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Quando la politica vuole controllare con durezza

Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

7 Febbraio 2026
Ministero Istruzione e Merito. MIUR Ministero Istruzione e Merito. MIURMinistero Istruzione e Merito. MIUR

Slogan e non idee! 


di Ermisio Mazzocchi

Quando la politica vuole controllare con durezza

QUANDO LA POLITICA VUOLE CONTROLLARE CON DUREZZA – Sin dai primi giorni del suo insediamento, il ministro Giuseppe Valditara, legato da sempre alla Destra più conservatrice, ha fatto notizia più per le sue lettere inviate agli studenti e i suoi assurdi e insensati provvedimenti punitivi nei confronti di insegnanti e di alcuni Istituti, che per i suoi progetti educativi.

Egli traccia un programma, tuttavia, che risulta essere però incoerente, fumoso e irrealizzabile.

Esprime una visione conservatrice e autoritaria della scuola, una scuola che vuole essere discriminatoria e selettiva, nella quale debba prevalere il concetto di “umiliazione” e non di gratificazione, di punizione e non di prevenzione, e nella quale il maggiore rigore e controllo mirano ad annullare quei cambiamenti pedagogici che hanno come fine quello di sollecitare le giovani menti, educarle, includere e a ridurre quelle differenze sociali che emarginano i più deboli escludendoli dal contesto culturale.

Alla scuola pubblica verrebbe tolto il suo ruolo che non è soltanto quello di istruire, ma formare le menti, sviluppare il pensiero critico, educare le nuove generazioni al confronto, al dialogo e di prepararle alla vita sociale.

Essa non può essere assoggettata al potere, non deve essere subordinata a logiche politiche lontane dai diritti sanciti dalla Costituzione che si basano sul principio dell’uguaglianza e della libertà. 

Per Valditara, invece, la scuola deve avere un compito quasi esclusivo, quello di educare al concetto di nazione e suscitare l’orgoglio etnico.

Egli vuole dare alle discipline un’impronta e un taglio che privilegino la nostra cultura, la nostra storia, senza offrire a queste una visione universalistica.

Una concezione chiusa che esclude il rapporto con le altre culture ritenute inferiori e quel processo di interscambio e di simbiosi che ha permesso lo sviluppo del progresso e la nascita delle grandi civiltà.

L’intento di questa operazione politica, che prevede un rigido controllo da parte del potere, mira a trasformare la scuola in un organismo di propaganda utile per costruire consensi e a imporre un’egemonia culturale conforme ai propri dettami. Un’idea fissa quest’ultima che da sempre ha ossessionato la Destra intenzionata a togliere alla Sinistra il suo primato culturale.

E tanto più questa operazione è pericolosa in quanto essa è subdola, opera su una realtà umana in fase di crescita e maturazione culturale in cui si ha bisogno di un punto di riferimento e di modelli sui quali costruire la propria identità.

Valditara opera là dove i risultati possono essere assicurati per la permeabilità e la fragilità delle menti, nella scuola, nell’istruzione scolastica, con l’obiettivo di erodere gradualmente la democrazia.

Il ministro sa che una scuola libera e democratica può essere di ostacolo agli obiettivi della Destra e pertanto tenta di asservirla a un progetto politico che rientra nei suoi programmi.

“La scuola è nostra”, parola d’ordine di “Azione studentesca”, un movimento di estrema destra legata a FdI, scritta a grandi lettere su striscioni e manifesti affissi sui muri di molte scuole.

Parola d’ordine anche della Destra al governo.

È evidente la sua volontà di impadronirsi della Scuola, di appropriarsi di una patriottica identità contro un nemico che ne annullerebbe i valori, in modo da riprodurre con forme nuove la vecchia retorica nazionalista.

La politica di Valditara, la più dannosa e temibile di tutto il governo, è l’espressione più significativa e compiuta di questo pensiero.

Si innesta sulla presunta necessità di emanare leggi speciali, una “protezione”, termine già utilizzato per definire quei provvedimenti emanati dal Terzo Reich nel 1935 e in Italia nel 1938 a tutela della razza.

Il sovranismo, che fomenta l’ambizione nazionalistica, significa anche volere preservare la comunità etnica e l’integrità nazionale dalle minacce di quella cultura di sinistra che per la Destra avrebbe minato le basi su cui si regge la nazione unica e incontaminata.

A che servirebbero le disposizioni del ministro dell’istruzione e i controlli esercitati sulla scuola e sulla didattica se non a dare un’impronta e una direzione identitaria alla cultura e a che il censimento degli studenti palestinesi da lui voluto se non a separare e distinguere la comunità?

Il suo manifesto e le sue “ispezioni” alimentano paure e servono a innestare una politica di controllo sulla Istituzione e sulla stessa funzione della cultura con l’intento di costituire uno Stato totalitario nel quale la società, e con essa la scuola, sono private della loro libertà e sottomesse al potere di uno Stato nazionalista.

Siamo in presenza di una Destra assai pericolosa che deve essere combattuta con fermezza.

È necessario e impellente fermare il suo tentativo di infiltrazione nella diga della Costituzione repubblicana, neutralizzare il suo intento di sgretolare e rompere, con atti mirati e specifici, il baluardo della democrazia e di imporre un regime autoritario e totalitario.

Un obiettivo che può e deve essere raggiunto con un’incalzante battaglia parlamentare e con il coinvolgimento di tutto il popolo e, soprattutto, del mondo della scuola.

Perché è in primo luogo questa che va salvaguardata. Il suo ruolo è determinante per la crescita morale, sociale e politica delle nuove generazioni a cui va delegata la salvaguardia della nostra democrazia.

7 febbraio 2026


Giuseppe Valditara

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi - Vetralla (VT) 7 agosto 1946 - Residente a Cassino. Laureato in Filosofia alla “Sapienza” di Roma. Dirigente nella Federazione di Frosinone del PCI dal 1972 al 1985. Poi Presidente provinciale della Confederazione Italiana Coltivatori - oggi CIA - della provincia di Frosinone Ha collaborato con diversi incarichi con l’Arsial. Cultore, presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, della materia per l'insegnamento di Storia delle dottrine politiche. E' autore dei seguenti libri: “Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale 1921-1963”, Carocci 2003, Premio letterario "Val di Comino" 2005; “Partiti e società nel Lazio meridionale 1964-1994”, Carocci 2011; Frosinone - una provincia al voto 1946-2013”, Aracne 2013; La Camera del lavoro del Lazio meridionale dal dopoguerra al terzo millennio, (coautore, Atlantide 2018), Premio "FiuggiStoria - Lazio Meridionale" - Fondazione Levi Pelloni; I miei 10 anni nel PD (una raccolta di suoi articoli pubblicati da diversi giornali tra il 2008 e il 2018) Edicoop 2019; Una vita per cambiare (romanzo), Atlantide 2021. Una vita per cambiare, Atlantide 2021 (romanzo), Premio Letterario Internazionale "Città di Sarzana";, Un monaco e un laico a confronto, (coautore), Atlantide 2024. Marzo 2025

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