola

Pasquale ripercorre le difficoltà della sua giovinezza, la decisione di emigrare in Argentina nel 1950, poi il ritorno a Ceccano, il matrimonio del 1956 e la nascita del figlio Antonio nello stesso anno.

Francesco racconta una sua visita in Russia, in occasione del congresso mondiale della gioventù comunista.

Parla poi degli anni da funzionario PCI e responsabile della federazione di Cassino: riunioni, iniziative, lotte per il riscatto delle terre. La sua inseparabile compagna di viaggio era la Lambretta, con cui attraversava colline e strade polverose della Ciociaria per partecipare agli incontri.

Ricorda tanti compagni di Ceccano, attivi nella lotta politica: Vincenzo Bovieri, Angelo Compagnoni, Mimmo Anelli, Mario Maura, Giovanni Percili, Mario Ranieri, i Masi, le sorelle Palermo, Betto, Gigina Papetti, e molti altri.

Pasquale e Francesco appartengono a una generazione che ha conosciuto la carestia, la fame e la guerra. Una generazione che, grazie alla tenacia, ha contribuito a costruire un’Italia moderna e un benessere diffuso.

Riporto una nota della ricercatrice Alessandra Lupi, utile per comprendere il clima del conflitto socio-politico tra i lavoratori del Saponificio e la città di Ceccano in quegli anni:

“Il 25 e 26 maggio 1952 si votava per le elezioni comunali e provinciali.

Qualche giorno prima, la direzione dell’azienda diffuse un manifesto minaccioso che diffidava dal votare per i socialcomunisti, pena lo spostamento degli investimenti verso un’altra squadra di calcio, probabilmente Sora.

La campagna elettorale si svolgeva mentre la squadra ‘Annunziata’ vinceva il proprio girone, imbattuta e al massimo della popolarità…il 21 giugno 1952 il comunista Vincenzo Bovieri, sostenuto dai consiglieri comunisti e socialisti, fu eletto sindaco.

Tra i dieci eletti nel PCI vi era anche Romolo Battista, operaio del Saponificio. Gli avvenimenti dimostrarono che il commendatore Annunziata aveva il dominio all’interno dell’azienda, ma non riuscì a conquistare l’animo dei ceccanesi”.

Poi, il tragico ricordo della tragedia del maggio 1962: durante uno sciopero al Saponificio, venne ucciso Luigi Mastrogiacomo e undici persone rimasero ferite.

Torniamo alla grande vertenza del 1974. Il 7 giugno gli operai occuparono la fabbrica.

Scrive A. Loffredi sul 7 agosto 1974:

“Il ministro Luigi Bertoldi entra nella fabbrica occupata per sostenere i lavoratori del Saponificio Annunziata.”

Il 10 giugno 1974 il Consiglio di fabbrica – Domenico Diana, Antonio Colapietro, Pasquale Malizia, Antonio Di Mario, Sozio Cipriani, Antonio Reffe, Alfredo De Luca – insieme ai sindacalisti Notarcola e De Paolis, incontrò il sindaco di Ceccano Francesco Battista e la giunta comunale (DC, PSI, PSDI).

Il 12 giugno il Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno che sollecitava Governo, Regione e Provincia a intervenire, condannando l’atteggiamento antisindacale dell’Annunziata e invitando la cittadinanza alla solidarietà.

Pensando alla politica di oggi, così distante dal mondo del lavoro, tutto questo sembra incredibile.

Il ministro del Lavoro Bertoldi, socialista, mostrò in quel periodo storico una sensibilità sincera verso la classe lavoratrice. Francesco ricorda che il suo intervento fu decisivo per chiudere la vertenza a favore dei lavoratori.

Ci fu anche una sottoscrizione personale del ministro a favore del Consiglio di fabbrica, sostenuta dal socialista Angelo Ruggiero della federazione di Frosinone.

La solidarietà fu grandiosa: un concerto con Minnie Minoprio, una raccolta fondi straordinaria, la serrata dei negozi il 4 luglio, con Ceccano intera in piazza.

Tenere occupata una fabbrica con centinaia di lavoratori per quasi tre mesi non è cosa da poco. Bisognava mantenere il morale alto, garantire vigilanza, sicurezza e protezione degli impianti. E affrontare la vita senza stipendio per 70 giorni, con tutte le difficoltà del caso per le famiglie.

La lotta si concluse con una grande vittoria:

“Il 29 agosto, al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dopo una giornata estenuante di trattative, alle 22 si raggiunge l’accordo.”

La tenacia e la forza della ragione dimostrarono che, attraverso la lotta, i diritti si possono conquistare. La vertenza dei 70 giorni fu una vittoria degli operai dell’Annunziata, del Consiglio di fabbrica, del sindacato e della città di Ceccano.

La storia della fabbrica si intreccia con quella umana della città.

Francesco mi dice che storie come quella di Pasquale devono essere raccontate e tramandate, perché esempio per l’intera comunità.

Nel racconto, Pasquale ritorna all’orgoglio del suo lavoro, del suo reparto, del suo ruolo nel Consiglio di fabbrica: 480 voti.

Scioperavano per migliorare le condizioni di lavoro e rendere la fabbrica più moderna. Ricorda anche le tante donne lavoratrici ceccanesi del Saponificio: capaci, combattive, protagoniste nelle battaglie per uguaglianza e diritti.

Poi, i racconti scorrono verso l’altro grande amore di Pasquale: la terra. Le coltivazioni, la cura, la maestria e la saggezza necessarie per tenere vivo il rapporto tra uomo e natura.

Pasquale è stato sentinella in fabbrica e sentinella nella sua campagna.

Con Francesco torniamo a parlare delle lotte e della formazione dei quadri dirigenti sindacali. Quando le battaglie operaie si intrecciano con la vita dei territori, i lavoratori diventano protagonisti nelle sezioni di partito e nelle istituzioni, diventando amministratori pubblici.

Tutto grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.

Ci siamo salutati con la promessa di un nuovo incontro, e con un lascito che faccio mio: “Non ignorare il tuo passato se hai a cuore il tuo futuro.”


Maurizio Cerroni

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